Frank London & Glass House Orchestra – Astro-Hungarian Jewish music (Piranha Records, 2017)

Il trombettista statunitense Frank London, specialista nell’esplorazione della musica klezmer, fondatore della band seminale The Klezmatics, della Klezmer Brass Allstars e di altre formazioni ispirate ai repertori di radice ebraica, insieme alla Glass House Orchestra, in questo CD omaggia l’Europa dell’est. Il progetto, concepito inizialmente come commemorazione delle vittime delle persecuzioni in Ungheria e del patrimonio musicale magiaro, ha poi ampliato i suoi orizzonti a tutto l’Est europeo ed alle contaminazioni del jazz, del rock e del blues, arrivando ad immaginare un’evoluzione contemporanea ed aperta al futuro del patrimonio musicale ebraico. Durante l’Olocausto Glass House o Üvegház era un luogo sicuro per gli ebrei di Budapest, designato dal diplomatico svizzero Carl Lutz; di tali rifugi nella capitale magiara ne esistevano 76 con lo status di extraterritorialità grazie al quale, all’interno, gli ebrei erano protetti. Così furono salvate oltre sessantamila persone. L’omonima Orchestra è un supergruppo costituito da sette virtuosi che rappresentano le radici di questa musica proveniente dalle are rurali e dalle città: gli artisti ungheresi Edina Szirtes “Mókus” alla voce e al violino, il polistrumentista Béla Ágoston alle ance, Miklós Lukács apprezzatissimo suonatore di cimbalom che ha collaborato anche con grandi artisti jazz, dagli Stati Uniti Jake Shulman-Ment, specialista della musica yiddish, al violino e Aram Bajakian, che ha suonato con Lou Reed, John Zorn, Marc Ribot, Diana Krall, alla chitarra, il sudamericano Pablo Aslan al contrabbasso, l’israeliano Yonadav Halevy la cui carriera musicale si intreccia con l’hip-hop, alla batteria. “Astro-Hungarian Jewish music” è una travolgente cavalcata musicale in cui canzoni e brani strumentali si susseguono in un excursus variegato ed eccitante ed allo stesso tempo unitario come una sinfonia. Il CD si apre con l’impetuosa “Glass House” in cui la chitarra elettrica si intreccia con il cimbalom, la tromba ed i violini e le variazioni di tempo caratteristiche del groove balcanico tengono avvinti e con il fiato sospeso. La seconda e la terza traccia “Astro-hungarian suite” sono rielaborazioni di materiale tradizionale in cui vengono introdotte la chitarra elettrica e le sonorità jazz della tromba, che si concludono in modo sorprendente. “Técsӧ Jewish” tune I e II giocano con suoni e rumori e con le melodie incalzanti al violino e poi si lanciano in una rocambolesca fuga a rotta di collo. Nelle danze “Sirba in C” London esplora malinconiche sonorità con la tromba mentre nella “Sirba in E” dopo la tromba sono i violini a condurre il gioco. In “El Male Rachamin” la chitarra elettrica prepotentemente dilaga su una melodia suonata con veemenza e leggerezza al cimbalom e in “Furfangos Frigyes” la voce straordinaria con accenti jazz di Edina Szirtes “Mókus” prepara l’acme ad un selvaggio incalzare di violini e chitarra elettrica che sfuma in “Vizhnitz Nign”. Si tratta senza dubbio di un lavoro sorprendente, dalle tinte accese, caratterizzato da un intenso dialogo tra strumenti, giocoso ma anche, a tratti, straziante. Il repertorio, rituale e profano, a cui la formazione attinge, suonato con profondo sentimento, insieme all’innesto di generi diversi, alle bordate incisive della chitarra distorta del rock, dei violini vibranti, dei barriti dei fiati, la voce calda di Edina Szirtes “Mókus” danno a questo lavoro dei tratti memorabili. L’ascolto è molto coinvolgente, in dieci tracce ci accompagna attraverso la rivisitazione di un patrimonio culturale profondo che esplora stati d’animo intensi: gioia folle, malinconia, sofferenza. 


Carla Visca
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