Assurd - Nozze d’argento (Iesce Sole, 2016)

“Nozze d’argento” non è solo il titolo del sesto album del trio vocale delle Assurd, ma è anche una tappa importante del loro straordinario percorso artistico e musicale. Cristina Vetrone, Lorella Monti e Enza Prestia sono le protagoniste indiscusse di questo percorso che durante venticinque anni di carriera si è arricchito di solide collaborazioni, come quella con la cantante salentina Enza Pagliara, e di un sodalizio artistico con la danza, che ne fa in qualche modo il loro tratto identitario. Innumerevoli sono, infatti, le collaborazioni delle Assurd con compagnie di danza nazionali e internazionali e ormai non si contano più le loro lunghe tournée in giro per il mondo, nei più importanti teatri del pianeta. Tanto che è più insolito incrociare le ragazze in qualche sala da concerto in Italia che alla Place des Arts di Montréal, o in occasione di una rassegna musicale marsigliese, come in un teatro in Olanda o in Germania. “Nozze d’argento” però, è una storia diversa. È il disco delle Assurd, è il disco di Cristina, di Lorella, di Enza, è una riflessione sulla loro storia di donne, di cantanti, di ragazze del sud (Cristina e Lorella hanno sangue campano, Enza è italo-argentina) che si ritrovano oggi, con una più grande maturità artistica e musicale, a ripensare il proprio percorso come in una lunga e bella, ma spesso anche difficile, storia “matrimoniale”. 
Nel senso di una storia in cui si mette e rimette continuamente in gioco tutto, le scelte, i traguardi, le relazioni con il mondo esterno, ma soprattutto il rapporto con l’altro (nel matrimonio), con le altre (nel caso di questo straordinario connubio musicale). Il fatto è che, anche quando si parla di musica, con le Assurd e delle Assurd, non si può non scivolare nel personale, nel quotidiano, nell’ordinario. Sì perché, nella vita di queste originalissime cantanti la musica e tutto il resto sono una cosa sola. La loro esistenza quotidiana è fatta di musica e la loro musica è totalmente impregnata del loro vissuto. È questo, d’altronde, che fa delle Assurd un trio vocale unico e un’esperienza artistica e umana fuori dal comune. Abbiamo lasciato a loro la parola, perché ci facessero il punto del loro ménage, ci raccontassero la genesi e gli sviluppi di “Nozze d’argento” e ci confidassero i loro segreti di artiste. 

Come si riassume il vostro percorso artistico lungo venticinque anni?
Cristina Vetrone - Come un matrimonio. Con alti e bassi, come tutti i matrimoni, ma in fondo, come una storia che dopo tanti anni – ti dici –, dopo tutto funziona. Un vero e proprio matrimonio, con le sue crisi, come quella classica del settimo anno, ma un matrimonio dove vige grande rispetto. Adesso, per noi tre, questa è una sorta di seconda giovinezza.
Lorella Monti - Ci sono state delle crisi a volte che ci hanno portato a chiederci “e adesso, come ci comportiamo?” Proprio come nelle coppie vere, ci siamo dette, “bene, adesso ci riproviamo, andiamo tutte in terapia coniugale…” scherzo, ovviamente, ma il senso è trovare una via per migliorare il modo di stare insieme e la qualità di quello che facciamo. E poi, come dice Cristina, è arrivata questa seconda giovinezza.
Cristina Vetrone - Ma chiamiamola piuttosto “prima vecchiezza”. 

