Festival “La Zampogna”, 16-17 gennaio 2016, Formia/Maranola (LT)

Il senso più profondo della XXIII edizione del festival del territorio aurunco, più che il premio “La Zampogna” a Francesco De Gregori, – cantautore che ha fatto proprio il repertorio popolare e folk – schivo testimonial più che protagonista della manifestazione, è stato la consegna dei riconoscimenti (promossi da ACEP e Unemia e con patrocinio della SIAE), ai giovani fratelli di Castiglione di Montereale (AQ), Enrico ed Alessio Mariani, suonatori di ciaramelle di Amatrice, e al duo di suonatori maranolesi Silvio Forte  e Giliano De Meo: è il punto su cui si misura la sedimentazione della manifestazione, del suo instillare interesse e seminare da più di due decenni, nell’essere ‘cuore pulsante’ dell’aerofono a sacco, che nel magnifico borgo suona in tutte le sue fogge, da quelle più arcaiche a quelle contemporanee. Proprio come gli strumenti realizzati dalla Liuteria Montecassino di Marco Tomassi, musicista-ingegnere, che è cresciuto con i suoni del festival del sud pontino fino a diventarne uno dei costruttori e suonatori protagonisti. Poco prima della consegna del Premio (proprio una zampogna di Tomassi) nella chiesa dell’Annunziata al termine del concerto denominato il ‘Bordone Sonoro’, che ha visto susseguirsi alcuni dei suonatori presenti della rassegna, De Gregori aveva piantumato un sorbo nel giardino ‘Alberi di canto’ di Maranola, uno dei suggestivi rituali inventati per questo festival, che trova un punto di forza nell’idea di richiamo ad una comunità, proprio come per eccellenza lo fa la zampogna, da sempre strumento del rito e della festa. 
Ancora una volta la sfida degli ‘enfants du pays’, Ambrogio Sparagna ed Erasmo Treglia, è stata vinta: portare turisti, curiosi, appassionati, cultori, studiosi, costruttori e soprattutto musicisti nel mese di gennaio in un luogo così suggestivo, ma dando vita a un programma realizzato in prevalenza all’aperto, che valorizza il territorio. Pazienza se il numero dei liutai si è ridotto rispetto al passato e se molti musicisti e cultori, tra cui molisani, cilentani e lucani, mancano all’appello, ma certo le jam session non scarseggiano: così emoziona ascoltare Pietro Cernuto che suona con suonatori tradizionali locali o giovanissimi che incrociano gli otri con storici maestri. Insomma, gli incontri, lo scambio di idee, che poi sono il sale del festival, non sono venuti meno quest’anno. Se proprio si vuol dirla tutta, dispiace che i tamburi a cornice e la tammurriata prendano, di tanto in tanto, possesso della scena sul piazzale dominato dalla torre medievale, cuore del festival, togliendo spazio agli strumenti celebrati nella manifestazione. Si era cominciato con un’anteprima sabato, al Teatro Remigio Paone di Formia, con una breve esibizione degli ospiti più illustri, salendo poi a Maranola per una cena concerto, fatta di degustazioni e di suonate. Mentre zampogne, ciaramelle e organetti accompagnavano nel piazzale la cena a base di minestra e polenta, nell’informalità assoluta, all’interno di una sala Eric Montbel suonava la sua cabrette per coppie di ballerini. 
Poi, al mattino della domenica, la processione rituale di zampognari fino all’edicola votiva in P.zza S. Antonio Abate (quest’anno la festa del santo corrispondeva alla giornata del festival), dove Anna Cinzia Villani e Claudio ‘Cavallo’ Giagnotti hanno eseguito dei canti religiosi, che hanno propiziato la bella giornata di musica (nonostante le sferzate del freddo). Come da ‘tradizione’ consolidata, dopo i canti le signore locali hanno offerto le loro dolci prelibatezze. In trio con Giovannangelo De Gennaro (kaval e zampogna) i musicisti salentini hanno portato i loro canti a stisa davanti al folto pubblico (si parla di un totale di 5000 presenze alla manifestazione). La stessa Villani, nello spazio seminariale, ha presentato un bel documentario “Nu pizzicu de pizzica”, per la regia di Marco Giacometti, che la vede in veste di voce narrante di un lavoro a metà strada tra ricerca sul campo sul ballo della pizzica pizzica e proposta didattica coreutica. Altro set centrale, quello dei Kalàscima in quartetto acustico, che hanno confermato quanto di interessante stanno facendo nella loro interpretazione del repertorio salentino. In ascesa, le quotazioni dei tre musicisti di Zampogneria FiumeRapido, al secolo Marco Tomassi (zampogna gigante a chiave), Marco Iamele (zampogna a chiave), Giorgio Pinai (musette, ciaramella). Strumenti impeccabili e suono pulito con ampliate possibilità armoniche, molta tecnica nel loro viaggio musicale che intende attraversare tempi e spazi geografici degli aerofoni e degli oboi popolari. 
La giornata domenicale si è articolata nella consueta mostra mercato, condita dalle session, e in seminari tenuti all’interno del Centro Studi dell’Archivio Aurunco. Qui oltre a ‘Unisono’, un video che riprendeva una suggestiva manifestazione musicale agostana, che ha portato l’intero borgo di Maranola, risuonare del canto dei suoi cittadini, abbiamo appreso la storia del tacabanda Ragno, musicista tradizionale itinerante di San Biagio Saracinisco (FR), nella Valle Comino, da sempre patria di zampognari, che utilizza contemporaneamente, oltre alla zampogna o all’organetto, una cassa legata dietro alle spalle e un piatto. Altra chicca, un clip del prossimo film ancora in lavorazione di Giancarlo Pannone (co-autore Ambrogio Sparagna) intitolato “Lascia stare i santi”, meticolosa ricerca nella religiosità popolare filmata e conservata negli archivi dell’istituto Luce, giustapposta a riprese della ritualità contemporanea. Un cenno merita anche “Festa Farina e Forma”. Mostra ideata da alfonso Toscano su trenta oggetti della cultura alimentare raccontati da trenta autori. Un altro momento significativo, l’incontro nella chiesa di S. Maria ad Martyres con Eric Montel, insigne maestro delle cornamuse transalpine, etnomusicologo e docente universitario, relatore nel seminario di studi “Musette, Sordelline e strumenti perduti”, una disamina su storiche relazioni organologiche ed estetiche, nel contempo, tra le cornamuse francesi e le zampogne italiane, dovute alla significativa influenza italiana presso la corte di Francia nel Seicento, e allo scambio di nozioni sugli strumenti tra studiosi italiani e francesi. 
Si è parlato di sordellina, di strumenti aristocratici come musette de cour e di strumenti popolari come la cornamusa di Poitou. Abbiamo ascoltato il suono della “grande cornamusa a specchi” del maestro francese e seguito ipotesi affascinanti di confluenze organologiche suffragate anche dal ritrovamento di un dipinto che ritrae la sordellina conservato a Sessa Aurunca. Cosa augurarci per il futuro? Che Maranola conservi il suo ruolo di borgo sonante al centro dell’universo di questo strumento non comune che è la zampogna. Il festival è condivisione di passioni e di sapienza musicale, è valorizzazione di un territorio. Noi speriamo che la manifestazione possa crescere (in passato ha avuto programmazioni artistiche di altissimo livello) senza snaturarsi, con una più nutrita presenza – budget permettendo – di ospiti stranieri (penso a musicisti irlandesi, scozzesi e bretoni, ossia originari di Paesi in cui le cornamuse occupano un ruolo centrale nel fare musica tradizionale), che arricchirebbe dal punto di vista sonoro, estetico e professionale quanto già di magico accade da ventitré anni alle pendici dei Monti Aurunca.


Ciro De Rosa

Foto di Ciro De Rosa
Foto n.5 di Paola D'Urso