Il Muro Del Canto – Fiore De Niente (Goodfellas, 2016)

A distanza di tre anni da “Ancora Ridi” e con alle spalle numerose collaborazioni come quella con Er Piotta per il singolo “7 Vizi Capitale”, Il Muro del Canto torna con “Fiore De Niente”, disco che fotografa il sestetto romano nel pieno della sua maturità artistica, frutto di anni di intenso lavoro nel corso dei quali hanno raccolto l’apprezzamento di pubblico e critica. In particolare questo nuovo disco li vede mettere ancor più a fuoco le caratteristiche peculiari della loro cifra stilistica, attraverso una maggiore cura nei testi in dialetto romano e la loro forza affabulatrice del loro storytelling. Dal punto di vista sonoro, si nota una maggiore apertura verso influenze che guardano ora al rock, ora ancora guardare oltreconfine verso la patchanka, la musica irlandese o il blues americano, senza perdere di vista la matrice tradizionale che emerge al suono della fisarmonica o del violino. Composto da tredici brani, il disco intreccia riflessioni sui tempi che viviamo e la libertà, raccontando la vita dei giovani e di chi lo era quarant’anni fa, sottolineando l’importanza di saper rinascere come i fiori. A guidarci è come sempre la voce di Daniele Coccia, accompagnato dalle chitarre di Giancarlo Barbati Bonanni, dalla fisarmonica di Alessandro Marinelli e da Eric Caldironi che si divide tra chitarra acustica e pianoforte, il tutto perfettamente sostenuto dalla trama ritmica intessuta dal basso di Ludovico Lamarra e Alessandro Pieravanti alle percussioni ed alla voce. Il Muro Del Canto ci conduce, così, attraverso gli spaccati introspettivi dell’iniziale “Ciao Core”, i racconti dell’infanzia di “Ginocchi Rossi” e l’ironia pungente della scura “L’anima de li mejo”, fino a giungere alla profonda riflessione sulla giustizia di “Madonna delel Lame”. Il ritmo serrato della title-track ci conduce prima al monologo “Domenica a pranzo da tu madre”, interpretato da Pieravanti, e poi alla intensa e poetica “La neve su Roma” ma il vertice del disco arriva con “Figli come noi” in cui il sestetto romano racconta degli abusi di cui spesso si macchiano le forze dell’ordine nell’esercizio delle loro funzioni. Le sonorità quasi western di “Come Tre” ci conducono verso il finale in cui brilla la nostalgica “Vivere alla grande”. “Fiore De Niente” è il ritratto di una Roma che non si arrende e che lotta, mentre sullo sfondo si stagliano le atmosfere di quella ritratta da Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo in “Suburra”. Un lavoro di pregevole fattura da tenere d’occhio tra i dischi in dialetto per le Targhe Tenco. 


Salvatore Esposito
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