Nando Citarella, Stefano Saletti, Pejman Tadayon - Café Loti (La Paranza/Fondazione D’Apolito/ Materiali Sonori, 2015)

Chi da sempre è in viaggio nelle melodie e nei ritmi del ‘Piccolo Mare’ fino alle estreme propaggini mediorientali, è destinato a incontrare le assonanze, le comunanze, le interazioni e gli scambi. Con naturalezza i tre musicisti - il campano Nando Citarella (voce, tammorra, tamburello, bodhran, chitarra battente, marranzano), il laziale Stefano Saletti (voce, bouzouki, ûd, saz, lauta, chitarra, bodhran, krakeb), e l’iraniano, romano di residenza, Pejam Tadayon (voce, bamtar, setar, ney, ûd, saz, daf, bodhran, dubak) – propongono una palpitante mappatura sonora spazio-temporale. Il simbolo di questo crocevia di utopia culturale è il Cafè Loti di Istanbul, dirimpetto al Corno D’Oro, dove un tempo gli avventori, incontrandosi si scambiavano storie, vissuto e melodie. Una fabulazione sonora che le tre belle teste tessono con perizia, miscelando passato e presente, musica antica, stilemi colti e popolari, strutture modali mediorientali, ritmi tradizionali popolari dalla Spagna all’Egeo, passando dalle parti del Vesuvio. Così “La malinconia di Caen” si combina con un sonetto di Cecco Angiolieri (“La mia malinconia è tanta e tale”), per il quale hanno elaborato una melodia che interseca una seicentesca canzone popolare spagnola. Anche “Brigante d’o sabir” si compone di due parti: una prima in napoletano (complice la voce di Gabriella Aiello in coppia con Citarella), una seconda cantata in sabir, l’antica lingua franca dei porti del Mediterraneo associata a un tema tradizionale ebraico. Si apre con un’improvvisazione di liuto arabo, a cui si aggregano altre corde, “Reng d’o cefalo”, una composizione che mette insieme un tema persiano e una tarantella entrambi in 6/8. 
Sprizza tensione il turbinare di corde dello strumentale “Preludio al madrigale”, che apre la strada al componimento “Amarilli” dell’autore rinascimentale e barocco Giulio Caccini. Il canto di Barbara Eramo entra nel tradizionale “Cuncti simus concanentes” proveniente dal Libre Vermell (XIV secolo), che incontra un testo persiano del poeta Saadi che recita: “Tutti gli esseri umani sono membri dello stesso corpo / Nella creazione dell’universo abbiamo tutti la stessa matrice / Quando una parte del tuo corpo fa male / Tutto il corpo si sente male / Come fai a non stare male quando un altro essere umano sta male?”. Versi del ‘200, che sembrano un monito ai potenti per il Mediterraneo di oggi! Tempo di rapimento con l’irresistibile 7/8 di “Haft” (in persiano significa sette, per l’appunto), uno strumentale che vede il trio esprimersi in maniera superlativa. Ancora il mondo iranico ispira il titolo del successivo “Porque Khayyam”. Qui il dialogo improvvisativo tra liuto e nay fa da incipit e poi da sostegno al potente canto di Citarella, che riprende “’O nonno mio” di Napoli Centrale. Poi la lirica di Omar Khayyam si fonde con una melodia sefardita. “Costantinopoli” è il conclusivo peregrinare festoso e furioso tra Pireo, Istanbul e Napoli. Tra tanta world patinata che ci gira intorno, prestate ascolto a questa evocatrice malia acustica. 



Ciro De Rosa