mercoledì 22 marzo 2017

Alfredo Napoletano/Raffaello Converso/Antonello Paliotti - Ammore busciardo dell’ultimo “posteggiatore” - a cura di Roberto De Simone (Zeus Records, 2016)

#CONSIGLIATOBLOGFOOLK

Il mondo dei posteggiatori è tramontato con i mutamenti sociali della città di Napoli, l’avvento di una differente produzione della musica e del suo consumo, la trasformazione radicale del paesaggio sonoro della metropoli. Parliamo dei prufessori ‘e cuncertino, esecutori professionisti urbani ambulanti, che si configurano come mediatori della comunicazione tra forme di canzone d’autore e mondo di tradizione orale. Musici e cantori che girovagavano tra piazze e taverne o si collocavano presso ristoranti famosi. Al termine della loro esibizione giravano per raccogliere l’obolo, che non era per nulla elemosina. Erano diversi tra loro per impostazione e stili vocali, rimasti immutati almeno fino agli anni Cinquanta del Novecento. Nei decenni successivi la crisi della posteggia si acuisce, sul finire del secolo scorso non restano che pochi sopravvissuti di età avanzata. Desta, allora, grande interesse “Ammore Busciardo”, album pubblicato dalla Zeus Records del produttore Espedito Barrucci, un documento prezioso ideato e curato da Roberto De Simone (in procinto di dare alle stampe per Einaudi una nuova opera sulla canzone napoletana che non mancherà di sparigliare le carte della conoscenza sulla storia dell’arte del canto a Napoli), che ha ‘scoperto’ e portato in studio Alfredo Napoletano (classe 1949), di professione barbiere, per incidere undici splendidi celebri brani, selezionati tra tanti. 
Le armonizzazioni sono opera di un duo di sapienti strumentisti, Raffaele Converso alla chitarra e Antonello Paliotti al mandolino: come dire andare a colpo sicuro per tecnica, raffinatezza ed esperienza. A dire il vero Napoletano, barbiere di Via Foria, canta da sessant’anni, perché nella sua vita, oltre a tagli e rasature, ha un passato di cantante nelle feste di piazza e ai matrimoni. Per di più, la sua bottega è stata frequentata da Sergio Bruni, Eduardo De Filippo e tanti altri nomi famosi dello spettacolo, nonché dallo stesso De Simone, il quale, nel sentirlo cantare in maniera informale nel corso di una chiacchierata sugli autori della canzone classica napoletana mentre ricorreva al servizio dell’artigiano, si rese conto di trovarsi di fronte al testimone di una vocalità antica. Scrive il musicologo nelle note di presentazione del CD: «Constatai la sua naturale intonazione ed impostazione dei suoni nel percorso melodico dei vari intervalli e subito mi resi conto che la sua maniera di cantare presentava tratti in comune con lo stile dei posteggiatori più tradizionali [...]. Alfredo, a mio avviso, rappresenta un insolito epigono di uno stile orale che connotava l’autentico stigma dei cantori girovaghi, dei rinomati musici-barbieri, dei cosiddetti posteggiatori, avendo egli plasmato la sua educazione di cantante attraverso lo specchio di modelli acquisiti dall’ascolto e non dall’apprendimento scolastico». 
È un modo di cantare lontano dalla lezione del solfeggio, il cui melodismo non rispetta i valori della battuta musicale, la cui tessitura vocale si poggia sul ritmo dato dei fonemi dei testi della canzone, favorisce l’emissione di suoni naturali, con impostazioni di gola e di testa, prossime alla tradizione dei falsettisti. Il programma del disco comprende tre canzoni risalenti alla fine dell’Ottocento (“Serenata napoletana”, “’E trezze ‘e Carulina” e ‘A vucchella”, quest’ultima trascritta dallo stesso Maestro De Simone per solo per mandolino sullo stile del posteggiatore Mimì Pedullà); una seconda sezione di brani ha visto la luce tra primo dopoguerra e inizio degli anni Trenta (“Presentimento”, “Core signore” e “Tutta pe ‘mme!”); c’è, infine, un gruppo più consistente di sei canzoni prodotte tra fine anni Trenta e Quaranta (“Che t’aggia di!”, “Ammore Busciardo”, “Bona fortuna”, “’E rrose parlano” e “Desiderio”). Il lavoro di arrangiamento non ha toccato il modello canoro di Napoletano, piuttosto ha agito sull’espressione dell’accompagnamento, imponendo un uso non eccessivo delle armonie, nel rispetto degli stili originali delle canzoni, senza interventi ritmici della chitarra, i cui accordi sono realizzati con poche corde, al fine di non intaccare la centralità espressiva del canto di Napoletano, il quale sfoggia un portamento nobile, una pregevole qualità timbrica e un fraseggio delicato, concentrando in sé una tradizione gloriosa della città. Dopo tanti anni il sogno di Alfredo di incidere un disco si è avverato: e che disco! 


Ciro De Rosa

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