Premio Bindi 2017, Santa Margherita Ligure (Ge), 8 Luglio 2017

Roberta Giallo è brava, divertente, virtuosa nella voce, sfiziosa nel look, allegra e forte. Non ha sorpreso quindi i presenti a Santa Margherita Ligure quando la Giuria le ha assegnato il Premio Bindi e la conseguente borsa di Studio della Siae. L’artista marchigiana si è aggiudicata non a caso anche il Premio come Miglior pezzo radiofonico. E non è stato l’unico premio assegnato l’8 luglio scorso: al romano Andrea Tarquini è andata una meritatissima Targa Beppe Quirici per l’arrangiamento (e a parere di chi scrive le sue esibizioni meritavano molto di più, per metodo e spessore); un premio nuovo di zecca conferito dall’Imaie (anch’essa “nuova”) è stato assegnato poi al giovane e talentuoso Luca Tudisca, per il quale immaginiamo un futuro da premio della critica “Mia Martini” al Festival di Sanremo. Nel frattempo avremo modo di vederlo in giro per l’Italia a consumare i live che questo riconoscimento bello e concreto gli regala. Infine Buva si aggiudica la Targa Giorgio Calabrese assegnata dalla Warner Chappell Music: un bel contratto discografico da utilizzare nel prossimo anno e mezzo. I finalisti erano otto, la direzione artistica era di Zibba, ad organizzare il premio come sempre Enrica Corsi. 
A guardare tutto con autorevolezza in qualche parte di qualche altro mondo Umberto Bindi. E Giorgio Calabrese. Insomma c’era tutto quanto serviva a garantire qualità e bellezza all’evento; ma non è tutto. Perché se il sabato si assegnavano premi e il venerdì si ascoltavano nuovi talenti più o meno ispirati, alla domenica un altro artista veniva ricordato con attenzione e dovizia di suoni e parole. Era Ivan Graziani, a cui è stata dedicata l’intera giornata, a partire dalle presentazioni di libri fatte nel piccolo palco nel tardo pomeriggio. La prima con Paolo Pasi e il suo romanzo “La canzone dell’immortale”, dove Ivan viene citato (a proposito: questo è un libro da non perdere, per chi è interessato alla metacomunicazione musicale. Per farla più semplice, è un libro da non perdere per chi sa amare la musica fino alle conseguenze estreme del gioco. Cercatelo: edizioni Spartaco); la seconda col volumetto di Paolo Talanca, presentato con la giornalista Roberta Balzotti, tutto dedicato a “Ivan Graziani, primo cantautore rock” (Crac Edizioni) . Il libro lo conoscevamo già, ma ignoravamo la passione e la bravura con cui il cantautore Stefano Marelli sa rimetterlo in musica e voce. 
Le sue cover ci hanno emozionato anche di più – ed è evidentemente un grande paradosso – di quelle fatte dal figlio Filippo Graziani, che la sera ha suonato sul palco grande del Bindi. Attenzione: Filippo è bravissimo, ha passione, ha idee, ha una voce che spacca. Ci piace da sempre. Lo aspettiamo nel futuro. E aspettiamo nel futuro anche Vittorio De Scalzi che sempre su quel palco è stato premiato per i suoi 50 anni di carriera. Il suo duetto con Filippo per Ivan e per Lugano addio è stato magico. Elegante infine come sempre Mario Venuti: perfetto in quella cornice di bellezza che è Santa Margherita Ligure, un luogo che ti fa pensare che forse non siamo un paese in crisi e che invece l’Italia vive di bellezza e di cultura e la moltiplica ovunque può. Non è esattamente così; purtroppo forse è il contrario. Quello che è senza dubbio vero è che esistono in tutto il Paese sacche di resistenza: andrebbe organizzato un bollettino che ci consentisse di inseguire – come avrebbero detto in un’epoca lontana –virtù e beltade ovunque si posizionino, giorno per giorno, astronomicamente: effemeridi di bellezza per noi che ci spostiamo in carovana o ognuno per conto nostro, per ritrovarci, incontrarci, misurarci, rinculare, fonderci, sciamare, ritornare di anno in anno come se neanche un momento fosse passato. 
Chissà che diranno di noi che ci spostiamo a inseguir bellezza ogni volta che possiamo. Noi continuiamo a farlo. Ad incontrare Enrica e Francesca e Cristina; a incontrare l’infaticabile Deregibus e la cagnetta Sam; a fare una puntatina a Portofino per far finta ridendo di poterci permettere quella cascata di smeraldi smargiassa esposta in vetrina o per goderci – decisamente meglio - la cima di un albero di una bianca barca a vela (“era bianca, era colma di vento, era l’ultima vela era ormai quasi sera…” cit.); o ancora per sbronzarci di fragolino mentre ci confrontiamo sul futuro della canzone d’Autore e mentre intanto gli artisti accordano, si conoscono, si scambiano strumenti accordi e pensieri, si preparano a nuove collaborazioni, a nuove incertezze o a nuovi successi. E tutto questo dove chi ama la musica di qualità cerca spazio tempo e modo per andare avanti. Effemeridi di bellezza, appunto. 


Elisabetta Malantrucco
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