Daniel Pereira – Cavaquinho Cantado (Tradisom/Associação Museu Cavaquinho, 2017)

Non ci si deve meravigliare di un disco che mette sotto i riflettori il cavaquinho portoghese, che nella versione minhoto presenta una tastiera collocata allo stesso livello della cassa di risonanza, è provvisto di dodici tasti e monta quattro corde metalliche. Grazie al lavoro seminale di Júlio Pereira, il piccolo cordofono dal timbro squillante e argenteo ha accresciuto di molto le sue potenzialità. Proprio Pereira ha avuto modo di notare e seguire il più giovane Daniel Pereira Cristo (nessuna relazione di parentela tra i due), musicista di Braga, il capoluogo della regione nord-occidentale di Minho. Daniel Pereira è cresciuto imbracciando lo strumento, che ha iniziato a suonare a otto anni, divenendo oggi, sulla soglia dei trentanove anni, un affermato compositore, strumentista e cantante. È stato coinvolto in numerosi progetti musicali (Arrefole, Origem Tradicional, Neurónios Abariados, Dança dos Homens e Azeituna) e insegna cordofoni tradizionali (cavaquinho, mandolino, viola braguesa) al Conservatorio Aveiro. “Cavaquinho Cantado”, pubblicato in sinergia da Associação Museu Cavaquinho e dalla preziosa etichetta Tradisom, creata e diretta da José Moças (figura di rilievo degli studi musicali lusitani, www.tradisom.com), si prefigge di espandere il dettato della tradizione popolare, collocando il cavaquinho in un contesto musicale contemporaneo, che spazia dal folk al pop, alla world. Così accanto a brani di derivazione orale, provenienti da importanti collezioni folkloriche, ci sono composizioni del musicista bracarense, che utilizza la tecnica del rasgado (o rasgueado) nella quale si colpiscono le corde con le dita della mano destra, ma impiega anche il ponteado, stile che esalta la melodia portata dallo strumento (con accordatura Mi/Si/La/Re). Dei dodici brani in programma, Pereira ne compone cinque, di cui quattro strumentali (“Cavaq’ânsia”, “Brisa Nova”, “Bira_ço” e “Contemplaçaã”) e “Sou da Terra do Vira”, mentre gli altri sono tradizionali del nord del Paese. Il musicista di Braga è accompagnato in pianta stabile da Diogo Riço (bandola e chitarra), André Ramos (viola braguesa), André NO (batteria e percussioni tradizionali), David Estevão (contrabasso e basso), Catarina Valadas (flauto e voce), João Conceição (percussioni), Hélder Costa (percussioni, chitarra, elettronica e co-produzione) e dalle voci di Luìs Almeida e Ana Vieira Leite, che si fanno sentire nell’iniziale “Cantiga Do Bombo”, proveniente dalla celebre raccolta sul campo di Michel Giacometti e nota nella versione della Brigada Victor Jara, artefice del nuovo folk lusitano nelle ultime decadi del Novecento, e punto di riferimento stilistico per Pereira, così come lo sono Sérgio Godinho e Zeca Afonso, quest’ultimo omaggiato in “As Sete Mulheres Do Minho”, il suo brano su liriche tradizionali, che è uno dei temi di punta del disco. Tendete bene l’orecchio anche alla danzante “Tirana” e al tripudio di cordofoni che esalta “Senhora do Alìvio” (il famoso santuario). Tra virate morbide (“Moda Zamburra”) e un altro standard folk, “Chula Velha” (già nel repertorio del gruppo Ronda do Quatro Camihnos), si giunge alla bonus title-track finale: una poesia recitata dal suo autore António Durães, accompagnato dal cavaquinho di Pereira. “Cavaquinho Cantado” assicura un ascolto muito gostoso. 


Ciro De Rosa
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