Luca Lampis – D’Improvviso (Sheva Collection, 2015)

“D’Improvviso” (Sheva Collection, 2015) è il primo album solista di Luca Lampis. Non ci si lasci ingannare dalle prime righe del suo curriculum dove spicca il diploma in chitarra classica conseguito presso il Conservatorio “Frescobaldi” di Ferrara; Lampis, incarna in realtà la figura dell’artista eclettico. All’eterno Johann Sebastian Bach - costante presenza nella scaletta dei suoi concerti - combina, infatti, l’amore per le sonorità della chitarra rock. Non stupisce allora scoprirlo fondatore e anima (chitarra elettrica, classica, acustica, autore di tutti i testi e gran parte delle musiche) della band progressive, Nefesh, fra le migliori realtà progressive nascenti in Italia, con all’attivo tre album e diversi tour internazionali. Entrato in studio di registrazione (per una volta) senza la sua band, guidato dalla sua personale sensibilità, Lampis, improvvisa mescolando la sperimentazione della musica contemporanea, il free jazz e il virtuosismo chitarristico di matrice rock, compiendo quelle che lui stesso chiama “meditazioni”. «Le tracce di questo disco – leggiamo nelle note di copertina - sono intitolate “meditazioni” poiché sono come dei liberi pensieri su alcuni “temi” che si sviluppano istintivamente nel presente, interiormente quindi musicalmente». Quello dell’artista di Falconara Marittima è senza dubbio un progetto interessante. Proprio come in un flusso meditativo, l’improvvisazione estemporanea basata solo su alcuni schemi mentali, atmosfere e idee tematiche essenziali, si combina all’idea “vintage” di registrare in presa diretta i brani, nella medesima successione contenuta nell’album, e senza tagli e reincisioni. I risultati, però, sono piuttosto altalenanti. Ci sono tracce eseguite non solo con tecnica sopraffina ma in grado di condurre l’ascoltatore in un’atmosfera riflessiva, attuando pienamente la volontà dell’autore: «Mi piacerebbe che chi si trovasse ad ascoltare questi brani, si lasciasse guidare nei propri mondi interiori e che avvertisse come il dovere di continuarli e migliorarli con meditazioni proprie». Propedeutici alla meditazione interiore sono le arabeggianti “Meditazione 11”, “Meditazione 12”, “Meditazione 15” intrise di chitarra flamenca e sonorità orientali, o la quasi cantabile (magari in duetto?) “Meditazione 13”. Discorso diverso per brani che ricordano il principio della Toccata barocca, sembrano cioè composti per “sciogliere le mani” o “provare lo strumento”, come ad esempio “Meditazione 14”, “Meditazione 1” o “Meditazione 3”. L’invito è quindi a interrompere momentaneamente la propria attività, chiudere gli occhi e scoprire quale fra le 15 meditazioni di “D’Improvviso” vi aprirà la porta del vostro mondo interiore. 


Guido De Rosa