Digressione Music. Intervista con Don Gino Samarelli

Nata nel 2008 come associazione culturale e poi evolutasi nel 2012 in etichetta discografica, Digressione Music è una delle realtà più interessanti della scena musicale pugliese, tanto per il suo progetto culturale che mira a valorizzare i talenti del territorio della scena jazz, rock e cantautorale, quanto per l’importante opera volta al recupero dall’oblio di repertori e composizioni classiche. Fondatore ed animatore di questa label indipendente è Don Gino Samarelli, prete ed insegnante di religione nei licei, da sempre innamorato dell’arte e della musica. Dividendosi tra la sua attività di parroco della Chiesa Madonna della Rosa di Molfetta, quella didattica e le produzioni discografiche, il sacerdote molfettese è un esempio di come si possa rendere possibili i sogni perseguendoli con passione e dedizione. Abbiamo intervistato Don Gino Samarelli per ripercorrere insieme a lui la storia di Digressione Music, soffermandoci sulle caratteristiche peculiari di questa etichetta e le produzioni più recenti. 

Partiamo dagli inizi, come è nata l'idea di dar vita ad una casa discografica? 
Tutto comincia con l’idea di raccontare il desiderio di bellezza e di arte attraverso un’associazione culturale, “Digressione Contemplattiva”, un desiderio che ho coltivato da ragazzo attraverso la pittura e l’interesse per l’arte. I primi anni dell’associazione, fondata nel 2007, sono stati caratterizzati da cinque rassegne intitolate “Sulle ali della bellezza” e qualche produzione discografica di documentazione. La svolta è avvenuta con l’invito al Festival MiTo di uno dei progetti pubblicati, “Le Variazioni Goldberg” di Bach eseguite a clavicembalo da Onofrio Della Rosa. In quel momento ho capito di essere chiamato ad una scelta: professionalizzare quell’impegno o godermi con leggerezza hobbistica quell’associazione. Ho scelto la prima, costituendo una società discografica, editore musicale e produttore cinematografico.
Perché far nascere un’attività di questo tipo non a Milano ma in Puglia, a Molfetta?
Perché a Molfetta? Perché è la mia città, perché è una città col DNA della musica, perché è periferia nella geografia mediatica e per questo vocata alle sfide, garanzia spesso di successo e qualità. Tutto questo è reso possibile anche dalle opportunità che la dematerializzazione dei processi produttivi oggi offre.

Qual è stato il filo conduttore che ha caratterizzato le vostre produzioni artistiche sin dagli inizi?
La passione. Il sentimento che ti fa dire che è bello ascoltare quella musica. La gioia di vedere come l’entusiasmo di un giovane si trasforma in emozione. Il dovere di far conoscere a molti la bravura di un musicista. Il diritto di dare vita ad opere “sepolte vive”.

Vi siete sempre mossi in un ambito che spazia da canzone d'autore al jazz, passando per la World music, con qualche piccola deviazione verso il rock. Con quali criteri selezionate i dischi da produrre?
Siamo cresciuti anche nei criteri di selezione. Dall’iniziale istinto passionale legato all’emozione dell’ascolto, siamo passati ad un’attenta verifica dei progetti che ci vengono proposti, guidati però sempre dal quel sentimento, gioia, diritto e dovere, di cui sopra.

Gli ultimi anni hanno visto l'inizio di un lento declino del cd come supporto fonografico, a vantaggio della riscoperta del vinile ed ovviamente dell'escalation continua della musica liquida e dello streaming. In questo senso quali sono le sfide che si trova ad affrontare un discografico oggi?
Sono sfide totali. La trasformazione digitale sta lentamente mutando in trasformazione semantica: nuovi linguaggi, nuove sintassi, nuove dinamiche di comunicazione, nuovi mezzi. Perché abbia un senso, il disco oggi non può che essere un progetto globale, legato all’evoluzione di un artista, sia personale che musicale. Un progetto che guidi il musicista ed il suo pubblico alla condivisione di un linguaggio, di una filosofia, di una ricerca; di qui la cura del booklet come strumento di comprensione ed approfondimento. Forse solo così, ha ancora senso comprare un CD ed ascoltarlo come si deve leggere un libro o risolvere un problema di matematica. Fare della musica un tappetino sonoro che accompagna le pulizie di casa o fa compagnia nel viaggio in macchina, è una riduzione semplicistica che lentamente porterà la musica ed i suoi accoliti a diventare macchine sonore senza anima né storia.

