The Gloaming – Live at NCH (Real World Records, 2018)

A solo quattro anni dalla pubblicazione del primo lavoro il gruppo irlandese The Gloaming torna sulla scena con un album dal vivo. È opportuno ribadire come The Gloaming siano da considerarsi un ensemble più che una band in senso stretto, e costituiscano ormai una svolta nella scena della musica irlandese. L’originalità del gruppo, infatti, non risiede unicamente nel repertorio interpretato, in parte proveniente dalla tradizione, in parte composto dai singoli musicisti, ma è soprattutto nel modo di suonare e proporre la musica stessa. La singolarità della proposta dei The Gloaming risiede nel sapere fondere terreni musicali eterogenei anche distanti tra loro, come le colorazioni di jazz e di passaggi che sembrano richiamare un approccio più da genere classico che tradizionale, in un terreno musicale comune. L’estrema accuratezza riposta negli arrangiamenti e nei singoli passaggi conferisce quasi un segno che finisce per contraddistinguere The Gloaming, con il loro approccio lirico ed essenziale al contempo, dagli altri gruppi: ascoltandoli si avverte l’attenzione riposta non solo nella nitidezza del suono d’insieme, ma soprattutto nell’esecuzioni delle singole note atteggiamento che riprende attualizzandolo il concetto di ‘long note’ spesso trascurato anche se intimamente appartenente alla tradizione irlandese. Ascoltando il “Live” è percepibile quanto forse nelle registrazioni in studio si poteva attribuire ad un ritrovato prodotto da sovra-incisioni e filtri. Nell’ottimo livello delle registrazioni dal vivo è possibile ascoltare passaggi di violino o di piano a dir poco inusuali nel contesto trad. Poi l’uso la voce di Iarla Ò Lionáird conferisce alla band un livello di unicità che rimarrà nella storia. In un brano come “The Pilgrim’s song” la liricità del cantato si contrappone alla ritmica creata da Dennis Cahill alla chitarra e all’incalzare del violino di Martin Hayes. L’inusuale violino/viola Hardanger d’Amore, dotato di corde di risonanza, suonato da Caoimhín Ó Raghallaigh sembra accentuare il riverbero della ritmica o di certi passaggi quasi ipnotici come nel brano “Fainleog”. Grazie anche all’uso jazzistico minimalista del piano di Thomas Bartlet, l’atmosfera che la musica dei The Gloaming richiama non è quella dei pub affollati e delle session, è un’altra Irlanda, quella meno stereotipata e più autentica fatta di cieli tersi, asfalto bagnato, case abbandonate e muri grigi. Si avverte nei sei brani proposti dell’album una certa nota melanconica e di pesantezza del vivere presente nelle liriche di Seamus Heaney, nel teatro di Samuel Beckett ma anche negli sguardi degli isolani stessi. Non stupisce che i The Gloaming sono stati da subito acclamati in patria con un riguardo particolare, il loro sound è una musica che sembra parlare alle genti d’Irlanda in modo quasi preferenziale. Risulta più difficile al pubblico più esteso entrare in sintonia con la proposta musicale della band, perché l’ascolto richiede uno stato d’animo particolare e anche nella proposta live contenuta nel nuovo album, la caratteristica nota introspettiva dei brani non viene meno. Mentre consiglio vivamente questa incisione dal vivo a chi non conosca già la band, continuo a mantenere delle perplessità e riserbo sull’opportunità d’incidere un album dal vivo quando si ha all’attivo solo due lavori discografici. 


Luca Gilberti
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