Italian Sounds Good: Riccardo Maffoni, Manu, Rita Zingariello, Furia, Inschemical, Refilla

Riccardo Maffoni – Faccia (Le Parc Music, 2018)
Cantautore dal lungo ed articolato percorso artistico e con alle spalle numerosi riconoscimenti e premi, Riccardo Maffoni ha recentemente dato alle stampe il suo terzo album “Faccia” nel quale ha raccolto quattordici brani autografi che, nel loro insieme, compongono una sorta di diario di viaggio nel quale si intrecciano storie, ricordi e riflessioni. A riguardo il musicista di Orzinuovi racconta: “Quando sono entrato in studio per lavorare a questo nuovo album avevo solamente la convinzione di registrare canzoni che parlassero di tutto quello che c’era stato nella mia vita dal mio ultimo album di inediti uscito nel 2008 a oggi. Volevo raccontarmi, senza sconti, senza risparmiarmi”. Prodotto ed arrangiato con Michele Coratella e registrato presso il Mikostudio di Brescia tra marzo ed agosto 2017, il disco svela tutta l’urgenza comunicativa racchiusa nei vari brani nei quali emergono stato d’animo differenti, dalla rabbia alla frustrazione, alla solitudine, all’abbandono, alla voglia di reagire, alla voglia di ripartire, alla voglia di esserci e non smettere. Ad aprire il disco è il crescendo della provocatoria “Provate Voi” a cui segue la title-track, una ballata rock, dal ritmo lento nella quale si susseguono immagini legate alla vita di ogni giorno. Il rock di “Cambiare” e la riflessiva “L’uomo sulla montagna” ci introducono prima alla poetica “Sotto la luna” e poi al roots rock di “Quello che sei”. Alternando brani elettrici e spaccati acustici si susseguono “Le ragazze sono andate”, la ballata “Mi manchi di più” e il rock di “Sette grandi”. L’atmosfera del disco si fa più riflessiva con “La mia prima contastazione”, “Il mondo va avanti” e “Sanza di te” nelle quali si canta di storie di abbandono, solitudine e mancanza e trova il suo epilogo nello strumentale folkie “Scala D” e nella conclusiva “Tommy è felice” che chiude un viaggio tra sonorità blue collar e rock italiano.


Manu – Distanza 0 (Manu Production, 2017)
Segnalatosi al grande pubblico di internet con il suo primo Ep, pubblicato su YouTube, nel quale spiccava il brano “Doubleface”, Emanuele Gallo in arte “Manu” è un giovane cantautore che ha imboccato con convinzione la via delle produzioni indipendenti dando a battesimo la sua etichetta “Manu Production” con la quale ha dato alle stampe il suo primo disco “Distanza 0”, prodotto da Fabio Moretti nel suo studio di registrazione a Milano. Anticipato dai videoclip della title-track che in due mesi ha superato il milione di visualizzazioni su Youtube e del singolo “Flashback”, il disco si compone di quindici brani, caratterizzati da sonorità fresche e brillanti che mescolano pop, rock e R&B e che ripercorrono la sua vita dall’adolescenza ad oggi, svelandone ogni sfaccettatura. Così come nel percorso esistenziale si cresce, si matura, arrivando a toccare traguardi sempre più importanti ed impegnativi, anche nell’album troviamo brani leggeri e solari come “Un Piccolo Bacio” o “Sarai La Sola” ed dal taglio più riflessivo come “L’Ultima Lacrima Nera” e “Un Addio”. Insomma “Distanza 0” è un disco piacevolmente radiofonico che non mancherà di appassionare gli ascoltatori più giovani.


Rita Zingariello – Il canto dell’ape (Volume!, 2018)
A quattro anni di distanza da “Percorsi Possibili”, la cantautrice pugliese Rita Zingariello torna con un “Il canto dell’ape” terzo album in carriera, realizzato grade ad una campagna di crowdfunding e nel quale ha messo in fila dodici brani originali che hanno preso vita da un momento di necessaria esigenza di raccontare l’’epidermico piacere di fuggire l’ombra. Tutto questo si riflette negli arrangiamenti, curati da Vincenzo Cristallo, nei quali strumenti acustici ed elettronica si mescolano dando vita a nuance sonore che vanno dal pop all’indie, dal bluegrass al dub fino a toccare le sonorità vintage. “Il disco è stato pensato a casa mia, dove spesso scrivo in solitudine per riordinare pensieri”, scrive la Zingariello nella presentazione, “E’ un’azione che, oltre a farmi stare bene, è diventata la mia migliore ed unica psicoterapia. Con questo disco ho svelato a me stessa dove sono arrivata e come ci sono arrivata.  Le canzoni sono nate con più penne, una chitarra e un pianoforte. Ho riempito fogli di parole e scarabocchi.  Ai fogli che non sono finiti accartocciati è toccato di venire catalogati in uno schedario verde mela ad anelli, da cui ho poi scelto le undici tracce di questo album”. Durante l’ascolto a spiccare sono brani come l’iniziale “Amsterdam” con gli archi che evocano la malinconia delle liriche, la leggera “Il canto dell’ape” e il rock elettro-acustico di “Ballo ferma”, così come piacciono la ballad dal tratto bluegrass “Spalanca”, il bozzetto “Preferisco l’inverno” e la gustosa “Il gioco della neve”. Nella seconda parte a spiccare sono sonorità differenti come il pop di “Sicure simmetrie”e gli incroci con l’hip hop di “Ribes nero” ma il vero vertice del disco arriva con la poesia de “Il bacio con la terra” e “Risalire”, registrata quasi per caso durante le sessions e nella quale la cantautrice a racchiuso le sue riflessioni dopo la fine di una storia d’amore. 


