Sounds of the East: Music from the Balkans, India and the Middle East - Srdjan Beronja (ARC Music, 2016)

Il fascino dei suoni dell’oriente potrebbe essere il sottotitolo del suggestivo “Sounds of the East” del percussionista serbo Srdjan Beronja: diciotto tracce, oltre un’ora di avvolgente musica, registrazioni dal vivo raccolte sul campo nel triangolo tra India, regioni balcaniche e medio Oriente da Srdjan Beronja, compositore e musicologo. Vissuto in Serbia fino al periodo dei bombardamenti, nel 2001 si è spostato in India a Varanasi sul fiume Gange, il cuore pulsante della religione induista, dove ha studiato le tabla con rinomati maestri locali. Fino al 2011 è vissuto in Medio Oriente spostandosi tra regioni diverse dell’India, del Pakistan, della Turchia, della Siria, dell’Egitto dove ha studiato la cultura e le tradizioni locali ed ha suonato insieme ai musicisti e alle orchestre del posto. Successivamente Beronja si è trasferito a Seattle, dove ha avviato un proprio progetto di musica da camera fondato sulle percussioni: tabla, tamburi a cornice, darabouka, tra antiche strutture ritmiche, improvvisazioni e trance. In quest’album, edito da Arc Music, viene pubblicata la seconda parte del lavoro e delle ricerche condotte nelle regioni dell’est (la prima era già uscita nel 2014 in “Music from Varanasi”. Questo lavoro di indubbia bellezza, parla linguaggi diversi e profondi, anche mistici. Colleziona suoni d’ambiente che testimoniano l’autenticità delle registrazioni: il canto degli uccelli all’alba in apertura con “Alapana”, il suono della noria, una ruota di legno usata per portare l’acqua nell’acquedotto di Hama, città siriana, in “Noria of Hama” e le esplosioni dei fuochi d’artificio durante il festival delle luci in “Visphot”. Si susseguono raga indiani, taqsim dalla tradizione araba, composizioni di Beronja, tutti brani improntati alla commistione di tradizioni diverse ed all’esaltazione degli strumenti musicali suonati in duo o in trio. Tra i brani più significativi si segnalano “Tri Mukha Raga Bhairavi Bansuri” il cui nome deriva da una parola sanscrita, una composizione indiana in tre parti ognuna delle quali è narrata da uno strumento diverso: il bansuri (flauto di bambù), le tabla e di nuovo il bansuri. L’origine di questo ritmo e delle sue variazioni non è nota ma è diffusa ampiamente dai Balcani al Nord Africa al Medio Oriente e all’India settentrionale. Un’interessante, curiosa traccia è “The Cobra”, registrazioni dal vivo raccolte nei sobborghi di Pushkar, villaggio del Rajastan dove una famiglia di incantatori di serpenti vive nelle tende. La melodia è ottenuta con il pungi, un caratteristico doppio flauto ottenuto da una zucca e da canne di legno o di metallo con fori per le dita suonato con la tecnica della respirazione circolare. Subito dopo il “Maqam Nahawand Oud Taqsim”, una struggente melodia suonata all’oud, il liuto orientale che consente i quarti di tono grazie all’assenza di tastatura ed ha colori profondi. “7/8 Oud & Tarabuk Time” è un’improvvisazione in cui si intrecciano tradizioni diverse, basata su una danza popolare del Mar Nero, in cui il ritmo dà accenti particolari. “Raga Sitar Daf Kirvani” è una suggestiva composizione in cui si affiancano in modo inusuale il sitar, strumento a corde della musica classica indiana e il daf, tamburo a cornice, in un continuo, avvincente dialogo improvvisativo tra strumenti. In conclusione d’album fa da contrappunto all’apertura con gli uccelli dell’alba, la gentile “Maqam Ajam Qanun Taqsim”, una ninnananna eseguita al qānūn, cordofono a 78 corde della tradizione classica araba. Accompagnano Beronja in questo viaggio musicale Pandit Dhruv Nath Mishra al sitar, insegnante, e Pandit Sukhdev Prasad Mishra espressivo violinista indiano, Atul Shankar uno dei più abili suonatori di bansuri, Marina Tošić musicista polistrumentista e studiosa della musica popolare, Stefan Sablić studioso di musica sefardita, direttore di teatro e fine musicista (suona il qānūn e l’’ûd) e Sinan Aćifović special guest al clarinetto, aperti a collaborazioni e nuovi approcci musicali. “Sounds of the East” propone un viaggio in profondità per testimoniare la ricchezza di un patrimonio culturale antico. E’ un lavoro pregevole da seguire in tutte le sue sfaccettature lasciandosi catturare nell’ascolto per apprezzarne la ricchezza dei suoni e le emozioni che suscita. 


Carla Visca 
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