Potreste definire la natura di queste “crisi” e come si sono risolte?
Cristina Vetrone - A volte eravamo semplicemente annoiate, ci appoggiavamo su quello che avevamo fatto negli anni passati. Non scrivevamo più pezzi nuovi. Ci siamo adagiate, anche se questo non toglie tutta la passione che abbiamo sempre messo nel nostro lavoro. Suonare è sempre un piacere. Ad un certo punto, però, tutte abbiamo avuto un desiderio creativo. L’input è venuto da Bigonzetti che ci ha commissionato un’opera di due ore. Era l’estate del 2014 e ci siamo ritrovati a vivere insieme (con gli altri musicisti), per scrivere le musiche dello spettacolo. 
Lorella Monti - L’opera è “Alice nel paese delle meraviglie”. Da questo momento per noi c’è stato un vero e proprio scatto. Abbiamo cominciato ad acquisire la consapevolezza e la capacità di poter fare dei brani diversi nel sound. Bigonzetti ci ha permesso di spaziare, di trovare nuove soluzioni, rispetto al modo di fare musica delle Assurd: tre voci (quattro con Enza Pagliara), organetto e tamburello. Per “Alice” al quartetto vocale si è aggiunta la fisarmonica di Antongiulio Galeandro. Così, abbiamo arricchito l’organico strumentale e ci siamo misurate con canti in spagnolo, francese e inglese.
Cristina Vetrone - Abbiamo partecipato alla composizione e all’arrangiamento dei brani in modo corale. 
Lorella Monti - A volte l’idea musicale era lanciata da una di noi e poi si lavorava insieme. Nella fase finale del lavoro abbiamo fatto una residenza in Puglia. Abbiamo fatto una pre-produzione che ci ha molto entusiasmato. Ci vedevamo e stavamo insieme per giorni, per lavorare alle composizioni. Questo modo di scrivere ci ha dato la possibilità e la voglia di continuare a lavorare sui brani. È stato prodotto anche un disco che è uscito nel 2014.

Poi, due anni dopo questa esperienza intensa esce il vostro disco, il disco delle Assurd. Cos’ha di nuovo questo vostro disco?
Lorella Monti - Alcuni dei brani scritti per “Alice” li abbiamo ri-arrangiati, perché avevamo voglia di farli nostri.
Cristina Vetrone - Rispetto ai precedenti dischi delle Assurd, ci assomiglia. Assomiglia a noi tre. Mi spiego meglio. In questi anni, abbiamo fatto tanti viaggi, tante esperienze artistiche, ma spesso non eravamo noi a decidere le “nostre destinazioni”. Procedevamo un po’ così, a volte registrando anche dischi che non ci appartenevano in profondità, che ci rappresentavano un po’ meno. 
Lorella Monti - Questo invece è il primo disco che noi sentiamo davvero nostro. Siamo noi. Anche i brani che avevamo già eseguito in “Alice”, adesso li sentiamo davvero nostri. Ci abbiamo tenuto a rifarli nel nostro disco ed è un’altra storia.  Il brano “Scuitata”, per esempio, è arrangiato diversamente rispetto ad “Alice”. Nel brano “Lunatica” scritto da Enza Prestia, c’è l’intervento di Ciccio Merolla. Le fate, invece, l’ho scritta proprio per noi, il testo è mio. Si chiama “E fate so turnate” proprio perché ci stavamo riprendendo, ci stavamo riconoscendo, com’era una volta, quando eravamo ragazze. Per questo Cristina parla di una “seconda vecchiezza”. Parla di noi, di corpi pesanti, di capelli bianchi, neri, e di tutto ciò che ci è successo in questi anni.

