Mikaela Minga, Nicola Scaldaferri, Spanja Pipa. La canzone urbana di Korça, SquiLibri 2015, pp.80, Euro 15,00, Libro con Cd

Circondata dalle montagne e situata ad una decina di chilometri dal confine con la Grecia e la FYROM-Macedonia nell’area dell’antica provincia di Manastir, Korça è considerata una delle città più importanti e decisive per la formazione dell’identità culturale albanese, e questo in considerazione dei molteplici influssi e sollecitazioni culturali a cui si è trovata esposta sin dalla dominazione ottomana. Influenze francesi, greche, turche, arumene, italiane e bulgare hanno permeato la sua storia, e caratterizzato lo sviluppo sociale della comunità cittadina, e non è un caso che lì sia nata la prima scuola di lingua albanese e successivamente anche il primo liceo francese. Questo articolato insieme di interazioni culturali ha naturalmente pervaso anche la musica radicata nel centro urbano di Korça dando vita ad una raffinata tradizione melodica nella quale si intrecciano elementi di derivazione orientale e balcanica con i ritmi dispari e quelli del rebetiko, il tutto caratterizzato da una sensibilità di matrice occidentale. Agli inizi del Novecento, finita la dominazione ottomana, l’Albania conobbe un’effimera quanto travagliata fase di indipendenza, culminata prima con il protettorato e poi con l’occupazione italiana, a cui seguì, al termine della Seconda Guerra Mondiale, la dittatura isolazionista di matrice comunista di Enver Hoxha, durata dal 1946 al 1985. La musica e la canzone di Korça vennero, così, letteralmente inghiottite dal buco nero delle vicende politiche nazionali, e rimpiazzate dal tentativo da parte del regime comunista di dar vita ad una (presunta) “nuova pratica musicale popolare” con la creazione già dal 1949 di grandi kermesse come il cosiddetto Festivali Folkloristik, festival folkloristico. Korça, tuttavia, seppe resistere in qualche modo ai condizionamenti culturali del regime, ed almeno fino alla fine degl’anni Sessanta la sua scena musicale fu molto produttiva, come dimostra l’emblematica vicenda della cantante Spanja Pipa, ricostruita nel volume monografico “Spanja Pipa. La canzone urbana di Korça” curato da Mikaela Minga e Nicola Scaldaferri e pubblicato da SquiLibri. Nato durante un soggiorno a Korça nel novembre del 2010, il libro è il frutto di una importante ricerca sul campo, basata essenzialmente sul contatto diretto dei due ricercatori con la cantante corciana, ed ha il pregio di aver riportato alla luce un repertorio di canti, destinato a cadere inevitabilmente nell’oblio. Introdotto dalla prefazione di Ignazio Macchiarella, nella quale viene evidenziata la capacità di resistenza culturale del tessuto cittadino di Korça, il volume ricostruisce nel dettaglio la scena musicale cittadina ed in particolare le vicende ed il repertorio del gruppo “Lira” nato a metà anni Cinquanta, e riscoperto da una radio locale agli inizi degl’anni Novanta, per soffermarsi in modo dettagliato l’articolata e ricca personalità artistica di Spanja Pipa, ponendo in luce i tratti tipici di quell’artigianato musicale urbano, le cui radici affondano nell’oralità. Laddove è impossibile ricostruire l’apprendimento e la trasmissione da bocca ad orecchio dei canti tradizionali, si colgono nella vocalità della cantante di Korça la qualità della sua memoria musicale, e la sua capacità di reinventare e reinterpretare la tradizione, e questo grazie anche all’interazione con i musicisti che la accompagnano, a dimostrazione di una continuità esecutiva nel tempo che ha caratterizzato l’area urbana. Ad impreziosire il tutto è una raccolta di immagini che attraverso materiali di archivio contribuiscono alla ricostruzione anche iconografica del tessuto musicale di Korça, e documentano l’attività di ricerca sul campo di Mikaela Minga e Nicola Scaldaferri. Non manca anche un prezioso supporto discografico, con lo straordinario cd allegato, nel quale sono raccolti dodici brani registrati nel 2013, e che vedono Spanja Pipa, accompagnata da Josif Minga alla fisarmonica, Agron Murati alla llauta, Tomor Selimi alla chitarra e al mandolino e Koço Lalazi alla seconda voce. Durante l’ascolto, a colpire è tanto il repertorio di canti ricostruiti magistralmente da Josif Minga, quanto la voce di Spanja Pipa che nel rimandare alle grandi voci italiane del primo dopoguerra, svela complesse sfumature melodiche lontane dalle strutture tipiche della tradizione albanese, ma in cui Oriente ed Occidente sembrano incontrarsi in un abbraccio. 


Salvatore Esposito
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