Mescarìa – Mescarìa (Materiali Sonori, 2015)

I Mescarìa sono un quartetto formato dalla cantante lucana Arianna Romanella, dal fisarmonicista laziale Modestino Musico, dal violinista fiorentino Vieri Bugli e dal percussionista toscano Gabriele Pozzolini, strumentisti con alle numerose spalle esperienze musicali in ambito world e trad, che hanno deciso di unire le forze per dare vita ad un percorso di ricerca comune volto a riscoprire le tradizioni musicali del Sud Italia. In questo senso particolarmente fortunata ci sembra la scelta del nome del gruppo, nato dalla fusione del termine dialettale “mmesca”, che significa “mescolare”, e dalla parola “aria”, che rimanda al “canto ad aria” della tradizione popolare, e che identifica bene le scelte progettuali del gruppo improntate ad unire background e tradizioni musicali differenti. Il loro primo disco omonimo, raccoglie otto brani registrati al Jambona Lab di Cascina (PI), che nel complesso fotografano molto bene il viaggio sonoro che prende vita durante i loro concerti, dalla Campania alla Basilicata fino a toccare la Grecìa Salentina. Ad aprire il disco è “Fronni D’Alia”, canto epico-lirico della tradizione lucana in cui la voce intensa della Romanella guida un crescendo musicale in cui pian piano si inseriscono il bodhran, le percussioni, il violino e la fisarmonica fino ad un finale corale. Dalla Basilicata ci spostiamo al Gargano con “Rodianella”, una tarantella del repertorio dei Cantori di Carpino, qui proposta per voce, chitarra e percussioni, con il mandolino di Vieri Bugli e la fisarmonica di Pozzolini ad impreziosire la linea melodica. Lo sguardo dei Mescarìa si sposta verso le sonorità world prima con la ninna nanna romanì “Mori Shej”, tutta giocata sui melismi della voce della Romanella e la fisarmonica, e poi con lo strumentale “T(h)e Stone” composta da Musico nella quale si intrecciano tradizioni e sonorità differenti. Il vertice del disco arriva poi con “La furnaredda” proposta in un arrangiamento molto particolare in cui spicca l’uso dell’udu, strumento a percussione cerimoniale proprio dei popoli Igbo e Hausa in Nigeria. Si torna sul Gargano con la bella versione della “Tarantella del Gargano” per fare poi tappa nel Salento per una trascinante “Pizzica Di San Vito”. Il viaggio dei Mescarìa si conclude in Campania con “Bella Figliola”, ancora una volta in un efficace crescendo con i vari strumenti che man mano si inseriscono nella linea melodica. Un bel debutto insomma per i Mescarìa che dimostrano di avere tutte le carte in regola per ben figurare anche in futuro. 


Salvatore Esposito