Giovanni Palombo – Retablo (Acoustic Music Records, 2015)

Giovanni Palombo ci regala il suo quarto album pubblicato dalla label tedesca Acoustic Music Records. Si intitola “Retablo”, è composto da nove brani straordinari e può essere ricondotto a composizioni di chitarra finger style. Delle nove tracce in scaletta, la penultima – intitolata “Oud Rendez-Vous” – è un’improvvisazione live in duo con Kyam Allami all’oud, mentre “Goodbye Park Pie Hat” è un’elaborazione del famoso brano scritto da Charlie Mingus per l’album del 1959 “Mingus Ah Um”. Sarebbe forse superfluo indugiare sulla bravura di Palombo, che riesce – come ben sa chi segue le sue produzioni – a sintetizzare nelle sue mani e nelle sue dita un panorama musicale amplissimo. Nel quale si succedono, con coerenza ed equilibrio, ritmo, melodia, armonia e richiami a tante suggestioni: dal folk al jazz, fino agli echi di costruzioni che possono essere riconosciute in un’idea di world music contemporanea (mi fermo qui perché la strada è molto scivolosa, specie se, come in questo caso, si frappone tra un’idea e un lavoro artistico non esplicitato in questi termini e il modesto programma di interpretazione sviluppato in queste righe). Ma per dar conto delle articolazioni dei brani che sono confluiti in questo lavoro è necessario partire dall’assetto, dal progetto, in modo da individuare con più chiarezza gli elementi più importanti a cui i brani fanno riferimento. Innanzitutto è fondamentale l’immersione nel suono, in modo da assorbire lo spettro sonoro di ogni corda. E sarebbe già appagante. A questo poi si può aggiungere l’attenzione (più analitica) alla scrittura e all’esecuzione. Che in termini generali e probabilmente inadeguati potremmo definire aperta, libera, estemporanea, perforrmativa. E che, in termini più precisi, definiamo invece strutturata, cioè saldata a un’idea definita, nella quale lo sviluppo di un tema evidentemente centrale ricopre la stessa importanza della precisazione dei dettagli e i suoni portanti poggiano spesso su suoni più secondari (“Total eclipse of the earth”), suonati dentro una dinamica più morbida e di contorno. Come si può leggere in molte delle note che parlano dell’album o, in generale, della discografia di Palombo, si avvertono dei legami con alcune tradizioni espressive ben consolidate. Ma a ben vedere non credo che questo sia particolarmente importante, ai fini non solo della comprensione della musica confluita in “Retablo”, ma soprattutto della visione che i nove brani vogliono esprimere. Ciò che emerge in modo più netto, infatti, è il flusso narrativo della chitarra (ci mancherebbe altro), che si configura dentro un progetto evidentemente personale e (perché no?) introspettivo. Un progetto che lascia senz’altro trapelare la visione inclusiva di una musica composta da parti evanescenti quanto concrete, ricucite dentro una prassi esecutiva mai divergente ma anzi equilibrata e puntuale. Ma che, in definitiva, ha l’obbiettivo di esprimere le articolazioni di un pensiero complesso. Di un pensiero pensato da Palombo e trasfigurato dentro la dinamica di uno strumento che qui diviene molto di più, assumendo i tratti ramificati di un linguaggio pieno di sfumature (“Il sommo artigiano”). La coerenza del progetto è in qualche modo riflessa anche nella selezione e sistemazione dei brani che compongono “Retablo”, imperniati attorno a un suono perfetto e stratificati l’uno sull’altro nel quadro di esecuzioni raffinate e imprevedibili, che attingono a varie tecniche oltre che, come si diceva prima, a varie possibilità narrative. Anche questo è in linea con il dinamismo dell’album, che si configura piuttosto come una successione coerente di impressioni, di storie. Come ci dice lo stesso Palombo, le relazioni tra i brani si muovono tra i due poli dell’indipendenza e della connessione, in modo da garantire una serie di movimenti mai uguali e, allo stesso tempo, sottolineare la laboriosità del programma. Tra i brani più profondi, è importante segnalare “Anna e Maurizio”, in duo con Peter Finger, “Farewell to John” e Halleluya”.


Daniele Cestellini
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