Speciale cantautrici: Ilaria Pastore, Giorgia Del Mese, Cristina Meschia, Paola Petrosillo, Mireille Saifa, Pellegatta, Roberta Giallo, Silvia Oddi

Ilaria Pastore – Il faro la tempesta la quiete (Audioglobe, 2016)
A sei anni di distanza dall’eccellente album di debutto “Nel mio disordine”, la cantautrice lombarda Ilaria Pastore, lo scorso anno ha dato alle stampe il suo secondo lavoro “Il faro la tempesta la quiete”, nel quale ha raccolto nove brani incisi con la collaborazione di un ampio gruppo di strumentisti guidato da Gipo Gurrado (arrangiamenti, chitarra e programming), e composto da  Lucio Enrico Fasino (basso), Enrico Santangelo (batteria), Mell Morcone (pianoforte), Floriano Bocchino (piano elettrico), Saverio Gliozzi (violoncello), Marco Fior (Tromba) e gli archi del Khora Quartet. I nuovi brani nati inizialmente per voce e chitarra, riflettono le tante esperienze fatte in questi anni, dall’intensa attività live che l’ha portata ad esibirsi in tutta Italia e all’estero, ai progetti coltivati in ambiti differenti (teatro, musical e classica contemporanea), fino alla sua attività di insegnante per bambini attraverso Music Learning Theory di Gordon. Durante l’ascolto ad emergere sin da subito è la piena maturazione artistica della Pastore che scopriamo in grado di spaziare tra testi ironici e chiaroscuri riflessivi, il tutto utilizzando un songwriting diretto e colloquiale, impreziosito da soluzioni melodiche curate ed eleganti. Si spazia, così, dalle melodie tenui di “Ricordi migliori” alle aperture cameristiche di “Buio Pesto”, dalle brillanti aperture per piano ed archi di “Polaroid” fino al teatro-canzone che fa capolino in “Compro Oro”.  Insomma, Ilaria Pastore con questo secondo lavoro ha colto pienamente nel segno mettendo a frutto le potenzialità che avevamo intuito nel suo disco di debutto.


Giorgia del Mese – Nuove emozioni post-ideologiche (Radici Music, 2016)
Fattasi conoscere nel 2013 con l’ottimo album di debutto “Di cosa parliamo”, la cantautrice toscana d’adozione Giorgia Del Mese, ha dato alle stampe lo scorso anno il suo secondo lavoro “Nuove emozioni post-ideologiche” che rinnova la collaborazione con il produttore Andrea Franchi, ed allo stesso tempo sposta più avanti il confine della sua ricerca sonora, spaziando dal pop elettronico al post-rock. In questo contesto, si inseriscono testi che spaziano da spaccati introspettivi a riflessioni profonde su temi come la crisi della società moderna e la fine delle ideologie, il tutto declinato con una scrittura semplice e sempre efficace. Si parte dalle atmosfere rock di “Nuova visione”, cantata in duetto con Andrea Mirò, in cui spicca il verso iniziale: “Come usciremo da ‘sta fine di merda? Come usciremo da una brutta stanza, come si esce da questo ‘800, col cappello in petto a svendere il talento”, per approdare subito prima all’incontro tra chitarre acustiche e synt di “Bello trovarti” e poi al quasi punk di “Caro umanesimo” che suona come un omaggio ai CCCP. Ottimi sono poi i due duetti con Peppe Voltarelli nel folk-psych di “Soltanto tu” e con Francesco Di Bella nella rilettura di “Lacreme” dei 24 Grana, così come le pregevoli “Strana abitudine” e  “Senza più scuse”, ma il vertice del disco arriva con il brano forse meno rabbioso e più elegante ovvero la suggestiva “Tutto a posto”, nella quale emerge con più forza la portata evocativa del suo songwriting. Insomma “Nuove emozioni post-ideologiche” è un ulteriore ed importante passo per la crescita artistica di Giorgia Del Mese. 