Da realtà particolarmente attenta alla scena artistica pugliese, vi state aprendo verso l'intera scena musicale italiana. Come si indirizzerà il vostro lavoro in questo senso?
L’apertura alla scena artistica nazionale e con due progetti anche internazionale, è stata una tappa di un cammino costante, puntuale e meritato. Una pubblicità recita ti piace vincere facile e lo è per chi ha aderenze potenti, notorietà, soldi pubblici; nel nostro caso, invece, tutto pesa su di noi, soprattutto nel doverci guadagnare la fiducia e meritare la credibilità da parte degli addetti ai lavori, siano essi musicisti, operatori culturali o pubblico. Vorremmo continuare a camminare su due binari, il primo quello della valorizzazione di giovani musicisti e di progetti primi, il secondo quello della ricerca di repertori sconosciuti o dimenticati, senza tralasciare qualche incursione in zone sperimentali e di nicchia.

Quali sono le difficoltà che incontrate nel vostro cammino?
Dal punto di vista artistico, le difficoltà non possono che essere esaltanti; mentre le difficoltà legate agli aspetti burocratici e fiscali, note a tutti coloro che si avventurano nella convinzione che si debba credere nel proprio Paese e nella onestà amministrativa, quelle sono faticose.

In questo senso quanto è stato importante in questi anni il supporto di Puglia Sounds per la vostra etichetta e più in generale per la scena musicale pugliese?
Puglia Sounds ha rappresentato per la Puglia uno straordinario strumento di valorizzazione del territorio e dei musicisti. Ha saputo incidere nella scena musicale nazionale ed internazionale in modo significativo, cambiando in alcuni casi, le sorti di musicisti e repertori. Per la nostra etichetta, il supporto è stato minimo ma utile: minimo, perché non siamo riusciti a far comprendere la qualità del nostro impegno; utile, per aver supportato alcuni dei nostri progetti nella comunicazione. In questo momento, Puglia Sounds vive una situazione di sospensione che tutti speriamo diventi al più presto un rilancio ed una più diffusa opportunità.

Quali sono le vostre ultime novità?
Sono tre i dischi lanciati nei primi mesi del 2016: il primo, dei Modus String Quartet, raccoglie un repertorio inedito di Filippo Trajetta (1777-1854) (“Filippo Trajetta. Un musicista italiano in America”), figlio del più famoso Tommaso Traetta, emigrato in America dove ha fatto fortuna, ma rimasto sconosciuto in Italia. 
Il secondo CD è degli Os Argonautas (“Samba delle Streghe”), che conferma e rafforza la qualità autoriale del gruppo e lo valorizza con la collaborazione di Jaques Morelenbaum al violoncello e Daniele Di Bonaventura al bandoneón; il terzo è un disco speciale (“Affetti e Tastiature La scuola organaria napoletana a Molfetta tra il XVII ed il XIX secolo”) perché fissa il suono di cinque organi antichi di scuola napoletana, restaurati recentemente a Molfetta e suonati dai maestri Francesco Di Lernia e Gaetano Manganelli. Di imminente pubblicazione, invece, un disco dell’Accademia Mandolinistica Pugliese dei concerti grossi after Scarlatti di Charles Avison nella revisione per orchestra a plettro di Leonardo Lospalluti; un secondo disco sarà un omaggio della chitarrista Chiara Fabbri alla sua città natale Ferrara (oggi vive a Parigi) ed al 500° anniversario della pubblicazione dell’Orlando Furioso, e, infine, la pubblicazione della prima parte dell’opera omnia del compianto M° don Salvatore Pappagallo, docente del Conservatorio di Bari, maestro di Cappella e compositore insigne, soprattutto fondatore della scuola popolare di musica A. Dvorak di Molfetta che ha segnato la storia personale e professionale di tanti musicisti, molti dei quali oggi ai primi posti tra i migliori direttori, cantanti e musicisti al mondo.

Concludendo, quali sono i consigli che si sente di dare ad un giovane o a chi si appresta a pubblicare il suo disco?
Innanzitutto approfondire con competenza le potenzialità offerte dalla rete e, incontrando persone serie e perbene, costruire insieme un progetto artistico a lungo respiro. L’improvvisazione e l’occasionalità sono pericolosi consiglieri; i venditori di fumo e di false promesse, nemici della musica.

Salvatore Esposito

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