Park Jiha - Communion (Tak:Til/Glitterbeat, 2018)

Il disco della polistrumentista coreana è la ristampa, a cura della benemerita Glitterbeat, di un lavoro uscito due anni prima per il mercato locale. Già leader del progetto [suːm], Park si presenta con un lavoro che sta fra minimalismo, avanguardia, alcune forme free e, almeno relativamente agli strumenti utilizzati, al folklore coreano. Il risultato finale è assai distante da altre operazioni arrivate dalla Corea negli ultimi anni, ad esempio il rumorismo free-folk dei Black String, decisamente più impattante dal punto vista sonoro, ma la raffinatezza di “Communion” e gli intrecci fra i diversi strumenti rendono il cd interessante e non meno affascinante. La leader si divide fra il piri, sorta di oboe popolare ad ancia doppia, il saenghwang, un organo a bocca simile a quelli cinesi, e lo yanggeum, un salterio o hammer dulcimer dalle corde di metallo; fra gli altri musicisti, da sottolineare il lavoro del sassofonista e clarinettista Kim Oki, bellissimi gli incroci fra l’ostinato del clarinetto basso e le improvvisazioni del piri nella title-track. In quarantotto minuti il disco proietta l’ascoltatore in atmosfere sognanti e rarefatte ma mai pericolosamente vicine agli umori new age tanto sfruttati nell’ultima parte del secolo scorso. Nei sette brani che compongono l’album, è proprio lo yanggeum ad essere particolarmente presente, nella suite “Accumulation of Time”, nella programmatica, già nel titolo, “Sounds Heard from the Moon”, nella minimalista “All Souls’ Day” e nella conclusiva “The First Time I Sat Across from You”, con il sax tenore di Oki protagonista assoluto. Di grande fascino l’iniziale “Throughout the Night”, un solo di saenghwang, contrappuntato dal clarinetto basso. Detto della bellissima title-track, dove fa capolino il vibrafono di John Bell e che forse è il brano più orecchiabile dell’intera raccolta, con gli ostinati dei diversi strumenti e una melodia contagiosa fin dal primo ascolto, è forse la breve e effettatissima “The Longing of the Yawning Divide” a detenere il titolo del brano più interessante. Questo di Park Jiha è un lavoro raffinato e decisamente diverso dalle produzioni cui ci ha abituato la Glitterbeat, ma la stessa etichetta, tramite la collana Tak:til, ha stampato una serie di titoli (dal seminale Jon Hassel al giovane trio sloveno Širom) che declinano un idea di world music più eterea e ipnotica. 


Gianluca Dessì
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