Vox Bigerri – Ligams (Le Fil/ L’autre distribution, 2015)

Vox Bigerri sono attivi da più di dieci anni, in lodevole conciliazione di repertori polifonici di tradizione e brani di composizione, con una predilezione verso l’area pirenaica: Bigorre e Béarn, soprattutto, ma anche Paese Basco, e Catalogna. Pascal Caumont è l’ideatore del quintetto e ne è anche il direttore musicale; un musicista dalla traiettoria artistica peculiare: proviene da una famiglia di musicisti tradizionali, ma ha alle spalle una formazione classica e studi di musica contemporanea, è stato propulsore di gruppi di musica medievale, prima di volgere tutto il suo interesse verso la polifonia tradizionale occitana. Oggi è docente al Conservatorio di Tarbes nei Midi-Pyrenees. Accanto a lui sono Olivier Capmartin, Fabrice Lapeyrere , Règis Latapie, Bastien Zaoui: sono le cinque voci eccellenti di questo album, il cui titolo significa “legàmi” in occitano. Vox Bigerri rinvigorisce la tradizione delle ‘canteras’, serate di convivialità festiva, nelle quali ci si ritrovava a cantare tra amici intorno a un tavolo («Cantori d’aperò non d’operà!»). Una pratica di canto spontaneo, ancora vivo, ma poco conosciuto. Voci e corpi vibranti, armonia vocale e umana, che mette a frutto l’appassionata ricerca e che ha portato i musicisti a confrontarsi non solo con il canto della Francia meridionale, ma anche con i modelli sacri e profani di Sardegna e Corsica, con la polivocalità della dorsale nord-appenninica e con la musica antica; tutto con attitudine e spirito contemporanei senza, tuttavia, ricorrere ad accorgimenti elettronici o a tecniche beat-box (che si portano molto, ultimamente), nessuna percussione di accompagnamento: è solo nitore canoro di cinque voci vere, coese, che si spendono tra sontuosa fluidità espressiva e colori timbrici, sfoderando armonici e sfumature stilistiche. Il repertorio di “Ligams”, che è tutto dentro il mondo meridionale dell’esagono, attraversa secoli e luoghi. Dei quattordici brani in scaletta, personalmente, mi hanno colpito soprattutto “Un voltigeur” , raccolta da Caumont nel villaggio di Uzer, “L’aulher tot près de son aulhèra”, attribuito a un cantore del Béarn vissuto nel XVIII secolo, “Alentorn de la taula”, creazione collettiva del quintetto, “Au reng deus bienurós-branlo”, che mette insieme un canto tradizionale e un tema di danza. Lascia il segno pure il classico “Suu pont de Mirabel”, con cui chiudono in bellezza la loro quinta produzione. 


Ciro De Rosa