Girolamo De Simone, Musica Sottile, Guida Editori, 2016, pp. 115, Euro 10,00

La vocazione alla ricerca, il rivolgersi a “libri-zibaldone”, che consentono molteplici approfondimenti, transiti, ma anche “approdi multipli”, la rinuncia all’autoreferenzialità propria di molta scrittura accademica costituiscono una dichiarazione d’intenti e una premessa estetica, etica ed esistenziale al contempo, alla base del volumetto scritto da Girolamo De Simone. Perché il suo parlare di musica, abbandonando la «scrittura lineare, rinunciando anche alla pretesa esaustività e alla cosiddetta “scientificità” del testo», come l’autore rileva nella “Ingressa” (p. 7), lontano dalla retorica ma non dalla consapevolezza, è in linea con il suo ininterrotto porsi – musicalmente parlando – “sulla frontiera”, sulla “soglia”. In poco più di cento pagine, divise in capitoli sintetici nel dipanarsi sulla carta, ma densi di riflessioni e di rimandi, che chiedono al lettore (com-)partecipazione, il compositore (ma sono inscindibili le visioni dello studioso, del docente e dell’operatore culturale) sviluppa tracce che tengono insieme la storia della musica e delle origini della chiesa cristiana, la spiritualità, la tecnica pianistica, la tecnologia, la percezione, che è centrale nella fruizione della musica stessa e, non da ultimo, le politiche culturali. Le pagine restituiscono numerosi nessi con le ricerche desimoniane, con i suoi lavori discografici (opportuni link nelle note ne propongono l’ascolto) concepiti come forme di ibridazione, e con le sue performance e installazioni. “L’avventura degli Inni”, “I due Giovanni”, “Ho suonato quasi in preghiera…” e “La complessa semplicità di Qâf” sono i passaggi-capitoli in cui il compositore vesuviano esplicita le ispirazioni, le suggestioni, le curiosità, le ricerche letterarie, filosofiche e musicali, le procedure compositive, le mescolanze di temi e modi, gli antichi e storici intrecci tra musiche, dalla Siria fino ai nostri lidi. È naturale che in alcune sequenze narrative l’autore riprenda i compositori più influenti come Cage, Eno, Grossi, Chiari e Cilio e altri ancora, che ha incontrato, con cui si è confrontato, da cui ha appreso. Con i capitoli “Il senso, i sensi” e “Ricerca del sottile” De Simone entra nel pieno della presentazione delle sue modalità esecutive, mettendole in relazione con le sue motivazioni esistenziali, la sua poetica, il suo agire così lontano da rozzi clamori. Prosegue riflettendo sulla grammatica della musica, tra armonia e armonie, intervalli, testure e timbri, ritmi e densità di accordi, tonalità e modalità, tecniche e tecnologie. Insomma, la sua “musica sottile” richiede un mutamento prospettico e percettivo, che pertiene tanto a chi produce i suoni quanto a chi nefruisce. Nel conclusivo “Politiche e Fabbriche”, De Simone mette al centro la riflessione umanista e operativa sul territorio, sulle culture popolari, sul ruolo degli intellettuali, sulla deriva populistica della politica, entrando nel pieno delle disastrose normative regionali in materia di associazionismo e di progettualità culturale, denunciando il mancato riconoscimento di chi, operando da decenni e decenni, possiede un archivio di «’fatti’ culturali e artistici» (p. 101), che dovrebbero affrancare da incombenze e paletti che hanno a che fare con la burocrazia e con una corsa a ostacoli, piuttosto che con la produzione culturale. Osserva: «Basterebbe destinare infima parte delle risorse non a progetti eclatanti (basta progetti, basta grandi eventi, megalomania inconcludente, compilatoria, modulistica!) ma a… persone: cinque giovani all’anno, ognuno che porti avanti il suo agire, la sua idea, per almeno tre anni. Assegnare borse di studio e finanziare gli esiti del lavoro. Dopo pochi anni saremmo meta di turismo autentico, non solo oleografico. Questi fermenti arricchirebbero la vita culturale-artistica delle città» (ibidem). Invoca, infine, la trasformazione degli spazi in “fabbriche di senso”, le città in “città fluxus” o “città generative”, perché non basta essere “porose”: qui il riferimento è a Napoli, ma l’analisi è allargabile ad altre realtà della Penisola. “Musica sottile” è un libro per non smettere di pensare: e non solo di musica. 

Ciro De Rosa
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