Wör – Sssht (Appel Rekords, 2017)

Impegnati da alcuni anni in un rigoroso percorso di ricerca e recupero del repertorio di musiche e danze che risuonavano nelle città di Fiandre e Brabante nel XVIII Secolo, i Wör sono un talentuoso quintetto belga con ben chiara la visione della tradizione della loro terra, ed in grado di riproporla con un originale approccio contemporaneo, mescolando elementi jazz, rock e folk, il tutto impreziosito da una potente dose di entusiasmo e passione. Significativo in questo senso è il fatto che, in questi anni, abbiano suonato tanto da festival folk come quello di Dranouter quanto da quelli di musica barocca come il celebre Musikfestspiele Potsdam Sanssouci. Quando nel 2015 ascoltammo per la prima volta il loro disco di debutto “Back to 1780’s” a colpirci fu non solo la particolarità del repertorio preso in esame ma anche la capacità di dare vita ad eleganti e raffinate architetture sonore senza cadere nel tranello della facile archeologia musicale. A due anni di distanza da quest’ultimo, li ritroviamo con i“Sssht”, secondo album prodotto dal finlandese Esko Järvelä e nel quale hanno raccolto tredici brani che riprendono il cammino intrapreso con la loro opera prima, estendendo il raggio delle loro esplorazioni sonore nel passato. Sebbene la cifra stilistica e l’approccio musicale siano rimasti praticamente immutati, il gruppo in questi due anni ha visto l’ingresso, al fianco dei fondatori Fabio Di Meo (sax soprano e baritono), Bert Ruymbeek (accordion) e Pieterjan Van Kerckhoven (cornamuse, musette e sax soprano), di due importanti strumentisti come il violinista Jeroen Goegebuer, già componente dei Follia, e il chitarrista Jonas Scheys, che hanno contribuito senza dubbio ad alzare il livello tecnico della formazione. Se nel debutto i Wör rileggevano il repertorio del XIII Secolo come fosse stato scritto per loro, in questo secondo disco il loro approccio si è fatto più consapevole, senza però perdere di entusiasmo. Tutto ciò lo si nota sin dalle prime battute di quel gioiello che è “VB 71Bis” composta nel 1743 da Petrus Josephus Van Belle nella quale sax e cornamusa percorrono in lungo e in largo la linea melodica spinte dall’accordion. Se dal repertorio di Beyaert arriva, poi, “Bethleem” del 1728 in cui dialogano chitarra e cornamusa, la successiva “Prinzes” è una composizione di Frans De Prins del 1781 tutta giocata sulla trama sonora intessuta dall’accordion. Si prosegue con la travolgente marcia “Begijnen” scritta nel 1746 da Ioannes de Gruijtters e il volteggiante invito alla danza “Polonoisse” di P.J. Vanpelt del 1786 ed ancora con la chitarra di Scheys e l’accordion di Ruymbeek che pennellano quel gioiello che è “L'Ordre” composta da Jean-Baptiste-Robert d’Aubat de Saint-Flour nel 1757. Ancora dal repertorio di Frans De Prins arrivano “DP LXII” riletta in un crescendo dal tratto rock con la complicità della chitarra di Maarten Decombel e “Gedachten” in cui giganteggia il violino di Jeroen Goegebuer. Le pregevoli “Menuet” e “Péeken”, rispettivamente di Van Belle e Prins, ci conducono verso il finale in cui a brillare sono “Weversmarche” e “Meijskensberg” dalla collezione Di Martinelli e risalenti al 1750, inframezzate da “Aimable” che rappresenta certamente uno dei vertici del disco, tanto per il fascino evocativo dell’esecuzione quanto per il suo elegante arrangiamento. Insomma “Sssht” è un disco di grande spessore nel quale la sorpresa per la scoperta di composizioni strappate all’oblio del tempo si unisce il pregio della riletture dei Wör. 


Salvatore Esposito
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