Fabio Bonvicini e Gianluca Magnani, Ill. Giuliano Della Casa, Albero bell’albero e altre storie, Corsiero Editore 2017, pp.30 Euro 18,00 Libro con Cd

Nella cultura di tradizione orale, canti e filastrocche hanno rappresentato una modalità educativa e di socializzazione fondamentale nella formazione dei bambini sia dal punto di vista musicale sia da quello prettamente didattico. Laddove le ninne nanne erano cantante per far addormentare i piccoli e spesso diventavano l’unico strumento per la donna, insieme ai canti di lavoro, per esternare problemi e preoccupazioni, le filastrocche avevano la funzione di insegnare ai bambini, i nomi degli animali, i numeri, i giorni della settimana e nel contempo, ed il loro ritmo, aiutava nel contempo lo sviluppo delle capacità motorie e di coordinamento. Tutto questo si è andato via via smarrendo di pari passo con la progressiva diffusione di musiche che hanno perso del tutto la loro funzione centrale nella crescita dei bambini i quali, sempre più spesso, si trovano ad ascoltare le stesse cose dei genitori per di più da dispositivi digitali o dai cd. L’errore in cui spesso si cade è quello di ritenere che brani con arrangiamenti complessi e ritmati possano attrarre maggiormente i bimbi o che questi possano avere gli stessi gusti musicali dei genitori, al contrario i brani tradizionali con le loro strutture semplici e dirette conservano intatta la loro funzione educativa. La riscoperta dello straordinario corpus di canti della tradizione popolare italiana legati all’infanzia si pone, dunque, come un importante atto di resistenza culturale e, così, la pubblicazione di “Albero bell’albero e altre storie” pregevole libro con cd, pubblicato da Corsiero Editore e realizzato da Fabio Bonvicini e Gianluca Magnani, non può che essere salutata con grande piacere. Partendo dalla loro esperienza di insegnanti di musica nelle scuole materne e primarie, i due musicisti hanno inteso cristallizzare il lavoro svolto insieme ai bambini, raccogliendo in un disco nove tra canti e filastrocche della tradizione emiliana, registrati con un ampio coté di strumenti acustici. Ogni brano è, così, l’occasione per presentare un suono, una voce, una storia con ocarine, chitarre, flauti, basso, organetto diatonico, fisarmonica, percussioni di ogni tipo, strumentini infantili, ciaramella, piva, buzuki, oud, mandolino, voci, fischi e kazoo che si alternano nel riempire di colori le melodie. A fare il resto è stato l’incontro, durante la lavorazione, con Giuliano Della Casa che con i suoi splendidi acquerelli ha reso in forma visiva quello che Bonvicini e Magnani magistralmente ci regalano con la musica. Ha preso vita, così, questo agile volumetto che raccoglie i testi dei nove brani intercalandoli con le evocative illustrazioni di Della Casa, da leggere e sfogliare mentre si ascoltano brani noti come “Ambarabàcicìcocò”, “Il merlo ha perso il becco”, “Il grillo e la formica” e si scoprono piccole perle come "Tre oche andavano a bere", "Lune la fune" e "Io son contadinella". Ogni traccia diventa, così, per i bambini un invito a cantare insieme e a identificare strumenti diversi, ma anche un occasione di arricchimento con la riscoperta di un patrimonio musicale che appartiene alla nostra identità culturale. Durante l’ascolto, non mancano alcune belle sorprese come le versioni di “Nella città di Mantova” e “Sotto al ponte di baracca” ma il vero vertice del disco arriva con le conclusive "Albero bell'albero" e "Avevo un cavallino brizzolato" che suggellano un lavoro di grande spessore da regalare e far ascoltare ai piccoli. Insomma, questo libro e questo disco, come scrivono gli autori nelle note di copertina sono un invito “a non desistere dal tracciare nuovi disegni nel mare burrascoso ed amico del suono e del canto; sono un affresco dedicato a chi - ancora vergine e fresco – si avvicina per la prima volta alla musica e al mondo del canto popolare”. Per coloro che avranno la possibilità suggeriamo di non perdere i concerti di Bonvicini e Magnani nei quali canti, suoni, giochi con gli strumenti e chiacchiere con i bambini danno vita ad un coinvolgimento immediato e spontaneo incentrato su canzoni ormai secolari che mantengono intatta la loro forza espressiva esattamente come le fiabe popolari.



Salvatore Esposito
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