La Tarantella di Montemarano. I maestri della musica infinita attraverso i documenti sonori registrati sul campo. Volume 3”, Montemarano (AV), 25 giugno 2017

Si converrà che se ci si vuole proiettare nelle pieghe delle espressioni sonore di tradizione orale la perlustrazione dei luoghi è ancora pratica necessaria. Per chi si occupa di cultura popolare, dunque, una delle mete imprescindibili è Montemarano, città del Carnevale e della tarantella processionale - o sarebbe meglio dire delle tarantelle, al plurale – unica e plurima per la sua fisionomia cangiante e “caleidoscopica” (Giuriati). Luogo consacrato dagli studi demo-etno-antropologici a partire dalla metà del secolo scorso, il paese dell’Alta Irpinia ospita un piccolo spazio museale raro in Italia per la sua capacità di irradiare eventi che rilanciano riflessioni critiche sulla ricerca musicologica. Il Museo Civico Etnomusicale “Celestino Coscia e Antonio Bocchino” raccoglie strumenti musicali, maschere e abiti carnevaleschi, fotografie e video, libri, dischi e CD e si arricchisce sempre di più di pubblicazioni e tesi di laurea riconducibili ai temi dei canti, delle musiche e dei rituali carnascialeschi montemaranesi. Ad averlo tenacemente creato è Luigi D’Agnese, figura singolare di ‘curator’, operaio e studioso locale, instancabile nel suo lavoro di documentazione e promozione culturale, a cui si deve una straordinaria intraprendenza nel mobilitare interventi intorno alla fenomeni musicali di Montemarano. 
Il museo etnomusicale di Via San Francesco è dedicato alla memoria di due suonatori tradizionali locali, rispettivamente di flauto doppio di canna e di tamburello e scacciapensieri, e un DVD “Guida Al Museo” (Hyrpus Doctus, 2016) illustra lo spazio espositivo, che meriterebbe ben altri ambienti e modalità di catalogazione e di fruizione da parte delle più giovani generazioni. Pochi anni fa D’Agnese ha firmato con l’etnomusicologo Giovanni Giuriati il volume “Mascarà mascarà me n’ a fatto ‘nnanorà” (Nota, , mentre recentemente ha raccolto in un altro DVD, “Vita da pastore. Papà mi racconta” (Hyrpus Doctus, 2016), le memorie di suo padre. Pochi mesi fa il museo ha ospitato la proiezione di “Ad Memoriam” il docu-film di Michele Schiavino sull’interesse di Pier Paolo Pasolini per le musiche locali e l’uso che il regista fece nel suo “Decameron” delle registrazioni di Alan Lomax del 1955. Proprio sulla presenza dello studioso texano, D’Agnese ha aperto la strada alla ricerca, cercando di ricostruire, in collaborazione con la fondazione Lomax, il passaggio dell’’americano’ in diversi luoghi dell’Alta Irpinia attraverso le testimonianze orali e le voci di chi lo incontrò. Sulla sua scia, altri cultori locali stanno producendo lavori che restituiscono non solo la memoria di quella incredibile stagione di ricerca sul terreno, ma che diventano possibilità di ripensamento critico di quanto è stato e di quanto si è scritto sul tema (Francesco Cardinale e Antonio Cardillo, “Alan Lomax il passaggio a Montecalvo Irpino. Ricerca sul patrimonio orale e immateriale montecalvese”, 2014). L’ultima produzione dell’ormai ventennale attività di D’Agnese è stata presentata il 25 giugno nei locali del Museo in un ‘polifonico’ pomeriggio domenicale. Perché a partire dal sindaco della cittadina, Beniamino Palmieri, anch’egli a lungo musicista del Carnevale, attraverso l’intervento di Giuriati, massimo esperto del mondo sonoro montemaranese, e dello stesso D’Agnese si è messo l’accento su quanto ancora si possa dire e fare ascoltare in merito alla famosa tarantella montemaranese. 
Giuriati ha anche lanciato questioni di primo piano che dovrebbero essere affrontate in nuove indagini scientifiche (rapporto tra tradizione e diritto d’autore, storia dell’evoluzione della tarantella, relazioni tra cosiddetta cultura alta e bassa nell’ambito delle pratiche creative ed esecutive della tarantella). La presentazione ha assunto anche il carattere di doveroso e tenero ricordo di Antonio ‘Nduniuccio’ Bocchino, grande fisarmonicista locale, da poco scomparso. Tuttavia, a rendere unica questa manifestazione è stata la presenza dei principali ‘music makers’ del Carnevale montemaranese, che hanno preso la parola (Giacomo ‘Giacomino’ Di Dio, Umberto ‘Berto’ Cantone, ‘Pasqualino’ Ziviello, Achille D’Agnese, Gianni Cantone) in quella che è diventata un’ occasione di ascolto di storie personali, di prospettive dei singoli suonatori della tradizione, che contribuiscono alla costruzione plurale del discorso sulla tarantella. Il CD “La Tarantella di Montemarano. I maestri della musica infinita, attraverso i docunenti sonori registrati sul campo. Volume 3”, a tiratura limitata in distribuzione gratuita, contiene sette brani, registrati tra il 2001 e il 2017. In più, c’è un’intervista sul campo, anzi diremmo ‘processionale’, a Giacomino Di Dio che, da musicista che conosce le note, dice la sua sulle suonate e sulla tradizione locale, configurandosi come uno dei custodi della memoria di questa ‘musica infinita’ che è la montemaranese. Pur se non confortato da note specialistiche sulla registrazione, al di là della data e dei suonatori coinvolti, il disco consente un ascolto della molteplicità di forme di tarantella e di strumenti, perché a Montemarano la tarantella è interpretata con un ampio spettro di timbri: 
si pensi ai formidabili 29 minuti dell’iniziale “Tarantella di Carnevale per due clarini” (Battista Salvio e Pasqualino Ziviello) o alla “Tarantella per flauto e organetto e tamburello” (Samuele De Matteis, Giovanni Corrado e Alfio Coscia). Come ha sottolineato Giuriati, l’esecuzione per più clarini documenta le trasformazioni della tarantella carnevalesca, pur se porta con sé l’enfasi sul volume dei suoni piuttosto che sulla finezza di elaborazione e di abilità inventiva e improvvisativa su profili melodici. Resta il fatto, ad ogni modo, che questa pratica esecutiva, diffusasi in anni recenti, richiede un grande affiatamento tra i musicisti. Significativa anche la “Tarantella per due organetti e canto” suonata con due organetti diatonici otto bassi, tamburo e voce. La figura di ‘Nduniuccio’ è omaggiata in due brani: uno per fisarmonica e tamburello, un altro per fisarmonica e canto. Seguono due tarantelle per Carnevale (per clarino, fisarmonica e due tamburi), eseguite da altri esponenti di spicco della musica locale. Dopo gli interventi dei convenuti, è stato proprio un trio di grandi music-makers della montemaranese: Umberto Cantone (clarino), Achille D’Agnese (fisarmonica) e Michele Cavaliero (tamburello) a imbracciare gli strumenti per lanciarsi in una serenata e in una tarantella dal grande spessore interpretativo. Per richieste e info: Associazione Culturale Hyrpus Doctus, www.hypusdoctus.blogspot.it 



Ciro De Rosa
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