venerdì 9 giugno 2017

David Riondino – Bocca baciata non perde ventura anzi rinnova come fa la luna (Giano Produzioni/Materiali Sonori, 2017)

Nato artisticamente nel fermento creativo della Firenze degli anni Settanta, David Riondino, nel corso di oltre quarant’anni di carriera, si è segnalato per il suo eclettismo e la sua poliedricità esplorando innovative commistioni tra poesia, satira, testi classici e canzone d’autore. Dopo aver esordito con il Collettivo Victor Jara, fondato insieme alla sorella Chiara, l’artista toscano si è dedicato come solista al cantautorato per poi incrociare in fasi differenti del suo percorso ora il cinema, ora la televisione, ora ancora il teatro e la radio. A distanza di cinque anni da “Quando vengono le ballerine?”, Riondino ha recentemente dato alle stampe “Bocca baciata non perde ventura anzi rinnova come fa la luna”, album nel quale ha rielaborato in forma di ballata quindici novelle tratte dal “Decameron” di Giovanni Boccaccio, conservandone intatto il fascino e “il lessico del meraviglioso fraseggio” originario. Il progetto trova la sua origine in “Umana Cosa”, programma radiofonico, andato in onda tra novembre e dicembre 2013 sulle frequenze di Radio RAI Tre, in occasione del settecentesimo anniversario dalla nascita del poeta toscano. Fu in quell’occasione che il conduttore Maurizio Fiorilla, professore di filologia presso l’Università di Roma Tre, chiese all’artista toscano di comporre una canzone per ognuna delle giornate che scandiscono l’intreccio narrativo dell’opera del poeta di Certaldo, e quella che sembrava una piccola grande scommessa si rivelò come una una preziosa occasione per rileggere e ricontestualizzare in modo originale il “Decameron” mantenendone integra la capacità di intrattenere e divertire. A distanza di tre anni, quelle canzoni sono diventate prima uno spettacolo teatrale e poi un disco, nel quale Riondino le ha raccolte cristallizzandole nella contemporaneità, attraverso arrangiamenti eleganti e raffinati, a metà strada tra musica antica e canzone d’autore. Determinante in questo senso è l’ensemble che accompagna il cantautore toscano composto da Mirio Cosottini (tromba, pianoforte, flauto dolce e synth), Fabio Battisteli (clarinetto e clarinetto basso), Alessandro Berti (contrabbasso e basso elettrico), Paolo Ceccarelli (chitarra acustica e chitarra elettrica), Riccardo Della Noce (violoncello), Michele Fondacci (percussioni), e Monica Demuru (voce). L’album nel suo insieme ruota intorno al tema dell’uomo alla costante ricerca di conforto per i tormenti della vita che le stesse novelle che si fanno storia nella storia prospettando nella trasgressione l’unica via di fuga dalle sofferenze, gli inganni, i tradimenti e le delusioni d’amore. Ad anticipare ogni brano è un intro recitato in cui Riondino riprende le rubriche con cui lo stesso Boccaccio anticipava al lettore gli argomenti delle giornate e delle singole novelle, mentre a fungere quasi da overture è la splendida “Umana Cosa”, già utilizzata all’epoca come sigla della trasmissione radiofonica, ed il cui tema strumentale viene ripreso nei brani successivi. Se la toccante “La Peste” e quel gioiello che è “Il Giardino” ci conducono nel cuore della narrazione evocando la fuga dei dieci protagonisti del “Decameron” da una Firenze dilaniata dal dilagare della peste, a seguire arrivano le irresistibili novelle con le vicende erotiche di un abate de “Il Monaco della Lunigiana”, l’ironia tagliente di “Madonna Filippa” nella quale brilla la bella tessitura melodica, e le beffe delle divertenti “Frate Puccio” e “Novella di Anichino”. L’Intervallo con la ballata “Il professore e l’autografo di Boccaccio” che racconta le vicende che consentirono a Vittore Branca di consultare una copia autografa del “Decameron”, apre la seconda parte del disco con la tragica storia di “Tancredi e Ghismonda”, la riscrittura da una diversa prospettiva de “Il Falcone di Federigo”, la pruriginosa “La storia di una monaca” e le due superbe ballate “O se la morte viene” e “Un collega geloso”. Chiudono il disco “Alatiel” in cui il toscano mette in musica in quattro parti le avventure erotiche della figlia del Sultano di Babilonia e una bella versione dal vivo di “Tancredi e Ghismonda”, registrata il 25 novembre 2015 a Roma presso il Teatro Palladium. A completare il tutto c’è il corposo booklet con tutti i testi e gli interventi di David Riondino e Maurizio Fiorilla che ricostruiscono nel dettaglio la genesi di questo lavoro. Insomma “Bocca baciata non perde ventura anzi rinnova come fa la luna” è un disco di rara bellezza ed intensità che ha il pregio di avvicinare l’ascoltatore ad un classico della letteratura attraverso la leggerezza della musica, e nel contempo far rivivere nella contemporaneità alcune delle sue pagine più belle. 


Salvatore Esposito

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