Hollis Brown - 3 Shots (Blue Rose Rocords/I.R.D., 2015)

Band a New York nel Queens, gli Hollis Brown si sono segnalati come una delle formazioni più interessanti della scena rock americana con il loro secondo album “Ride On The Train” proponendo una travolgente commistione di rock garage e blues. Ad un anno di distanza da “Gets Loaded”, nel quale rileggevano per intero ed in modo sorprendente “Loaded” dei Velvet Underground, li ritroviamo con “3 Shots”, album nel quale hanno raccolto undici brani nuovi di zecca che segnano un cambio di rotta nel loro sound ora orientato verso il classic rock di Tom Petty & The Heartbreakers e l’alternative-country di Jayhawks e Whiskeytown. Importante in questo senso è stato non solo la produzione di Don Dilego ma anche l’allargamento della formazione in quintetto con le new entry Andrew Zehnal (batteria) e Adam Bock (piano), ad affiancare Dillon De Vito (batteria) e i due membri fondatori Mike Montali (voce solista e chitarre) e Jonathan Bonilla (chitarre). L’ascolto svela una album maturo, tanto dal punto di vista compositivo quanto da quello prettamente sonoro, e per comprenderlo basta ascoltare i tre brani di apertura, l’elettroacustica “Cathedral”, il rock della title-track e gli echi di Paisley Underground della cavalcata elettrica “John Wayne”. Se l’inedito di Bo Diddley “Rain Dance” e “Sandy” ci conducono a certe sonorità rock-blues del passato, “SweetTooth” è un omaggio al Tom Petty di “Long After Dark” e al rock mainstream d’alta scuola. L’intreccio tra pianoforte e chitarre della ballad “Death Of An Actress” ci conducono alla brillante “Highway 1” in cui spicca alla voce la talentuosa Nikki Lane. Non mancano uno sguardo verso i Rolling Stones di “Exile On Main Street” con “Wait For Me Virginia”, e il sound tex mex di “Mi Amor”, ma il vero vertice del disco arriva con la conclusiva “The Ballad of Mr. Rose”, ballata intensa dalla linea melodica elegantissima, che sugella un album pregevole. 


Salvatore Esposito