Cristina Meschia – Intra (Autoprodotto/I.R.D., 2016)
Realizzato attraverso una campagna di crowdfunding su Musicraiser e finanziato dalla Regione Piemonte oltre che da numerosi enti locali della provincia di Verbano-Cusio-Ossola, “Intra” è il disco di debutto della giovane e talentuosa cantautrice di Verbania, Cristina Meschia, la quale ha dato vita ad un personale percorso di ricerca attraverso le tradizioni musicali della sua terra, andando alla riscoperta di canti legati alla cultura orale, versi da osteria, filastrocche e ninnenanne, per poi rileggerle attraverso le trame del jazz e dello swing. Il corpus delle musiche di quelle valli verbanesi, descritte magistralmente da Piero Chiara, vive, dunque, una nuova esistenza attraverso gli arrangiamenti curati dal pianista Riccardo Zegna ed impreziositi dalla partecipazione di eccellenti strumentisti come Luca Alemanno (contrabbasso), Nicola Angelucci (batteria), Gabriele Evangelista (contrabbasso), Alessandro Di Virgilio (chitarra), Dario Terzuolo (flauto), Jacopo Albini (sax), e il quartetto d’archi Aether Quartet. Il risultato è un lavoro dal sound raffinato ed elegante, in cui si inserisce la voce intensa di Cristina Meschia che dimostra di essere perfettamente a suo agio nel cantare in dialetto piemontese, senza mai risultare stucchevole o retorica. A brillare, durante l’ascolto sono brani come l’iniziale “Fioca” proposta in due versioni di cui una in duo con Nicola Angelucci, l’evocativa title-track, e le gustose “Marcà” e “Un cappello da Ghiffa”, ma soprattutto lo splendido canto d’amore “Estate/Inverno” cantata in duetto con Federico Sirianni, e ripresa da un autore anonimo della fine dell’Ottocento. A completare il disco c’è un interessante booklet con le note esplicative che fornisce una contestualizzazione storica e musicale di vari brani. 


Paola Petrosillo – La carovana delle merende (DeSuonatori, 2017)
Progetto dalle radici lontane nel tempo, “La carovana delle merende” nasce da una semplice melodia per bambini composta dalla cantautrice salentina, Paola Petrosillo nella sua casa in campagna, poco prima di scoprire di essere incinta. Da allora, di canzoni di questo tipo ne sono arrivate tante, alcune dimenticate mentre cullava sua figlia, altre invece hanno resistito fino a comporre il materiale per un intero disco. Complici quei geniacci del collettivo DeSuonatori, guidato da Valerio Daniele (chitarra acustica ed elettrica) e composto da Giuseppe Spedicato (basso tuba, basso acustico), Luca Tarantinio (oud, basso elettrico), Dario Congedo (batteria), Giorgio Distante (tromba), Francesco Massaro (clarinetti), Mariasole De Pascali (flauti), Shpetime Balla (violino), Maurizio De Tommasi (batteria), la cantautrice salentina ha dato vita all’album omonimo, con la direzione artistica del percussionista Vito De Lorenzi (batteria, percussioni a membrana, tastiere a percussione, kalimba, salteri, shaker, pad elettronici), nel quale ha raccolto dieci brani dedicati ai bambini, a comporre un lavoro unico nel suo genere a partire dal packaging con le custodie in stoffa cucite a mano, una diversa dall’altra, e uno splendido booklet da colorare. Come già avevamo avuto modo di sperimentare con il progetto MARinARIA, la scrittura della Petrosillo non indugia mai nel già sentito, mirando ad esaltare l’intreccio tra dolci melodie, sperimentazioni sonore e testi densi sentimenti puri come l’amore, l’accoglienza e la condivisione. E’ il caso del toccante ritratto di un bambino africano dell’iniziale “Yassin”, o del divertissement “Monello il gattino” o della title-track nella quale fa capolino l’importanza del rispetto a cominciare dai banchi di scuola. Se le voci dei bambini de La carovana delle merende fanno capolino, ne “Le staffe” in cui spicca la voce di Vincenzo Maggiore, il vertice del disco arriva con la gustosissima e divertentissima “Pizzica dell’orecchietta”. Si prosegue con la poesia di “Luna Park” e quel gioiellino che è “Oblò” che ci conduce verso il finale in cui spiccano la lettera alla maestra “La Musica”, la corale “Dalle chianche alle nuvole” cantata dai bambini di una scuola di Brindisi e lo strumentale conclusivo. “La carovana delle merende” è, insomma, un altro esempio mirabile del fare musica in modo trasversale ed allo stesso tempo imprevedibile del collettivo DeSuonatori, ma soprattutto è la conferma (se mai ce ne fosse stato bisogno) del talento cantautorale di Paola Petrosillo.