Come sono stati composti i brani del disco?
Cristina Vetrone - Quando ci incontravamo, partivamo da alcune idee di base e poi tante altre si aggiungevano passando del tempo insieme, condividendo le giornate cantando, suonando, o anche stando semplicemente insieme. Le idee venivano fuori naturalmente. I testi sono quasi tutti originali. Il testo della prima tarantella intitolata “Pulcinella” è ispirato a un libro di un filosofo vivente (ndr “Pulcinella ovvero Divertimento per li regazzi” di Giorgio Agamben). Me lo ha regalato un’amica torinese. Avevo un’idea musicale in mente che però era ancora vaga. Poi, ho aperto il libro per cercare una frase su Pulcinella che potesse essere d’ispirazione. Allora è uscita l’intervista di questo filosofo che chiedeva a Pulcinella “ma tu che hai una maschera, che guardi il modo da sotto la maschera, piangi o ridi? E lui gli risponde che quando guarda il modo piange e ride, però questi due sentimenti si sono così intrecciati che non sa più distinguerli. E infatti il mio testo dice “chiagnene ridene ridene chiagnene”. Ecco, per esempio, come è nata questa tarantella. “Mmaculatella e a luna”, invece, è la vera storia di una nostra zia emigrata in America, ed è vero anche che siamo andate a cercarla con l’aiuto di un amico che ci ha indicato la sua pasticceria a Brooklyn. “Lunatica” è un pezzo molto femminile perché parla degli umori del ciclo, ma è anche un canto sul disagio. Anche “Scuitata” riprende queste tematiche perché parla della rabbia femminile. “Io sono pazza e scuitata”, dice il testo e “scuitata” vuol dire senza quiete, “mi avveleno sempre di più, sono come una lama di coltello, metto sotto a chi vuoi tu”. È proprio un testo sul delirio femminile, il malessere della donna. Una sorta di pizzica moderna ma su un altro ritmo, un ritmo napoletano.
Lorella Monti - Quando abbiamo cominciato ad eseguire questi brani da sole in concerto, ci piaceva troppo. Abbiamo cominciato a sentirli sempre più nostri. Quando ascoltiamo il disco di “Alice”, invece, sentiamo che non siamo ancora completamente dentro. Dopo aver rodato, invece, e fatto veramente nostro questo repertorio di canti, adesso è un’altra storia. Per cui registrare i brani per “Nozze d’argento” per noi tre è stato come raggiungere un traguardo, anche rispetto a tutti gli altri nostri dischi. 
Ci teniamo proprio tanto a questo disco e ci piace molto. Anche il lavoro con il nostro direttore artistico Elio 100 grammi è stato molto bello: la sala, la programmazione, persino fare le foto. Quello con Elio è stato un incontro meraviglioso (ndr Elio 100 Gr. Manzo, è il componente dello storico gruppo dei Bisca). Abbiamo registrato a Caserta, e poi il missaggio lo ha fatto Bob Fix. 
Cristina Vetrone - Quello che ci è piaciuto, per esempio, è stato accogliere ospiti che avevano il piacere di suonare con noi. 
Lorella Monti - Tra gli ospiti che hanno partecipato al disco, solo due sono stati invitati da noi. Carlo Maver (al bandoneon) e Ciccio Merolla (alle percussioni) sono una nostra esplicita richiesta, gli altri passavano in studio, ascoltavano il lavoro e chiedevano di partecipare.

Cosa rappresenta per voi questo disco e cosa vi aspettate?
Cristina Vetrone - Di fare tanti concerti, lavorare, sviluppare nuove idee. Noi lavoriamo molto con la danza, invece adesso abbiamo voglia di fare dei concerti. È una dimensione che, rispetto a tanti anni di danza, ci sta entusiasmando tanto. La danza è fissa, ci obbliga a non variare nella musica e nell’accompagnamento. È anche un altro tipo di emozione.
Lorella Monti - C’è stato uno scatto di maturità e di sicurezza da parte nostra, con questo disco. Ci siamo messe in gioco. Prima, invece, non ci spostavamo tanto rispetto alle certezze che avevamo e non sperimentavamo. Ora invece, osiamo, siamo molto più sicure. Tra noi non emerge una voce solista. Siamo ben amalgamate. È stato questo il nostro traguardo. A noi piace proprio così. Adesso abbiamo raggiunto degli incastri davvero perfetti tra di noi. 

Non andate mai alla ricerca di trucchi. Non fate scelte alla moda… 
Enza Prestia - Il motore che ci fa lavorare è il piacere di suonare insieme, anche nei momenti più difficili. In questo disco abbiamo cercato nuovi stimoli, lavorato molto sulla struttura e a nuove soluzioni musicali possibili. Ecco, “Nozze d’argento” è la forza di un’identità personale messa in coro. Oggi ci distinguiamo più che mai per questo. Ognuna di noi ha un ruolo preciso e anche un carattere che emerge. Ognuna ha un modo di portare la stessa canzone. Per noi questo significa realizzare un incontro sia musicale che umano. Musicalmente abbiamo vissuto un vero e proprio processo di presa di coscienza, ma molto diverso per ognuna di noi. Cristina ha sempre avuto molta padronanza della voce e dell’organetto. Adesso anche io e Lori sentiamo di aver compiuto questo processo. In questi venticinque anni ci siamo nutrite di questo carattere musicale che ci ha permesso di crescere. 
È come quando devi produrre un’opera d’arte, a furia di riprodurre, poi trovi la tua via. Personalmente, non avevo esperienza della tradizione. Condividevo un sentire, ma sono andata molto per simpatia e per similitudine, quindi questo mi ha permesso negli anni, proprio attraverso l’imitazione, di trovare il mio carattere, al punto che oggi mi appartiene. Canto le mie cose, ma adesso mi sento anche di appartenere alla tradizione che cantiamo. 

