Ghalia Benali & Maak – Mwsoul (W.E.R.F., 2017)

“Mwsoul” è il nuovo disco della cantante tunisina Ghalia Benali, assurta agli onori (e agli oneri) del giro world music che conta grazie al suo bell’esordio “Wild Harissa”, uscito ormai quindici anni fa per la tedesca Network. Ghalia si ripresenta con un disco pensato, arrangiato ed eseguito insieme al collettivo jazz Maak, un quartetto di fiati residente in Belgio, paese di cui la stessa Benali è nativa e dove, dopo l’adolescenza passata nel paese di origine della famiglia, ha eletto residenza. Il disco, al di là delle buone recensioni unanimemente ricevute sulla stampa internazionale, risveglia la vecchia discussione sull’integrazione di due sistemi musicali, diversamente temperati e di difficile giustapposizione, quello arabo e quello occidentale. Il risultato finale è interessante, gli arrangiamenti sono di sicuro impatto ma qua e là, nel disco, ma soprattutto nello spettacolo dal vivo (cui abbiamo assistito a Rabat, nell’ambito di Visa for Music 2017) sono stati numerosi i momenti di frizione fra la cantillazione microtonale della front woman e la precisissima intonazione dei fiati. Detto questo, non si tratta di un brutto lavoro, anzi… Il movente che gli fa da sfondo è il raccontare gli accadimenti negli ultimi anni nei paesi arabi e i rapporti fra questi ultimi e il resto del mondo, creando degli spunti di riflessione (i sogni e i fantasmi di “Ament”, per esempio) e, laddove si crea la sinergia e l’interazione fra la particolare voce della Benali e le raffinate tessiture dei fiati, il risultato è di grande effetto. Il titolo del disco, “MwSoul”, significa “connessione”: la necessità di mantenere un rapporto a distanza con il proprio mondo, attraverso le notizie, i racconti, di chi ancora vive dall’altra parte del Mediterraneo. Un disco spirituale, come dice il comunicato stampa che ne accompagna l’uscita, ma con i piedi ben piantati nell’attualità. Fra gli strumenti spicca il grande lavoro al basso tuba di Michel Massot, e proprio quando è questo strumento a reggere l’intera impalcatura sonora, come nel brano “Last Embrace”, la musica diventa più interessante. Bellissima la resa in musica dei versi del mistico persiano Al Suhrawardi in “Antidote” e del poeta saudita del settimo secolo Ibn Al Molawah in “Two Hearts”, dove Ghalia è, ancora una volta, accompagnata dal solo basso-tuba. In altri brani come “No Anger”, l'eccessiva groovizzazione della combinazione fiati+batteria tende a banalizzare il sound. Sempre interessanti gli interventi all’’ûd di Moufadhel Adhoum e ottimo il lavoro alla batteria di Joao Lobo. 


Gianluca Dessì
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