Mireille Safa – Nuovo Cantacronache Volume Uno (Materiali Musicali/Irma Group, 2017)
Nato nel 1957 a Torino con lo scopo di valorizzare il mondo della canzone popolare attraverso l’impegno sociale, il Cantacronache ha raccontato l’Italia del dopoguerra, attraverso le voci di Fausto Amodei, Michele Straniero, Sergio Liberovici, Emilio Jona, Margot Galante Garrone, con uno spirito critico ed anticonformista, consegnando alla memoria collettiva fatti e momenti della storia sociale e politica, ed avvalendosi della collaborazione di scrittori come Italo Calvino, Mario Pogliotti, Franco Fortini, Umberto Eco e Gianni Rodari. A distanza di sessant’anni, e con la supervisione dell’indomita Margot Galante Garrone, il Cantacronache torna in vita, grazie alla collaborazione nata tra il comitato editoriale de “Il Cenacolo di Ares”, Materiali Musicali e Irma Records, per un progetto che vedrà succedersi ben cinque album nel corso del 2017. Il primo volume del Nuovo Cantacronache è franco-libanese Mireille Safa, la quale ha interpretato dieci brani con testi di Beppe Chierici e musiche di Giuseppe Mereu e delle stessa Margot, registrati e mixati da Luca Veroni e Francesco Veroni con Igor Lampis tra i Doc Pippus Studios e i Sound Station Studios con la partecipazione straordinaria di Michele Uccheddu alle percussioni. Si tratta di dieci brani che partono da una prospettiva diversa, e più universale ed attuale, di quella del Cantacronache di fine anni cinquanta, ma ne condividono la medesima consapevolezza e forza espressiva. E’ il caso dell’iniziale “Terra senza Dio” e “Alep Syiacon Valley” che raccontano il dramma della guerra che insanguina ed impoverisce il continente Africano ed il Medio Oriente, o di “Erode non è morto” sul tema dell’infanzia negata, o ancora la struggente “Donna stuprata” ad emergere sono le violenze perpetrate sulle donne. Ad impreziosire i brani sono arrangiamenti che mescolano folk e world music, e nei quali di tanto in tanto fanno capolino gli interventi in lingua araba della cantante franco-libanese, ad imprimere ancor più forza evocativa. 


Pellegatta – Tre minuti di sbagli (Adesiva/Self, 2016) 
Cantautrice, compositrice e busker lombarda Pellegatta, giunge al suo disco di debutto con “Tre minuti di sbagli” nel quale ha raccolto dieci brani prodotti da Paolo Iafelice (synth), ed incisi con la partecipazione di Raffaele Scogna (pianoforte, fender rhodes, hammond), Ruben Minuto (basso, ukulele basso), Daniele Ferrazzi (chitarre elettriche) e Fabrizio Carriero (batterie, percussioni). Dividendosi tra chitarra acustica e xilofono, la cantautrice lombarda ci conduce attraverso frammenti di vita quotidiana, storie di incontri e riflessioni personali:  “Nella testa in tre minuti si possono rivivere istanti di vita, sono tre fermate di metro, in tre minuti puoi cercare le chiavi di casa e nel frattempo perdere il treno. In tre minuti ti puoi invaghire di qualcuno, dare un bacio e ripensarci. Dietro ad ogni canzone c'è una persona che ho voluto cristallizzare nella mia mente in qualche modo, scrivendo “Tre minuti di sbagli” ho dato luce anche se in modo criptato a qualcosa che è successo”. Figlio della decisione di abbandonare una possibile carriera di avvocato per dedicarsi alla musica, il disco presenta un fresco ed accattivante sound che mescola pop e atmosfere folkie che si innestano su testi diretti e mai banali. Aperto dall’uptempo di “Camera mia” nel cui testo la cantautrice lombarda si racconta nella sua natura irrequieta ed alla costante ricerca di sé stessa, l’album entra subito nel vivo con la riflessiva “Mi sono persa” e la trascinante title-track ma è con “Sesto Senso” che trova il suo vertice, tanto dal punto di vista del songwriting quando da quello interpretativo. Se “Primavera Apparente” si dipana tra atmosfere pop e blues, la successiva “Lontano da lei” svela un sound più oscuro con il piano a fare da cornice nella linea melodica. L’ottimo brano in inglese “Drinking Sea Water”, ci conduce verso il finale in cui a spiccare è quel gioiello che è la conclusiva “Vanni fra le nuvole”, il ritratto di un giovane combattuto tra sogni ed ansie, che suggella un ottima opera prima, da ascoltare con grande attenzione. 


