venerdì 4 novembre 2016

Viulàn – Cento ducati (Radicimusic/Goodfellas, 2016)

Amore, passione, dedizione rivolti alle parlate locali e alla promozione del canto dell’Appennino Tosco-Emiliano, in particolare del territorio montano del Frignano: da oltre quarant’anni Gabriele Chiodi e i Viulàn, istituzioni del folk della Penisola, si prodigano con eleganza canora al recupero del dialetto nella storia e nella cultura locale, cui sentono di appartenere profondamente. Di Lele Chiodi, occorre ricordare le collaborazioni sul campo e su disco con Francesco Guccini. “Dieci ducati”, pubblicato dalla toscana Radici Music, etichetta che si contraddistingue da sempre per le copertine (qui è un dipinto di Giorgio Sebastino Giusti) e il raffinato digipack cartonato, ci porta le belle e agili tessiture vocali di Gabriele Chiodi (baritono), Carlo Pagliai (tenore) e Lauro Bernardoni (basso), magistrali nell’armonizzazione delle voci e nell’incrociare le limpide finezze strumentali di impronta classicheggiante dell’aretino Giorgio Albiani (chitarra e chitarra contrabbasso, arrangiamenti), sviluppate in efficaci innesti ritmici, armonie e contrappunti con quelle dal colore popolare di quell’altro eclettico artista che è il molisano Silvio Trotta (mandolino, mandola, mandoloncello, bouzouki, chitarra battente), libere da farciture modaiole e abbellimenti fuori luogo. I quindici brani sono perlopiù tradizionali (canti narrativi, una serenata, una ninna nanna, una filastrocca, un canto della natività), soltanto “Il maggio di Lele” – dedicata a chi porta avanti l’antica usanza del ‘cantar maggio’ – e la splendida “Ninna Nana, Gesù” sono elaborazioni di Albiani, mentre “Ave Maria” è il celebre canto sardo. Il brano di apertura “Mi voi to marì” conferma da subito il valore dell’ensemble. Più avanti, svettano per nitore vocale “Cattivo custode” e “L’inglesa”, le due interpretazioni a cappella di “Donna Lombarda” e “Quattro piemontesi”. Esemplari, come sempre! 


Ciro De Rosa

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