Sväng – Hauptbahnhof (Galileo, 2017)

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È forviante classificare “Hauptbahnhof” semplicemente come ‘il meglio degli Sväng’: se da un lato dopo sette album vale la pena mettere punti fermi e riflettere sulla strada percorsa, dall’altro è difficile per i quattro armonicisti finlandesi crogiolarsi nei successi di quattordici anni di carriera – le loro virtù artistiche si sono incrociate nel dipartimento di folk dell’Accademia Sibelius di Helsinki nel 2003 – mietuti nei tanti festival e nei commenti unanimi della stampa folk & world music per la loro tecnica, ironia e verve sui palcoscenici. Sì, perché parliamo di quattro magnifici professori di armonica a bocca ad ampio spettro, che corrispondono ai nomi di Eero Turkka (armonica cromatica e diatonica), Eero Grundström (armonica diatonica e cromatica),Jouko Kyhälä (harmonetta, armonica diatonica e cromatica), Pasi Leino (armonica basso). “Stazione Centrale” presenta nuove registrazioni in studio di tredici composizioni tra le più amate dalla band e tre nuovi temi, tra i quali l’adattamento del brano portante dei film di Harry Potter (“Hedwig’s Theme” di John Williams) e l’esilarante “Kua Kua Komi Kiki”, che trae ispirazione da una battuta di Averell Dalton nel fumetto Lucky Luke. In realtà, questo splendido disco si apre con “Jampparaleele”, composizione di Turkka dal profilo ritmico balcanico (un geamparale della Dobrugia in 7/16). L’interesse coltivato nei confronti delle tradizioni musicali dell’Est Europa non segue le mode degli ultimi anni, deriva piuttosto da lunga pratica di studio e di ricerca dei membri del gruppo. 
Così, non sorprende ascoltare una kopanitsa bulgara in 11/16 (“Svängarska Kopanitsa”) e un’ “Haidukka” ispirata dal repertorio dei Taraf de Haidouks, entrambe creazioni di Eero Turkka, o ancora un melodia per violino tradizionale romena, “Moara”, che ai concerti diventa una spericolata tenzone tra le armoniche. Da finlandesi, immancabile la passione per il tango (“Tango de la Abuelita”), l’ispirazione proveniente dalla natura e dal folk locali (“Humaljärvi”, "Pääskysen polska”). La storia di “Muromskin tiellä” è quella di una melodia appresa ad orecchio da un soldato finlandese in Russia durante la guerra, mentre “Hoijakat”, dal repertorio di un maestro della fisarmonica finnico, Tauno Aho, arrangiata magnificamente da Eero Grundström, si avvertono reminiscenze folkloriche della Mordovia. Dal loro calderone cosmopolita i quattro pescano “Koi No Vacance”, la canzone giapponese dal passo swing degli anni Sessanta del Novecento divenuta un hit in Russia. Invece, tra i loro cavalli di battaglia c’è senz’altro “Svängtime Rag”, una delle prime melodie composte dagli Sväng: il brano che chiude alla grande i loro concerti. Poi, naturalmente, c’è sempre il bis, nel quale sono soliti suonare il tradizionale degli States “I'm Gonna Meet My Mother in Glory”, proposto nella versione degli armonicisti Jaybird Coleman e Ollis Martin. “Hauptbahnhof” è una delizia dalla prima all’ultima nota. 


Ciro De Rosa
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