venerdì 22 luglio 2016

Del Sangre – Il Ritorno Dell’Indiano (Latlantide/Edel, 2016)

Nati nel 1999 dall’incontro tra il cantante e chitarrista Luca Mirti e il batterista Marco Schuster Lastrucci, i Del Sangre si segnalarono, nell’arco di pochi anni, come una delle band più interessanti della scena musicale fiorentina, tanto con il loro ottimo disco di esordio “Ad un passo dal cielo”, nel quale spiccava il brano “Radio Aut” dedicato a Peppino Impastato, che gli fruttò anche il successo al Premio Ciampi, quanto con i dischi successivi “Terra di Nessuno” del 2004, “Un nome ad ogni pioggia” del 2006 in cui spiccava la partecipazione del cantautore americano Joe Grushecky, e il progetto “Vox Populi” del 2008 in cui rileggevano in chiava folk-rock alcuni canti tradizionali. A distanza di sei anni da “El Rey”, l’ultimo lavoro in studio, nei quali avevamo perso un po’ le loro tracce, li ritroviamo con “Il Ritorno dell’Indiano”, disco che raccoglie dieci brani nuovi di zecca, più un omaggio ad Ivan Della Mea, registrati con la partecipazione di Fabrizio Morganti (batteria), Giuseppe Scarpato (chitarra), Claudio Giovagnoli (sax), e Paolo "Pee Wee" Durante (organo Hammond), ai quali si aggiunge il fedele Gianfilippo Boni (pianoforte e Wurlitzer) che ha coprodotto il disco. Si tratta di undici brani sospesi tra spaccati autobiografici e impegno civile, nel quale ritroviamo intatto il loro marchio di fabbrica sonoro in cui si mescolano folk, rock e country di matrice americana con echi della protest song italiana degli anni Sessanta. Frutto di due anni di lavoro, il disco svela sin dalle sue prime note un sound e una scrittura maturi e di spessore come dimostra l’iniziale “L’indiano” con il canto tradizionale dei nativi americani che fa da preludio ad un brano rock serrato ed intenso. Il tasso elettrico si mantiene alto con “Alza le Mani” con la chitarra elettrica sugli scudi e la voce di Luca Mirti in gran spolvero, mentre la seguente “Successe Domani” svela un sound sospeso tra i ritmi in levare dello ska e il country blues. Se “Gaetano Bresci” evoca nelle sue trame elettroacustiche la figura dell’anarchico che uccise Umberto I, la successiva “Fuori dal Ghetto” è un travolgente omaggio allo ska-punk degli Anni Novanta, il tutto condito da un testo per nulla banale. Si prosegue con il rock di “Una chitarra per la rivoluzione”, e la denuncia senza mezzi termini di “Sacra Corona Unita”, ma uno dei vertici del disco arriva con la malinconica ed introspettiva “Scarpe Strette” in cui Luca Mirti firma uno dei testi migliori di tutto il disco. Le chitarre di “Argo Secondari” e “Gli occhi di Geronimo” ci conducono verso il finale in cui brilla la bella rilettura elettrica di Sebastiano” di Ivan Della Mea, che suggella un disco da ascoltare tutto d’un fiato, senza mai premere il tasto pause. Bentornati Del Sangre! 


Salvatore Esposito

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