Alberi Sonori – Mondi Stropicciati (RadiciMusic Records/Egea, 2016)

A tre anni dalla pubblicazione del disco di debutto “D’Amur’e Santi”, la formazione calabro-molisana Alberi Sonori torna con “Mondi Stropicciati”, secondo lavoro che segna una importante svolta nel loro percorso, evidenziando non solo una piena maturazione artistica ma anche una maggiore consapevolezza nelle loro potenzialità. In particolare questo nuovo album prende le mosse dall’idea di mettere insieme e dare respiro ai background dei membri del gruppo nell’ambito della musica tradizionale, sentieri diversi che hanno segnato la crescita e la formazione di ognuno di loro, permettendogli di entrare in contatto con piccoli mondi solo in apparenza differenti l’uno dall’altro. In questo senso indicativo è già il titolo del disco ad identificare quei microcosmi fatti di luci ed ombre al quale si lega l’aggettivo “stropicciati” ad evocare le mille pieghe che li caratterizza e li rende unici. Riscoprire e donare nuova vita a tutto ciò vuol dire, come scrivono nella presentazione del disco, “mantenerne vivo il fuoco e non venerarne unicamente le ceneri” nella convinzione “che un altro mondo sia possibile, un mondo dove la diversità sia realmente fonte di ricchezza e di vita, dove non ci sia la superbia della superiorità sugli altri, ingurgitando denaro e riversando morte e miseria. Un mondo che accetti la bellezza di quel caos apparente che racchiude invece un ordine complesso e profondamente perfetto. Un'utopia? La tradizione insegna”. Il risultato è, dunque, una sorta di itinerario di viaggio che prende le mosse dalla Sardegna tocca la Puglia, il Molise e la Calabria per approdare, in fine ai Balcani. La voce e le percussioni di Cinzia Minotti, le corde di Giuseppe Ponzo (chitarra battente, chitarra acustica,lira calabrese, frischettara, fujara, tamburi a cornice, campana tibetana, bottiglia) e Oreste Sandro Forestieri (mandolino, bouzouki, baglama, kaval, flauti a paru, friscaletto, marranzano, tamburi a cornice, bottiglia, cupa-cupa) ed il violino di Giuseppe Rossi costruiscono strutture musicali di impianto acustico dense di lirismo dove si inseriscono la voce di Chiara Scarpone, la zampogna di Matteo Stringaro e i tamburi a cornice di Michele Di Paolo, a cui si aggiungono le partecipazioni degli ospiti Silvia Santoleri all’organetto e Nicola Di Fiore (darbuka, timpani, piatti, tamburi a cornice) ad impreziosire il tutto. Ad aprire il disco è la filastrocca tradizionale sarda “A’badda” a cui seguono una trascinante “Tarantella” di San Nicandro e il tradizionale molisano “A' mamm dù vinde” in cui spicca la voce di Chiara Sarpone. Gli Alberi Sonori ci conducono poi in Calabria con il canto “Guarda dipettu” e poi ancora in Basilicata con la splendida “Fronni d’Alia”. Si fa tappa in Campania con una “Fronna” e il “Canto Sul Tamburo” prima di discendere giù nel Salento per l’invito al ballo di “Pizzica di San Marzano”. Se il tamburo a cornice di Michele di Paolo guida il tradizionale abruzzese “Saltarella Orsognese”, la zampogna di Matteo Stringaro è protagonista de “La Ballata di Ninella”. E’ tempo di attraversare l’Adriatico e giungere nei Balcani con il trittico “Uskudar' a gider iken“, “Sve se more” e “Rumelay” che ci conducono al finale con lo strumentale inedito “Come foglie al vento” che suggella un lavoro assolutamente interessante e da ascoltare con grande attenzione. 


Salvatore Esposito
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