Maria Pia De Vito & Burnogualà Large Vocal Ensemble – Moresche e Altre Invenzioni (Parco della Musica Records, 2018)

Intorno alla personalità di Maria Pia De Vito, tecnica, stile e creatività enormi, è nato e cresciuto l’ampio ensemble vocale Burnogualà, in cui convergono dodici voci femminili e dieci maschili (Valentina Rossi, Vittoria D’Angelo, Ilaria Gampietri, Oona Rea, Mary De Leo, Francesca Fusco, Marta Colombo, Lucia Mossa, Laura Sciocchetti, Elisabetta D’Aiuto, Margherita Rampelli, Elena Paparusso, Danilo Cucurullo, Daniele Giannetti, Tommaso Gatto, Stefano Minder, Paolo Caiti, Flavio Spampinato, Gianfranco Aghedu, Marco Lizzani, Sebastiano Forti e Fabio Grasso), e le cui origini sono rintracciabili all’interno dell’attività didattica di musica d’insieme svolta da Maria Pia a Santa Cecilia. Ai cantanti si unisce il composito organico strumentale comprendente Lorenzo Apicella (pianoforte), Dario Piccioni (contrabbasso) e Arnaldo Vacca (percussioni). De Vito è un’artista che non si accontenta, sempre lanciata in nuove avvincenti sfide, impegnata in tanti progetti diversi l’uno dall’altro, accomunati dalla volontà di ricercare e scoprire, di procedere emozionalmente verso nuovi traguardi. Con Burnogialà la straordinaria e pluripremiata vocalist partenopea dirige il gruppo in un inedito percorso nello splendore delle moresche rinascimentali del compositore fiammingo cinquecentesco conosciuto come Orlando di Lasso, concepite nel suo periodo napoletano, cui si aggiunge materiale affine del franco-fiammingo Adrian Willaert (“Vecchie letrose”, che parte con il celebre “Coro della Lavandaie” di desimoniana memoria) e di Velardinello (“Voccuccia de no pierzeco”). Si tratta di pagine di world music ante-litteram, con le commistioni burlesche tra napoletano e idiomi subsahariani, come testimoniano gli studi di Gianfranco Salvatore sulla presenza africana nel Sud italiano, e in particolare a Napoli, nel ‘500. Il programma fa della continua sorpresa l’arma vincente, visto che accanto alla coralità dei brani e ai giochi contrappuntistici (“Catalina”, “Canta, Giorgia Canta”, “Tutto lo di”) e responsoriali (“Dirindirindina”), si aprono spazi improvvisativi, spuntano invenzioni elaborate intorno a un motivo di un brano (da notare il continuum tra “Ahi, Lucia” e “Tambililì” o “Lucia Celu”), giustapposizioni linguistiche e melodiche, progressioni ritmiche, si innestano differenti panorami sonori e citazioni. Valore aggiunto lo forniscono il tocco prezioso di altri magnifici sodali: Rita Marcotulli (pianoforte in “Lafia calia”), Ousmane Coulibaly (kora e balafon in “Apra finestra”, “Tambililì” e “Dindirindina”), Ralph Tower (chitarra in “Giorgia namolada”), Massimo Carrano (percussioni in “Vecchie letrose”), Alessandro D’Alessandro (organetto diatonico in “Chicchilichì”, “O Lucia, Miau Miau” e “Vecchie Letrose”) e la zampogna molisana di Spedino Moffa (“Chicchilichì” e “Vecchie Letrose”). Davvero un bell’ascolto, dall’inizio alla fine. 


Ciro De Rosa
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