Stefano Saletti & Banda Ikona, Auditorium Parco della Musica, Sala Petrassi, 16 Aprile 2016

Sabato 16 aprile la Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica ha ospitato la presentazione dal vivo di “Soundcity. Suoni dalle città di frontiera”, nuovo album di Stefano Saletti & Piccola Banda Ikona. Pubblicato a quattro anni di distanza dall’apprezzato “Folkpolitik”, il disco racconta il suono delle città di frontiera del Mediterraneo, attraverso l’itinerario sonoro percorso dal chitarrista romano viaggiando con la sua musica da Lampedusa a Istanbul, da Tangeri a Lisbona, daa Jaffa a Sarajevo fino ad arrivare a Ventotene. In questi luoghi, Saletti ha raccolto ispirazioni, suggestioni e registrazioni di suoni, rumori, voci, radio e panorami sonori, diventati in seguito le tracce guida per un racconto in musica del difficile dialogo tra sponda nord e sud, oriente ed occidente, ricchezza e povertà, dolore e speranza, il tutto senza dimenticare il dramma dei migranti. Il chitarrista romano ha dato vita, così, ad un concept album pregevole nel quale sono racchiusi undici brani, undici istantanee tratte dai suoi viaggi attraverso le città del Mediterraneo, nel quale il sabir, l’antica lingua franco-mediterranea, diventa metafora di un dialogo ed un confronto possibile. La premiere romana ha offerto al pubblico l’occasione di ascoltare l’esecuzione dell’intero disco dal vivo alla quale hanno preso parte, in veste di ospiti, alcuni dei musicisti che hanno contribuito anche alla sua registrazione, ovvero Riccardo Tesi e Alessandro D’Alessandro agli organetti, Pejman Tadayon al nef, Giuliana De Donno all’arpa, le voci di Emeka Ogubunka, Yasemin Sannino e Lucilla Galezzi, ed il giovane figlio d’arte Eugenio Saletti alle chitarre. 
Il viaggio sonoro di Stefano Saletti prende le mosse da Lampedusa con “Lampedusa Andata”, un brano di grande suggestione nel quale è racchiusa la speranza dei migranti in un futuro migliore, ma allo stesso tempo il dramma di quanti hanno perso la loro vita attraversando il mediterraneo. La voce intensa di Barbara Eramo si intreccia con quella di Emeka Ogubunka, mentre le corde di Saletti dialogano con i fiati di Gabriele Coen e il violino di Carlo Cossu, il tutto magistralmente scandito dalla sezione ritmica composta da Mario Rivera al basso, e Giovanni Lo Cascio ed Arnaldo Vacca alle percussioni. Si prosegue prima verso la Turchia con la struggente “Berkin'e bak” in cui brilla la voce di Yasmine Sannino e l’organetto di Riccardo Tesi.  Rotta verso i Balcani con la trascinante “Balar Tzigana” nella quale alla Banda Icona si aggiungono i mantici di Alessando D’Alessandro. Se la melodia sinuosa di “Azinhaga” ci regala un’altra splendida performance vocale di Barbara Eramo, la successiva “Padri Di Noi” vede ospite la voce di Lucilla Galezzi, per un Padre Nostro cantato in sabir alla maniera dei pescatori dei porti del Mediterraneo. Se l’intensa nell’intensa “Sarejavo mon amour” la voce di Yasmine Sannino ci riporta ai Balcani e al dramma della guerra degli anni Novanta, la successiva “Gaza Beach” risplende per la splendida trama sonora intessuta dalle corde di Saletti. 
Si resta in Medio Oriente con “Sbendout” che evoca la protesta dei rabini di Jaffa, mentre “Balkan Trip” ci conduce verso il finale in cui a sorprendere è “Tangeri”, il cui testo è ispirato ad un brano tradizionale che racchiude il verso “Tu che parti, dove vai? Finirai per ritornare”. “Lampedusa ritorno” chiude il viaggio riportandoci sull’isola dell’arcipelago delle Pelagie, la porta d’Europa. A completare il concerto non mancano due brani tratti dal disco precedente “Folkpolitik” e il bis finale con “Amara Terra Mia”, eseguita da tutti i musicisti sul palco. 


Salvatore Esposito
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