Nel panorama generale della musica tradizionale italiana, come vi collocate e come collocate questo disco?
Enza Prestia - Noi veniamo da una realtà popolare, ma per noi “popolare” significa relazioni, contatto, comunicazione. Poi non ci importa più di tanto di essere rigidamente nella tradizione, ma usiamo tutto quel bagaglio per comunicare. È questo il nostro essere popolare: arrivare alla gente. 
Cristina Vetrone - Siamo filologiche nella comunicazione. Il resto non ci interessa perché non ci appartiene. Anche questo finto andare oltre la tradizione non ci interessa. Ci interessa essere vicini all’essenzialità. 
Enza Prestia - Autentiche, questa è la parola giusta che ci corrisponde. Se tu la vivi davvero un’emozione, puoi trasmetterla. E allora cosa c’è di più popolare di questo?



Assurd - Nozze d’argento (Iesce Sole, 2016)
Ironiche, passionali, tormentate, vere sono ognuna delle undici tracce contenute in “Nozze d’argento”. Assomigliano a loro, a Cristina, a Lorella, a Enza, tutte, dalla prima “Pulcinella”, all’ultima “Vinticinqueanni”. Gli arrangiamenti, sempre molto puliti e essenziali, si limitano a colorare e a sottolineare dei testi carichi di passione e di storie di vita, come tradizione vuole. “La nave delle spose” è il racconto delle donne che attraversavano l’oceano per sfuggire alla miseria cercando in un matrimonio combinato (“per procura”) nel nuovo continente una sorte più clemente. Questi testi trasudano femminilità, fierezza, speranza, dolcezza, tormento, desiderio e non poteva essere altrimenti con le Assurd. Musicalmente, come non dare ragione a queste ragazze che ci hanno espresso tutta la coscienza della propria maturità artistica. Le loro voci si amalgamano in modo estremamente naturale e compiuto in un brano vocale come “Pass o tiemp”, per raggiungere una impareggiabile maestria in “E fate so tornate”, uno straordinario ritratto autobiografico assolutamente perfetto nella struttura, negli incastri vocali e strumentali e nella forza espressiva delle singole voci. In questo perfetto equilibrio delle parti, si inseriscono magistralmente le incursioni degli amici ospiti che hanno prestato il proprio talento musicale inserendosi in punta di piedi in questa ricca trama musicale, espressiva e esistenziale. Quelle di Elio 100GR. (Bisca) in “Vagando” sono delle delicatissime pennellate di colore, discrete e intense, come se da sottili fessure entrassero le prime luci dell’alba. Di grande forza propulsiva è, invece, la percussione di Ciccio Merolla in “Lunatica”, che sembra scandire un rito tribale arrabbiato, intenso, doloroso che poi diventa liberatorio e liberato dalla pelle del tamburo. L’intervento del beatboxer campano Devò dà senso alla ripresa di un classico come “Tammuriata nera”, unica traccia tradizionale del disco. Essenziale il sostegno armonico di Fulvio Di Nocera, in “Doremifasol” e poi soprattutto in “La nave delle spose”, dove sembra descrivere l’andamento regolare della nave e accompagnare il percorso più rocambolesco delle armonie del bandoneon di Carlo Maver. “Nozze d’argento” è un disco che si ascolta tutto d’un fiato, come un’esperienza catartica: dopo aver attraversato la ricca gamma delle passioni umane, ti lascia in silenzio, nella quiete e nel piacere estatico dell’ascolto vissuto. Le Assurd ci hanno abituati a un sentire che va oltre la voce, le armonie, i ritmi, e soprattutto gli artifici dell’era discografica moderna. Il loro è un sentire profondo, carnale, femminile e plurale. Artisticamente, il loro lavoro è la democrazia dell’espressività vocale, senza gerarchie, senza servi e senza padroni. È materia viva che sgorga da voci senza tempo.  



Flavia Gervasi

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