Roberto Bonati & Bjergsted Jazz Ensemble – Nor Sea Nor Land Nor Salty Waves (Parmafrontiere, 2016)

Contrabbassista, compositore e direttore d’orchestra, Roberto Bonati si divide tra l’insegnamento presso il Conservatorio Arrigo Boito di Parma e la sua attività artistica che lo ha portato ad incidere diversi album nonché a collaborare con artisti italiani ed internazionali, nonché a curare la direzione artistica del Festival Parma Jazz Frontiere. A partire dal 2012, molto intensa è stata la sua frequentazione con la scena musicale norvegese, con la direzione dell’ensemble cameristico della Royal Academy of Music di Oslo con cui ha proposta la sua opera “Snow Flowers”, ispirata agli Haiku giapponesi, e più di recente con il progetto realizzato insieme al Bjergsted Jazz Ensemble, nata nel 2013 in seno all’Università di Stavanger e composta da diciannove giovani musicisti: Signe Irene Stangborli Time (voce), Jorgen Mathisen (violino), Nikolai Storevik (violino), Camilla Hole (sax soprano), Arild Wold Hoem (sax alto), Mathias Aanudsen Hagen (sax tenore), Kristoffer Lippestad Dokka (sax tenore), Jone Arnfinnson Randa (clarinetto basso), Ndabuzekwayo Bombo (tromba), Oyvind Froberg Mathisen (tromba), Christopher Baardseng (tromba), Oyvind Braekke (trombone), Vegard Haugen (trombone), Markus Larjomaa (trombone), Martin Nodeland (chitarra ed elettronica), Herman Erik Arff Gulseth (pianoforte), Lasse Gjerstrud (basso), Marcus Hasli Johnsen (batteria e percussioni) e Jakob Yttredal (batteria). Su invito di Tor Yttredal, professore e direttore musicale del Bjergsted Jazz Ensemble, Bonati è stato chiamato a scrivere alcuni brani per l’ensemble norvegese, e così ha preso vita “Nor Sea, Nor Land, Nor Salty Waves (A nordic story)”, opera ispirata al poema mitologico “Edda Poetica” (Ljóða Edda) e in particolare da “Völuspá - Prophecy of the Völva” (la Profezia della Veggente). Dopo essere stata eseguita in prima assoluta il 21 marzo 2015 allo Spohr 5 di Stavanger nell’ambito della programmazione del Jazz Forum, e replicata nell’agosto dello stesso anno in occasione delle celebrazioni per il 70° dalla fondazione dell’Institute for Music and Dance dell’Università di Stavanger, l’opera è stata successivamente registrata presso la Lille Konsertsal. Si tratta di uno splendido omaggio non solo alla cultura scandinava ma più in generale a quella nord europea, che si riflette in ambientazioni sonore ricche di fascino e suggestione che si pongono a metà strada tra jazz e musica contemporanea, con archi, fiati, chitarra elettrica, sezione ritmica ad avvolgere la voce. Attraverso gli otto movimenti, l’intreccio musicale si sviluppa in un crescendo che rapisce sin dal primo ascolto tra spaccati solistici e momenti orchestrali di grande eleganza. Introdotti dal rarefatto brano di apertura “Prophecy of the Volva” con il sax di Mathias Aanudsen in grande evidenza, il disco ci schiude le porte alle magniloquenti due parti della title-track, per condurci ai dodici minuti da pura big band jazz di “Wolves' Howling and Swans' Song”. Se “Fimbulvetr” si caratterizza per la sua grande forza evocativa, la successiva “Wolf Age and Bloody End” si apre con i ritmi ancestrali nordeuropei per giungere alla contaminazione con le sonorità afroamericane. Il lirismo dell’eterea “Nocturnal” in cui brillano la voce di Signe Irene Stangborli e il piano di Herman Erik Arff Gulseth, ci guidano alla conclusiva “Eagle” che, con le sue evocazioni cosmiche, suggella un lavoro di pregevole tanto dal punto di vista compositivo quanto da quello realizzativo. 


Salvatore Esposito
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