Furia – Cantastorie (Luigi Albertelli, 2018)
Formatasi in ambito jazz per poi spaziare verso altri territori musicali dal pop al rock, Tania Furia in arte Furia è una giovane cantautrice milanese sbocciata artisticamente sotto la guida del produttore e manager Luigi Albertelli. Le sue canzoni, ispirate alla cronaca e a storie realmente accadute, affondano le loro radici nella tradizione dei cantastorie e proprio come questi ultimi si servivano di cartelloni per illustrare ciò che cantavano, allo stesso modo lei si serve di istallazioni video per accompagnare i suoi concerti, durante i quali si esibisce indossando una divisa che rimanda al personaggio di Corto Maltese. Il suo album di debutto “Cantastorie” raccoglie tredici brani che, tra storie, riflessioni e ritratti, compongono un ideale raccolta di racconti in musica. Si spazia, così, dall’iniziale “Freelance”, canto sull’amore libero intessuto nelle trame dell’elettronica, alle dediche a Fausto Coppi (“Campionissimo”) e Marco Pannella (“Pa Paya Ya-ya (Ciao Marco)”), da riflessioni sull’essere donna (“Addio Barbie”, “Robot”, “Prendi Tutto” e “Troppo facile”) a storie drammatiche come quelle di Sara Dipietrantonio (“Manchi”) o di “Giulietta” per giungere alla bella rilettura di “Non Arrossire” di Giorgio Gaber che chiude una godibile opera prima. 


Inschemical – Inschemical (B Music Records, 2018)
“Il Progetto Inschemical nasce nel 2012 con l’intento di creare melodie in chiave rock a supporto di tematiche sociali di vario genere, dalle esperienze personali a quanto di spiacevole ogni giorno vediamo. Non ci definiamo compositori, e forse non lo faremo mai. Ci piace l’idea di sentirci semplici “ideatori di melodie” da associare a sonorità in continua ricerca”, così gli Inschemical, trio alt-rock calabrese composto da Enea Bruno (chitarra e voce), Vincenzo Mastrelia (basso), Giovanni Benvenuto (batteria), presentano il suo primo album omonimo, composto da otto brani che rappresentano le tappe di un cammino all’interno di un labirinto nel quale si susseguono piccole e grandi storie che attingono a temi di attualità come mafia, pedofilia, rivalsa emotiva solo alcuni dei temi affrontati. Spaziando dalle atmosfere distorte della prima parte del disco con le riflessioni sul tempo di “Affine al mio tempo”, quelle sulla guerra di “Spirale” e i problemi dei padri singoli cantati in “Un nuovo inizio”, le sonorità si fanno via via più melodiche con “Allegioria di un giorno”, Buio” per giungere alla denuncia di una vittima di pedofilia in “La favola sbagliata” e la dedica a Peppino Impastato di “Controinformazione”. La riflessiva “La ricerca” chiude un disco di puro rock made in Italy, una buona base per costruire il prosieguo del loro percorso artistico.


Refilla – Due (Neve, 2018)
Band padovana composta da Alessandro Zanin, Matteo Padovan, Massimiliano Foss e Stefano Negroni, i Refilla muovono i loro primi passi nella scena punk per poi muoversi attraverso i territori dell’alt-rock dando alle stampe il primo album “Volevo fare il Dj”. Dopo uno scioglimento del gruppo durato un giorno, il quartetto riparte con il nuovo nome di Refilla, ispirato all’atto di riempire il bicchiere in un fast food, come metafora sarcastica all'approccio “usa e getta” del marketing musicale 4.0. Non ci sorprende, infatti, la scelta di pubblicare il loro secondo album “Due” in digitale nella forma di chiavetta usb a forma di pillola con tanto di blister, bugiardino informativo e confezione in plastica. Prodotto da Alessandro Zanin e Stefano Negroni il disco mette in fila undici brani che si dipanano attraverso i paradossi a volte tristi a volte velati di ironia della nostra esistenza, sulle maschere che siamo obbligati ad indossare, il tutto permeato da un suono che si pone a metà strada tra elettronica ed analogico con il sintetizzatore a fare da sfondo a chitarre slide, batteria e piano Rhodes. L’ascolto ci conduce, così, attraverso citazioni cinematografiche, spaccati pop e divagazioni nel rap fino a giungere ai due vertici del disco con le conclusive “Partire a settembre” e “Failure Blvd” che suggellano un lavoro interessante e mai banale.



Salvatore Esposito
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