Lastanzadigreta – Creature Selvagge (Sciopero Records/Self, 2016)

Le canzoni pop in metallo e legno massello (come recita lo slogan che accompagna il comunicato-stampa) che compongono questo CD fanno dell'esordio del quintetto torinese (anticipato gli anni scorsi da due brillanti EP, programmaticamente intitolati “Lato A” e “Lato B”) uno dei più bei dischi italiani di questi ultimi mesi, forse addirittura degli ultimi anni. Edito dalla resuscitata Sciopero Records, piccola etichetta diretta dagli Yo Yo Mundi, è una ventata di aria fresca in un panorama italiano stretto da una parte dalla crisi irreversibile del cantautorato storico e dall'altra dalla massificazione e dal livellamento della scena indie, il cui successo di pubblico agognato e, in parte, raggiunto, ne segna inesorabilmente l'inizio della fine. “Creature Selvagge” è un capolavoro di varietà, di azzardo, di arrangiamento, con sonorità che vanno dallo strumentario infantile al rock classico (ma, da notare, senza basso e senza batteria), da decibel centellinati con parsimonia a cavalcate più rumorose, come in “Deserto” o nel finale di “Erri”. Lastanzadigreta definiscono il loro genere come pop, e che si possa essere pop e leggeri, senza rinunciare ad essere seri, questo disco lo dimostra alla perfezione: le “Creature Selvagge” sono dodici piccoli quadri con una varietà di stili diversi, densi di riferimenti letterari, che vanno da Buzzati a Erri De Luca, cinematografici, storici. Uno strumentario bizzarro, con un sound (o meglio, con più sound) che si regge sul suono di marimba e vibrafoni cui si affiancano mandolini, chitarre acustiche e elettriche, percussioni, un piano Fender, un pizzico di elettronica vintage (proprio la mitica Casio Pt-80 e la batteria Farfisa Rhythm!) e persino il theremin. Anche i testi hanno una peculiarità: possono essere letti come prosa, non c'è una scansione in versi. Le tracce che compongono il lavoro sono tutti riuscitissime, dalla minimale “Camarade Gagarine”, con la struggente voce del cosmonauta sovietico che descrive la terra dallo spazio «da quassù è proprio tutto bellissimo», a “4-4-2” con la narrazione affidata ad una lavagna scolastica, a “Lisa”, dedicata a un personaggio dei cartoni animati che scoprirete da soli, alla notevole “Erri” tratta da “Il Giorno prima della Felicità” di De Luca e condotta da un ostinato della marimba. Gli episodi migliori, oltre alla già citata “Camarade Gagarine” e alla title-track che apre l'album, sono forse l'acustica “Inviti”, tratta da un racconto di Dino Buzzati, e “Foglia d'Autunno” che affronta lo scivoloso argomento della violenza alle donne senza retorica e, strano e inusuale, con una poesia che per nulla stride con una tematica così difficile. La conclusiva “Amore e Psiche”, scritta da Paolo Archetti Maestri, che, così come Marco Pestelli, presta anche la sua voce in due brani, e con la ritmica affidata ad una macchina da scrivere, sigilla questo ottimo lavoro, espressione di un artigianato sonoro che è già arte e di un mondo, musicale e testuale, già maturo e solido. In un disco che fa della cura dei dettagli la sua caratteristica migliore, sono da sottolineare anche la qualità dell'incisione e del missaggio, curata da Dario Mecca Aleina e della grafica, con le bellissime illustrazioni di Cinzia Ghigliano. 


Gianluca Dessì
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