Pablo Milanés - Canción de Otono (Fol Musica, 2015)

Pablo Milanés rappresenta una parte significativa della storia della musica cubana e latinoamericana. Se da un lato la sua produzione è caratterizzata da un atteggiamento di base indipendente - che ha permesso al cantautore nato a Bayamo nel 1943 di esplorare generi differenti e di accogliere influenze musicali anche d’oltreoceano - dall’altro lato la si può definire attraverso una vicinanza sperimentale con molte delle espressioni musicali cubane. Sin dai primissimi anni, infatti, Milanés tiene conto del panorama sonoro locale e delle molte possibilità che, sul piano compositivo, può rappresentare un progetto di elaborazione degli elementi più rappresentativi di generi come il “feeling” e la “nueva troba”, integrati con riflessioni di carattere sociale e politico. Questa prospettiva, che Milanés ha intuito fin dagli anni sessanta e che assumerà i tratti definitivi nella prima metà degli anni settanta, ha permesso anche ad altri autori di completare lo sviluppo di una forma espressiva composta da musiche legate alle tradizioni, ma liberamente interpretate spesso in chiave anche jazz, e contenuti testuali più articolati. In questi ultimi convergevano non solo gli interessi politici degli autori (tra i quali possiamo segnalare Silvio Rodríguez e Noel Nicola, i quali hanno fissato con Milanés gli elementi più significativi della “nueva troba” in occasione del concerto tenuto nel febbraio del 1968 alla Casa de Las Ameréricas di L’Avana), ma anche contenuti letterari e colti. Alla stregua di esperienze maturate, in quegli stessi anni, anche in altri paesi, come il Brasile, la Bolivia, il Portorico, l’Uruguay, attraverso autori come Daniel Villetti, Antonio Caban Vale o Andrés Jiménez, a loro volta influenzati dai movimenti politico-musicali americani ed europei e da artisti come Dylan, la Beaz ecc. Questo processo di formazione è d’altronde riflesso nella storia musicale di Milanés, il quale continua ancora oggi a promuovere espressioni composite, in linea con la sua ricca discografia, spesso prodotta attraverso opere collettive (in particolare con il GESICAIC, il laboratorio di formazione musicale rivolto ai cineasti) e in collaborazione con molti artisti del panorama musicale internazionale, come Mercedes Sosa (“Querido Pablo”), Luis Peña, Cotán e Compay Segundo (“Años 3”). Il suo ultimo lavoro è “Canción de Otono”, una efficace e piacevole sintesi a due, nel quale la sua voce è sorretta dal piano di José Maria Vitier, compositore cubano che ha prodotto innumerevoli musiche per il cinema, e musiche per piano, orchestra da camera e sinfonica. Nella selezione di questi brani “semplificati” e tutti imperniati sull’espressionismo di una voce forte e profonda tornano alcuni dei temi cari a Milanés. E, in particolare modo, il ricorso ad alcune immagini letterarie molto composte, pregne di coerenza compositiva e poesia (come in “Tengo miedo a perder la maravilla”, brano composto su un testo di Federico García Lorca). La successione dei brani in scaletta - brani che, come si può immaginare, si configurano come un corpo compatto ed equilibrato, sebbene si articolino attraverso variazioni importanti nell’impianto generale (“Deseos”) e nelle frasi melodiche del pianoforte - rivela un’attenzione particolare sopratutto nei confronti delle interpretazioni. Orientate nella maggior parte dei casi da un andamento intimistico e a volte più sperimentale (“Se dice cubano”), ancorché elaborate nel quadro di un confronto tutto sommato tradizionale tra i due strumenti. Tra i brani più interessanti - per profondità, enfasi, ma anche equilibrio nelle variazioni, sia strumentali che vocali - ci sono senza dubbio quelli a tema amoroso, come “Tus ojos claros”, “Amor” e “Solos el amor”. 


Daniele Cestellini