Roberta Giallo – L'oscurità di Guillaume (Autoprodotto, 2017)
Artista poliedrica in grado di spaziare dalla musica al teatro fino toccare le arti figurati, Roberta Giallo, vanta un percorso artistico articolato in cui spiccano le collaborazioni con Lucio Dalla e Samuele Bersani, le partecipazioni a numerosi festival come Musicultura e progetti speciali come “La favola della canzone italiana” di Ernesto Assante e Gino Castaldo. Dopo aver debuttato con l’Ep “Di luce propria” nel 2014, la ritroviamo con “L’oscurità di Guillaume” primo album in carriera, nel quale ha raccolto undici composizioni originali, incise con la partecipazione di Mauro Malavasi (pianoforte e percussioni), e caratterizzate da raffinate ed originali sonorità orchestrali. Si tratta di un concept album che ruota intorno alla storia di un amore travagliato, declinato attraverso un viaggio interiore, in cui ogni canzone ne rappresenta una tappa e l’occasione per guardare dentro sé stessa. Aperto dalla spiazzante melodia sghemba di “Ho l’innamoramento facile”, il disco  ci regala subito un susseguirsi di belle sorprese come nel caso della pianistica “Con la fantasia” e la splendida “Acqua di fiume”, in cui spicca il testo denso di lirismo. A guidare ogni brano è il peculiare approccio vocale della Giallo che trova il suo vertice in “La notte di luna senze stelle” e “Amore Amor”, e non manca di divertire come nel caso di “Io amo le cicale” in cui il pianoforte sembra trasformarsi in un giocattolo. Le canzoni de “L’oscurità di Guillaume” scorrono in tutto il loro fascino spaziando da atmosfere delicate e sognanti a spaccati poetici, il tutto senza perdere mai di vista l’attenzione per soluzioni più ardite come nel caso “Gù”, una ninna nanna quasi claustrofobica, che chiude un disco di chiaroscuri da ascoltare con grande attenzione. 


Silvia Oddi – Ingenua Felicità (Gnu Wave, 2016)
Coniugare leggerezza e melodie radiofoniche con la canzone d’autore non è un’impresa da poco, soprattutto se si è agli esordi, con il rischio di cadere nel già sentito che incombe dietro l’angolo. Un esempio di come questa sfida si possa vincere con dedizione ed impegno ci arriva da “Ingenua felicità”, disco di debutto della cantautrice romana Silvia Oddi, la quale ha raccolto undici brani, caratterizzati da un sound che mescola rock e new wave, il tutto condito da testi dal taglio non banale. Durante l’ascolto si spazia dalle increspature elettroniche della riflessiva “Amore e amicizia” dagli echi di Subsonica che emergono dalle ritmiche dance di “Serenza”, per giungere all’omaggio agli anni Ottanta con “La notte più bella” e “Incubo di un’ora”. Se la title-track ci conduce in territori a metà strada tra Coldplay e Negramaro, le successive “Pazza di te” e “La tazzina di caffè” quest’ultima con il featuring di Eugene ai sintetizzatori, ci offrono momenti di puro pop-rock radiofonico. Si progue con la riflessiva “Lei è così”, ma il vertice del disco arriva con “Giotto”, il racconto di una storia d’amore a cui abbandonarsi superando ogni timore. Completano il disco il ricordo familiare di “In una bolla” e la bella cover di “Face to face, heart to heart” che portarono al successo The Twins nel 1982. Insomma “Ingenua felicità” è un disco godibilissimo che si lascia ascoltare con grande piacere nella sua gustosa vena pop-rock.



Salvatore Esposito

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