Auriko – Matalena (Autoprodotto, 2017)

Il progetto Auriko nasce nel 2003 da un’idea di Volker Klein (liuto cantabile) e Mimma Santarsiero (voce), marito e moglie nella vita, e già fianco a fianco nel Canzoniere Magliana. Mettendo a frutto l’esperienza maturata in quella formazione e le collaborazioni con Nacchere Rosse e ‘E Zezi diedero vita, insieme ad Enzo Troina (organetto), a questo originale laboratorio artistico a geometrie variabili, volto a dar vita ad un percorso di ricerca e sperimentazione attraverso i sentieri della musica popolare del sud Italia. Negli anni, infatti, diversi strumentisti (tra gli altri: i talentuosi Vincenzo Gagliani e Lavinia Mancusi) hanno arricchito il suo organico che, attualmente, è completato da Claudio Bozzolo (chitarra), Roberto Capacci (Percussioni), Mario Puorro (tamburi a cornice) e Caterina Quaranta (fisarmonica, flauto e voce). Partendo dalla tradizione orale lucana, il gruppo ha ampliato via via il raggio delle sue esplorazioni sonore mettendo insieme un ampio repertorio di brani che si estende dal Lazio alla Campania, dalla Puglia fino a toccare la Calabria. A caratterizzare il loro approccio agli arrangiamenti, sono tanto la particolare cura per le strutture melodiche e quanto la sperimentazione di polifonie contemporanee, il tutto impreziosito da una naturale tendenza all’improvvisazione e alla creazione di incroci ed attraversamenti sonori. Dopo aver debuttato con il disco omonimo nel quale, accanto a brani tradizionali lucani, spiccava una loro sorprendente versione di “Radioactivity” dei Kraftwerk, li ritroviamo con “Matalena”, il loro secondo album nel quale hanno raccolto dieci brani per lo più tradizionali. Rispetto al precedente, a risaltare è il concept che ruota idealmente intorno al viaggio emozionale compiuto dalla protagonista attraverso i suoni e i ricordi della sua infanzia. Matalena (ritratta in copertina da Volker Klein) è una giovane donna a cui piace ballare e cantare, e mentre si trova a Monaco di Baviera, la melodia antica che gli arriva da un organo meccanico, le riporta alla mente la melodia trascinante del brano tradizionale lucano che porta il suo nome. Si apre, così, il disco ed il racconto contenuto nel booklet, schiudendoci le porte al volteggiare della memoria e delle suggestioni. Si prosegue con la ninna nanna “Babine Bambinièlle” la cui linea melodica è tutta giocata sul dialogo tra le corde di Klein e il flauto traverso della Quaranta. Dalla Basilicata si ci sposta nel Lazio con “Quattro Canti” dal repertorio di Graziella Di Prospero e della quale Mimma Santasiero offre una pregevole interpretazione, accompagnata dal liuto cantabile di Klein, dall’organetto di Troina e dai tamburi a cornice. Si torna nel cuore della Lucania con il canto di mietitura “Lu Nigghje”, per giungere poi in Campania con la bella rilettura di “Vesuvio” dal songbook degli ‘E Zezi. Nei continui rimandi al canto contadino incontriamo “Uelì” che veniva eseguito durante la raccolta delle olive a Pisticci, ma il viaggio ci riserva altre sorprese con Matalena che balla una travolgente danza albanese la cui melodia è impreziosita dalla fisarmonica di Caterina Quaranta. Le ultime tappe sono in Francia, con quel gioiellino che è “La Foule” resa celebre da Edith Piaff, e in Germania, con il canto d’amore cinquecentesco “Winterlied”, mentre a chiudere il disco è il tradizionale “Tappmarschen” che sfocia sorprendentemente in una tarantella calabrese. “Matalena” è, dunque, un disco di puro artigianato sonoro e dalla genuina bellezza, e siamo certi che non mancherà di appassionare quanti gli dedicheranno la propria attenzione. 


Salvatore Esposito
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