Le chicche di dicembre ai vertici della Transglobal World Music Chart, la classifica delle musiche del mondo

Non mancano i sobbalzi nella chart della world music redatta da oltre 50 giornalisti sparsi per il mondo. Sale meritamente in vetta Boubacar Traoré con “Dounia Tabolo” (Lusafrica). Il cantante e chitarrista maliano, grande vecchio della moderna musica mandingo, che già si avvale da tempo della collaborazione dell’armonicista francese Vincent Boucher, nel nuovo lavoro, registrato a Lafayette, Louisiana, cerca confluenze ed affinità sonore con una notevole schiera di accoliti della scena folk-blues statunitensi, tra cui Cedric Watson (violino), Corey Harris (chitarra), Leyla McCalla (voce e violoncello). Traoré ha scalzato Trio Da Kali & Kronos Quartet del magnifico “Ladilikan” (World Circuit), in cui le corde del quartetto d’archi di seguono le movenze delle melopee del giovane trio maliano: disco dell’anno per i compilatori della TGWMC. Al terzo posto si piazzano i Saz’iso, quattro interpreti delle polivocalità isofoniche del sud dell’Albania con il sostegno melodico e ritmico di violino, clarinetto, flauto, liuto e percussioni protagonisti di “At Least Wave Your Handkerchief at Me: The Joys and Sorrows of Southern Albanian Song” (Glitterbeat). 
Parla salentino il quarto posto della chart, dove è attestata l’ultima ottima produzione del Canzoniere Grecanico Salentino, “Canzoniere” (Ponderosa Music & Art), che sta mietendo consensi anche tra la stampa internazionale. Quello del CGS è un album che spinge in avanti la tradizione popolare salentina vestendola nella forma della canzone e del pop, senza svilirla nella sua essenza: un esempio mirabile per la world music nostrana. A chiudere la cinquina, poi, ci pensa “Taos” (Buda Musique), l’incontro tra corde e percussioni del trio Efrén López, Stelios Petrakis, Bijan Chemirani. Era in cima il mese di novembre, ora è al sesto posto, “Pour-Afrigha” (Buda Musique), esplorazione fascinosa creata da Saeid Shanbehzadeh (ney, anban, la cornamusa iraniana, e sassofono), musicista di padre Baluchi e di madre afro-iraniana, discendente di terza generazione di schiavi “importati” da Zanzibar. Shanbehzadeh – artista residente a Parigi – è in compagnia di suo figlio Naghib alle percussioni, dal cantante Rostam Mirlashari e del chitarrista jazz Manu Codjia. Una bella novità la porta “Anarouz” (Six Degrees), che segna il ritorno del trio 3MA, ossia il dialogo tra il maliano Ballaké Sissoko, il marocchino-berbero Driss El Maloumi, e il malgascio Rajery. Segue la nuova produzione del sessantenne oudista Anouar Brahem (“Blue Maqams”, ECM), affiancato da due grossi calibri del jazz come il contrabbassista Dave Holland, il cui timbro caldo si combina alla perfezione con il liuto arabo, e il batterista Jack DeJohnette, altro strumentista versatile di immensa esperienza. 
Il quarto componente di questo ispirato nuovo progetto dell’indiscusso maestro tunisino è il pianista Django Bates. Due novità chiudono la prima decina: sono i franco-maliani BKO con “Mali Foli Coura” (Buda Musique) e il gruppo familiare polacco Kapela Maliszów “Wiejski Dżez” (Unzipped Fly), visto in scena di recente al Womex di Katowice. Si riempiono di conferme e novità le successive dieci piazze. Meritano attenzione il nuovo disco doppio dell’irlandese-cretese Ross Daly & Kelly Thoma “Lunar” (Labyrinth), il veterano maestro armeno Jivan Gasparyan Duduk Ensemble “Yeraz” (Buda Musique ) e il duo voci-percussioni Khalid Kouhen & Marylène Ingremeau (“Sillage”, Ouï-Dire / UVM), un altro brillante inedito sodalizio tra Khalid, di origini musicali afro-orientali-berbere del Marocco, e la scintillante ed eclettica vocalist Maryléne, la quale ha alle spalle studi di canto jazz, repertorio sefardita e popolare nonché della vocalità indiana. Ancora, sale in classifica la siriana, residente londinese, Maya Youssef, suonatrice della cetra qānun, il cui “Syrian Dreams” attinge ai modi del maqam arabo combinandoli con stilemi jazz e flamenco, accompagnata da violoncello, ‘ûd e percussioni. Le ultime due piazze se le prendono la luminosa cantautrice capoverdiana Elida Almeida “Kebrada” (Lusafrica) e – sorprendentemente – il Raúl Rodríguez di “La Raíz Eléctrica” (Fol Música), sparso tra flamenco, richiami africani, latini e rock. La classifica completa e le scelte dell’anno 2017 dei panelist della Transglobal World Music Chart sono visibili sul sito www.transglobalwmc.com 



Ciro De Rosa
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