Daniele Sidonio, Mi si scusi il paragone. Canzone d’autore e letteratura da Guccini a Caparezza, Musicaos Editore 2016, pp.206, Euro 15,00

La canzone d’autore come forma di poesia in musica, nonché il rapporto tra i cantautori e la letteratura tout court sono i temi al centro dell’interessante volume “Mi si scusi il paragone. Canzone d’autore e letteratura da Guccini a Caparezza” del giornalista e critico musicale Daniele Sidonio ed edito dai tipi di Musicaos, per la collana I Saggi. Il titolo, che rimanda ad una affermazione di Francesco Guccini in risposta ad una domanda dell’autore sull’accostamento etimologico e semantico tra le parole libro e libero, evoca in modo eccellente l’intento dell’opera tesa ad offrire al lettore la possibilità di immergersi in un viaggio che attraversa il passato, il presente ed il futuro della canzone italiana, ponendo in luce come sia in corso una vera e propria nuova prima vera tanto dal punto di vista dei temi quanto per la poetica. Impreziosito dalla prefazione di Ernesto Assante e dalla postfazione di Davide Bellalba, il saggio si apre con un focus sul rapporto tra parole e note, per entrare nel vivo con gli interventi di Paolo Talanca, direttore del Premio Lunezia, e Giò Alajmo, a cui si deve l’ideazione del premio della Critica al Festival di Sanremo. Si prosegue con le interviste inedite all’indimenticato Fausto Mesolella, con il quale Sidonio discute del progetto in cui il chitarrista casertano ha messo in musica i testi di Stefano Benni, a Capossela insieme al quale dialoga sulle connessioni tra le sue canzoni e i suoi libri, e poi ancora a Francesco Guccini, e a rock band come Marlene Kuntz e il Teatro degli Orrori, ed in fine alle nuove leve della scena cantautorale come Dente, Vasco Brondi e Brunori Sas, per chiudere con Caparezza. Frutto di ascolti meticolosi e di analisi comparative dei testi in rapporto con le fonti letterarie, il volume cristallizza efficacemente cinquant’anni di canzone d’autore, ponendo in luce il dialogo costante che caratterizza il rapporto fra la parola scritta e quella cantata. 


Salvatore Esposito
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