Renanera – ‘O Rangio (iCompany, 2017)

Nati nel 2012 e con alle spalle già tre album di cui due in studio e un live, i Renanera sono un ensemble lucano, nato dall’incontro tra Unaderosa (voce solista, wavedrum, darbouka, cori), Antonio Deodati (tastiere, vocoder, programmazione ritmica, Tammorra, cori), Alberto Oriolo (violino, Tammorra, cori), Pierpaolo Grezzi (darbouka, cajon, pandeiro, bordan, tammorre) e Giuseppe Viggiano (chitarre), i quali hanno unito le forze per esplorare le possibili intersezioni tra world music, elettronica e pop. Significativo, in questo senso, è proprio il logo del gruppo nel quale la spirale, simbolo legato alla tradizione popolare, è trasformato in forma quadrata a rimandare idealmente ai microchip dei computer e dei sintetizzatori. A distanza di due anni dalla pubblicazione dell’album omonimo, li ritroviamo con un nuovo lavoro in studio, “’O Rangio” che festeggia i cinque anni di attività artistica, proponendo dodici brani, in larga parte originali. Rispetto ai precedenti, questo nuovo disco sposta più avanti il confine delle loro esplorazioni sonore, evidenziando nel contempo la piena maturazione nell’approccio tanto agli arrangiamenti quanto nel songwriting. Durante l’ascolto, infatti, si ha modo di scoprire brani ora trascinanti dal punto di vista ritmico, ora più riflessivi ed intensi dal punto di vista lirico, il tutto con l’aggiunta di alcune interessanti intuizioni melodiche. Ad aprire il disco è la travolgente “’O rangio, ‘o rangio” nella quale la voce di Unaderosa trascina il gruppo in una scorribanda ritmica tutta giocata sull’intreccio tra percussioni e beat elettronici. Si prosegue con gli attraversamenti sonori tra world music e rap del primo singolo “Scucciat’ e me scuccià” in cui spicca la partecipazione del percussionista napoletano Cicco Merolla. L’intensa e riflessiva “Mal di Lucania” ci introduce alla sinuosa melodia de “L’ammore ch’r’è” in cui spicca il testo firmato da Unaderosa e dalla stessa interpretato con grande trasporto, e alla serrata “Je sto buono” che rinnova la collaborazione con Vittorio De Scalzi (con il quale i Renanera stanno lavorando ad un nuovo progetto che mescolerà brani in genovese e lucano). Il vertice del disco arriva con la bella rilettura di “Rena nera”, brano tra i più noti della produzione di Marcello Coleman, e dal quale il gruppo ha tratto ispirazione per il proprio nome. Per l’occasione, l’ex vocalist degli Almamegretta duetta con Unaderosa, mentre l’arrangiamento in crescendo confezionato da Deodati, esalta le suggestioni del brano, evocate anche nel videoclip girato ai piedi del Vesuvio, nella suggestiva cornice del Granatello di Portici. Se “Je mo’ m’accir”, con le voci di Karola e Nicolò, affronta il tema del bullismo tra i giovani, la successiva “Nu fatt’ pe’ n’at’” ci regala una sorprendente incursione nei territori R&B aprendo la strada all’infuocata “S’adda parlà”. La dedica ai bambini affetti da malattie incurabili di “Nun te scurdà e me sunnà” e la rilettura de “La Voce del Grano”, dal songbook della Nuova Compagnia di Canto Popolare, ci conducono verso il finale con il grammelot de “La bellezza dell’anima” in cui giganteggia il violino di Alberto Oriolo che suggella un disco senza dubbio interessante e da ascoltare con attenzione. 


Salvatore Esposito
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