Alberto La Neve e Fabiana Dota – Lidenbrock. Concert for sax and voice (Manitu Records, 2017)

La passione di Alberto La Neve per il vecchio Otto Lidenbrock va molto più in là del fascino che la storia del suo viaggio ha suscitato nel mondo moderno. Jules Verne è uno dei precursori del romanzo scientifico e fantascientifico e il personaggio del suo romanzo più famoso (il professor Lidenbrock in “Viaggio al centro della terra”) appare a molti come una sorta di icona carica di tensione, oltre che stretta nelle sue visioni fantastiche e fuori dal normale. D’altronde è una figura complessa, da cui emerge una strana affezione nei confronti dell’ignoto, insieme a una spiccata tendenza all’isolamento e all’irascibilità. Una figura a cui si aggrappano alla perfezione le infrastrutture fantasiose di un viaggio avventuroso, così come le strutture multiformi di una suite musicale per sassofono e voce. La Neve, in questo profondo omaggio che intitola proprio “Lidenbrock”, infila una serie di elementi che ha analizzato con attenzione, individuando nell’epica del viaggio il fulcro della sua scrittura. Ovviamente ciò che si ascolta nei quattro tempi di questa composizione non ha nulla a che fare con la rappresentazione mistica di un viaggio reale: per intenderci, quella mistica secondo cui non è importante la meta ecc. Qui tutto si concentra sui cardini di un’esperienza quasi allucinatoria, che il sassofono, l’elettronica (sempre ipnotica) e la voce di Fabiana Dota rendono nella forma più astratta e deformata possibile. In modo tale da ricongiungere la musica a un’astrazione pura e semplice, pur in una concretezza non solo tangibile ma anche visibile. L’equilibrio della scrittura di La Neve, così come del processo esecutivo, sta tutto nel mantenimento di quella tensione e di quell’inquietudine che inquadrano l’austero Lidenbrock e, allo stesso tempo, lo connettono a due poli estremamente distanti: la densità del suo mondo post-romantico, la fissità destrutturante dell’accademia amburghese, e la favola (che si trasmuta in fantascienza estrema) di un altro mondo. A pensarci bene è una storia vecchia. Se non fosse che qui l’altro mondo si trova sotto i nostri piedi (qualcuno potrebbe ripeterci che è dentro di noi) e, sebbene vi si acceda attraverso un vulcano in Islanda, rimane quasi del tutto inconcepibile. Perché la sua esistenza non prevede uno spostamento vero e proprio, e neanche una scoperta intesa in termini tradizionali. Tanto è vero che l’erudito moderno non ci arriva da solo (non arriverebbe neanche a scoprirne l’esistenza), ma ha bisogno di una figura di supporto, che si proietta agli antipodi di ciò che rappresenta Lidenbrock, giovane, libera, sufficientemente temeraria e “normale”. Ecco, queste interessanti polarità rimbalzano nell’album e definiscono una rappresentazione sonora piena di sorprese, con momenti pieni di lirismo anche melodico, che in “Retour”, l’ultimo atto, raggiungono degli apici piacevolissimi. Il ritorno, d’altronde, è il riconoscimento di ciò che si è fatto. E, se si è bravi come La Neve e Dota, si riesce anche a sviluppare in pieno e far esplodere tutte le idee su cui si è indugiato durante il percorso (gli atti precedenti ricalcano i cardini dell’esperienza straniante del viaggio di Lidenbrock: “Départ”, cioè la partenza, ma ancora di più il cedimento dell’imbracatura del reale;“Island”, ovvero l’alterità; “Sneffels”, l’imbocco per l’altro mondo, una specie di selva oscura, che qui ha la forma del vulcano e rimanda dritto all fascino dell’antitetico, del contrario). Con l’ultimo atto si prova a redimere ogni suono, sganciandolo, anche se solo temporaneamente, dall’atmosfera tesa e rarefatta dell’andata. In alcuni passi, verso la fine, si cerca di riportare tutto in ordine (una voce appena distante ce lo dice esplicitamente, accennando parole come “casa”, “le mie cose”), ma l’eco della musica che ci ha attraversato è talmente forte che abbiamo compreso a pieno la densità di questo lungo fluire di suoni e voci: del fluire, in un certo senso, in una percezione, in una interiorità con argini più bassi. 


Daniele Cestellini
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