giovedì 19 gennaio 2017

Festival La Zampogna, Maranola (LT), 14-15 gennaio 2017

È tempo di zampognari: è tempo de “La Zampogna”. Giunto alla XXIV edizione, il festival dedicato agli aerofoni a sacca che anima il borgo aurunco è, come sempre, raduno di musicisti, liutai, studiosi, cultori degli strumenti o semplici appassionati. Nonostante le rigide condizioni climatiche nell’Italia centrale e meridionale abbiano tenuto lontani molti turisti culturali e anche molti addetti ai lavori, il Festival si è confermato catalizzatore di un vasto movimento di pratica sonora della zampogna – sia detto una volta per tutte: strumento di rilevo della cultura italiana tout court – e appuntamento centrale nel calendario delle rassegne di musica tradizionale e world in Italia per l’elevata qualità dei concerti, per lo spazio dato alle giovani generazioni che imbracciano zampogne e ciaramelle, per i seminari di studio che consentono approfondimenti. Proprio da questi ultimi vogliamo prendere le mosse, dicendo delle pietre e dei metalli sonanti in mostra nel centro studi di Torre Caetani nel centro storico del paese. In particolare, parliamo della Liuteria Meccanica Rotabile – inusitata orchestra di metallofoni e campanacci forgiati a Maranola dalle mani sapienti di Toni Guglielmi – che è una delle nuove sfide lanciate da Ambrogio Sparagna, co-direttore artistico della manifestazione con Erasmo Treglia e la cui realtà è stata presentata in un video sabato pomeriggio. 
Sempre la sera del sabato si sono tenuti i primi brevi e serrati concerti nella Chiesa di San Luca, dove si è esibito il quartetto Radici Popolari (organetto, voce, tamburo a cornice e grancassa, zampogna, ciaramella e violino elettrico)di Broccostella, nel frusinate. A parte la scarsa originalità del nome, i giovani musicisti ciociari mettono in mostra una buona vena da concerto di piazza, spaziando tra folk d’autore e brani di tradizione. Dopo di loro, si sono esibiti gli Enerbia, notevole quartetto piacentino da Bobbio, portatori dei canti e delle musiche dell'Appennino nord-occidentale, con Maddalena Scagnelli (voce, violino, salterio), Franco Guglielmetti (fisarmonica), Fabio Paveto (müsa) e Gabriele Dametti (piffero). Poi, il trio Zampogneria: Marco Tomassi, Giorgio Pinai e Marco Iamele, freschi di esordio discografico: “Fiumerapido” (pubblicato da Finisterre), un disco che è testimonianza di passaggi e di sentieri migranti di musicisti, di strumenti, di gusti, di saperi musicali, che hanno portato fin dal Seicento le zampogne italiane nel nord Europa, influenzando repertori e organologia. Un lavoro di musiche sacre e profane, di musica d’ascolto e da danza, tradizionale e di nuova composizione, che si avvale di ospiti di primo piano, come Susana Seivane, Erico Montbel e David Shepherd. 
Non poteva mancare un gruppo locale, il quartetto maranolese dei Soffi d’Ancia, a chiudere questo assaggio della rassegna. La serata è finita in festa tra zampogne, ciaramelle, organetti e prelibatezze culinarie locali. Ad aprire la domenica, giornata clou della manifestazione, è sempre il suggestivo raduno processionale degli zampognari, che si inerpicano lungo le viuzze del borgo per giungere all’edicola votiva mariana: qui Maddalena Scagnelli ha eseguito il canto antifonale del XIV secolo del monastero di Bobbio “Beata es Maria” e un canto natalizio nord italiano “Puer Natus”. In versione ridotta la mostra-mercato di liuteria tradizionale, anche per le già dette condizioni meteo, mentre si è mantenuto ricco l’ambito seminariale con un focus su patrimonio tradizionale e diritto d’autore con il maestro Enrico Razzicchia in rappresentanza della SIAE, un seminario sul friscalettu a cura di Pietro Cernuto, un breve excursus sulle relazioni tra musette e sordellina italiana in epoca barocca tenuto dall’eminente studioso e musicista belga Jean-Pierre Van Hees. Non da ultimo, di grande interesse il racconto dell’arte campanaria di Don Francesco Ferro, con le sue campane itineranti (sono cinque campane che, in scala di Do, corrisponderebbero dal Do al Sol) suonate con tecnica “a cordette” dal suonatore, che utilizza braccia e gambe. 
Più tardi, lo stesso Ferro si è esibito anche con la coppia di zampogne di Marco Tomassi e Marco Iamele in un breve set davvero sorprendente. La chiesa di San Luca ha accolto ancora gli Enerbia con un concerto più articolato di quello del sabato, con canti e danze dell’area delle Quattro Province, tra cui ha spiccato il bel “Valzer degli sposi”. Anche il trio Zampogneria ha avuto modo di presentare il proprio lavoro, condividendo il palco, anzi l’altare, con la rinomata gaitera galiziana Susana Seivane nel medley “Muñeira de Chantado/Ballarella/Muñeira Marinera”, che esplorano affinità ritmiche e melodiche, esito – chissà – di antiche confluenze lungo il Cammino di Santiago. Seivane è stata premiata con suo padre Alvaro, liutaio di grande scuola, per il lavoro di ripresa della gaita nella regione spagnola, che oggi annovera decine di migliaia di suonatori dell’aerofono. Riconoscimento artistico anche per Giovanna Marini, premiata per la sua attività di studiosa, musicista e didatta. Purtroppo l’artista romana è stata impossibilitata a intervenire per via di un’influenza. All’interno del Bordone sonoro, la passerella conclusiva degli artisti presenti, c’è stato il doveroso spazio per i giovanissimi suonatori premiati con il contributo di SIAE, ACEP e UNEMIA (hanno ricevuto un buono in denaro per partecipare a una master-class e per acquistare o riparare gli strumenti) perché consegnatari del suono della tradizione.
Dunque, ecco Federico (zampogna) e Noemi Conti (ciaramella), provenienti dalla schiatta dei Palazzo di Esperia. Ancora, da Montesilvano (PE) Irene Di Marco, quattordicenne ‘zampognista’ e schermitrice, e suo fratello Christian, di diciassette anni. Insomma, potrebbero essere tra i futuri protagonisti del Festival La Zampogna, che il prossimo anno festeggerà il venticinquennale. Vagheggiamo (se il budget lo consentirà) di una grande notte delle ance, che riunisca non solo suonatori di aerofoni a sacca. Visto che ci siamo, ci permettiamo di proporre qualche nome per un cartellone da sogno: Patrick Molard, John McSherry, o qualche altro luminare delle uilleann pipes, Kathryn Tickell, Gabriele Mirabassi e David Krakauer. Che ne dite? 


Ciro De Rosa

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