Almamegretta – EnnEnne Dub (Sanacore Records/Goodfellas, 2017)

Nato verso la fine degli anni Sessanta in Giamaica dall’uso del dubbing instrumental, che consisteva essenzialmente nel pubblicare come b-side dei 45 giri la versione ritmica dei brani reggae, il dub si è sviluppato come genere musicale a sé stante, grazie al lavoro di ricerca e contaminazione di numerosi dj e producers che hanno dato vita a sorprendenti connessioni con l’elettronica, il drum & bass, il trip hop e il downtempo, sottraendolo di fatto a regole e schemi precisi. Il dub ha trovato terreno fertile anche in Italia, ed in particolare nella scena musicale napoletana dei primi anni Novanta, grazie a gruppi come gli Almamegretta, la cui tensione costante verso la contaminazione li ha portati ad esplorare le connessioni con queste sonorità dando alle stampe “Indubb” nel 1996. I mixes dei brani tratti dai loro primi lavori “Anima Migrante” e “Sanacore”, curati da Adrian Sherwood, Bill Laswell, Scorn e dall’indimenticato Stefano D.raD Facchielli “the Dub Master”, fecero di quel disco un vero e proprio album di culto, nonché un riferimento importante per numerosi gruppi. A distanza di oltre vent’anni “Indubb”, la band partenopea è tornata sul luogo del “delitto” con “EnnEnne Dub” che raccoglie dodici brani dal pregevole “EnnEnne” pubblicato nel 2016, magistralmente remixati in chiave dub con l’aggiunta di due inediti. Sulla genesi di questo nuovo lavoro è interessante quanto scrive il gruppo nella presentazione: “Le atmosfere di “EnnEnne”, ci avevano riportato al suono originale che contraddistingue il nostro brand, la miscela di “afronapoletanità”, dubby reggae riddims ed elettronica, e dopo aver trasferito queste atmosfere in un fortunato tour che ci ha visti sui palchi di Italia ed Europa ci siamo rituffati in studio con la voglia di “smontare” e ricomporre in chiave dub i brani dell’album, provando così a rimescolare le carte. Ci siamo resi conto da subito che questi brani nascondevano stratificazioni ed aspetti inesplorati. Le dub versions hanno cominciato a venir fuori naturalmente; nuove e visionarie riletture erano non solo possibili ma sembravano via via rivelarsi quasi come necessarie, come a volerci invitare una volta ancora a rompere gli schemi tradizionali della forma-canzone per restituirsi in una natura nuova, psichedelica e sognante”. Proprio come accadde per “Indubb” anche in questo caso, per dare forma e sostanza al progetto, gli Almamegretta hanno coinvolto nel lavoro alcuni tra i più apprezzati producer, artisti, musicisti della scena dub mondiale, dando vita, così, ad un “all-star album” di spessore internazionale. Ad aprire il disco è il trascinante remix di “Tiempo Niro” ad opera di Vibronics, uno dei grandi della “Sound-System Culture”, a cui segue l’inedito “Pray” nel quale la voce di Raiz ci ricorda l’esigenza di ritornare alle proprie radici per fronteggiare le insicurezze della contemporaneità. La versione dub di “Curre core” ci introduce all’altro inedito del disco “Music Evolution” nel quale spicca la partecipazione del leggendario Lee "Scratch" Perry, e a “Ciucculatina Dub”, ulteriore ed ancor più fascinosa incarnazione del brano di Nino D’Angelo realizzata con la complicità di Paolo Baldini. In sequenza arrivano, poi, la straniante “DubPaperBox”, i suoni afro-future di “'O ssaje comm' è” remixata da Khalab & Mess Morize rmx, il dub trip di Gaudì di “'O dub comm' è”, e l’eccellente lavoro di Dennis Bovell su “Musica Popolare” nella quale ritroviamo la voce dell’indimenticato Carlo D’Angiò. Il disco riserva, però, altre sorprese come nel caso dell’extended mix di King Of Popcorn di “Votta a passà”, “Dub niro” di Vibronics e la gustosa “GimmeUrLove” con i colori sonori del londinese Manasseh. Il featuring di Adrian Sherwood in “Dub The Run” ci conduce verso il finale con “’A Gente Dub” e “Pray Dub” che suggellano un disco che certamente rappresenterà una pietra angolare per le future esplorazioni sonore degli Almamegretta.



Salvatore Esposito
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