Vent Negru – Resumada (Suisa, 2016)

Un buon vento energico spira dalle valli ticinesi con “Resumanda” dei Vent Negru. Mauro Garbani (voce, organetti, chitarra, piva e ocarina) ed Esther Rietschin (voce, sax contralto e soprano, fisarmonica, flauti, piva, ocarina e percussioni) formano il duo svizzero rivolto alla riproposta di canti e musiche del sud delle Alpi. Garbani, artista ed artigiano, proviene da una famiglia contadina della Valle Onsernone, ma ai più assidui frequentatori del folk (quelli non della prima ora, insomma) è un nome che non sfuggirà, essendo stato tra i fondatori dei ticinesi Mea D’Ora, ma anche un protagonista della rinascita dell’organetto nelle valli del cantone italofono. Tra i suoi trascorsi ci sono anche la direzione del Coro femminile di Maggia, il duo di organetti diatonici Ghamdanà con Vincenzo Caglioti (dei Baraban). Originaria di Basilea, Rietschin, ai suoi esordi di fiatista, è stata pifferaia al Carnevale di Basilea. Agli studi musicali ha affiancato quelli di teatro, movimento e mimo all’École Jacques Lecoq a Parigi. Oltre alla didattica della musica, ha curato coreografie e musiche per il teatro. Poi c’è stato l’incontro con la musica popolare e con Garbani; la coppia (lo è anche nella vita) lo scorso anno ha festeggiato il giubileo artistico. Bello già dalla copertina, “Resumada” (l’immagine è il particolare di un quadro di Giancarlo Bisi) fa riferimento a un ‘energy drink’ d’altri tempi, a base di uova, zucchero e vino, ingredienti da dosare con cura, al fine di ottenere la versione giusta della bevanda. È la metafora del loro approccio musicale, dove gli insegnamenti orali e le armonizzazioni e gli arrangiamenti contemporanei sono amalgamati con attenzione. A dirla tutta, il disco è un florilegio delle motivazioni del duo e di quanto è passato sotto i ponti in venticinque anni. Difatti, il CD raccoglie materiali di Ghamdanà, La Cantora, Coro Femminile di Maggia e Aria Fina, e brani del repertorio storico del duo. In tempi di orchestre popolari e di band e ciurme varie consistenti di numero, l’essenzialità e l’empatia di un duo che suona in presa diretta, gli arrangiamenti scarni e limpidi, rappresentano una modalità preziosa di porgere la musica popolare – che qui si muove, tra canti e danze, all’incirca dal Passo del San Gottardo all’Emilia – cesellandola, valorizzando sfumature e timbri, privilegiando il significato comunitario di canti e ballate. Tanto per capirci, dopo l’incipit recitato de “La Pepina”, che apre il disco, ascoltate il bel dialogare di organetto e fisarmonica nel “Ballo di Mantova”. Ampia la gamma dei canti proposti: si va dalle ballate “Donna guerriera”, la sua variante “La ragazza guerriera” e la notevole versione de “Monaca per forza”, cantata nello stile del canto spontaneo, e proveniente da un disco del 1995, all’intimità delle ninna nanne “Bella ti vidi nascere” e “Oh Ninign”. Un passaggio nel canto liturgico con “Salve Regina”, registrato dal vivo in chiesa, per la voce solista di Esther Rietschin, splendido, poi, “Bufign Buféta”, tratto dalla raccolta “Tradizioni popolari ticinesi di Vittorio Pellandini (1868-1935), musicato ed adattato dai Vent Negru. Si parla di emigrazione in Uruguay nella seconda metà dell’Ottocento nell’originale “Oh America!”, musicato a partire dal testo di una lettera di un emigrato ticinese e inciso nel 1999, mentre dal repertorio delle mondine delle valli ticinesi proviene “La vien giù dalle montagne”. Si cambia tono, quando Garbani raccoglie, sotto il titolo di “Crapapelada”, un pot-pourri di rime, giochi di parole e stornelli. Quanto alle danze, “Saltarello di Castel San Pietro” e il “Valzer dei disertori” appartengono al periodo del duo di organetti Ghamdanà, “Bal francès e “Suite 4 manfrine” a quello degli Aria Fina. Invece, “La manfrina della Val Camonica” è tratta dal seminale metodo per organetto firmato Tesi e Tombesi. L’ocarina guida “Cech Ciciota”, una mazurca dal repertorio delle Bandelle, raccolta da Pietro Bianchi, mentre “Al Cioss” per organetto, chitarra e sax è un bello strumentale scritto nel 1993 da Garbani “pensando all’Onsernone di ieri, di oggi e domani”, scrive l’autore. Infine, da segnalare la dinamica “Fand’Arvèss”, che assume coloriture basche. Cercateli su www.ventnegru.ch


Ciro De Rosa
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