Alberto Caltanella – Wind Bells (Autoprodotto, 2015)

«Mentre cammino, la mia attenzione si sofferma sui suoni provenienti dagli innumerevoli campanili della città lagunare … Il susseguirsi dei suoni, quasi a voler comporre una sequenza a volte perfetta, a volte dissonante, è stata la musa ispiratrice ed il Leitmotiv di questo album». Con queste parole che riecheggiano il Victor Hugo di “Notre-Dame de Paris”, Alberto Caltanella, compositore e chitarrista acustico italiano di grande talento, presenta il suo nuovo progetto discografico, “Wind Bells” (2015). Il disco è nelle intenzioni dell’autore un omaggio, in forma di racconto musicale, alla sua città natale. A partire dalla traccia di apertura, “Venice Bells”, impreziosita dal «grande tocco e maestria» degli archi di Michele Sguotti, la musica di Caltanella si pone l’apprezzabile obiettivo di superare quella visione di Venezia da miniatura chiusa nella palla di vetro con la neve, radicata nell’immaginario comune, che fa della città lagunare qualcosa di simile a un artificioso set cinematografico. Lo stile chitarristico è quello che Caltanella stesso chiama “Creative Strumming” sorta d’ispirata mescolanza del normale “strumming” con il “flatpicking”. Questa fusione creativa di tecniche è particolarmente apprezzabile nella brillante e frizzante title track “Wind Bells” dove a tratti sembra quasi emergere dalla chitarra un canto aggraziato. Cupa atmosfera blues e suggestive coloriture musicali scozzesi caratterizzano invece rispettivamente “Blue Bells” e“Highlands Bells”. Ideazione, bravura tecnica e purezza del suono sono alcuni degli elementi più apprezzabili, ma a sorprendere è senza dubbio la modalità di confezionamento. La proposta per l’ascoltatore è - si potrebbe dire - plurisensoriale: un fotolibro per camminare con l’artista fra le antiche calli, un cd dove la chitarra si propone quale guida turistica, e le trascrizioni dei brani (sia in notazione canonica che in tablatura), perché la musica non è un oggetto lontano e ineffabile, ma al contrario - e prima di tutto -, un modo di comunicare dell’essere umano mediante le mani (come in questo specifico caso) o altre parti del corpo. Chi da queste premesse si aspettasse un lungo concept album resterà deluso. Il disco presenta quattro tracce più una ripresa. Un po’ poco? In fin dei conti anche la donna più sentimentale del mondo, si stancherebbe di una dichiarazione d’amore lunga più di quindici minuti, figuriamoci una città come Venezia che ha avuto amanti musicisti in ogni secolo! 


Guido De Rosa