James P. Leary (a cura di) - Folksongs of Another America. Field Recordings from the Upper Midwest, 1937–1946 (University of Wisconsin Press/Dust-to-Digital/Goodfellas, 2015)

Un ‘boxone’ di cinque CD audio, un volume cartaceo di oltre 400 pagine e un DVD intitolato “Alan Lomax Goes North. The Most Fertile Source”: siamo di fronte ad un lavoro ponderoso di registrazioni restaurate, che sono state raccolte da ‘songcatchers’ del calibro di Sidney Robertson (1903-1995), Alan Lomax (1915-2002) e Helene Stratman-Thomas (1896-1973), con il sostegno della Biblioteca del Congresso, nei decenni Trenta e Quaranta del Novecento – dunque, tra il New Deal e l’anno successivo alla fine del secondo conflitto mondiale – nell’Upper Midwest degli Stati Uniti, stati di Michigan, Minnesota e Wisconsin. Il lavoro, frutto del certosino lavoro dello studioso James P. Leary del Dipartimento di Letteratura Comparata e di Studi Folklorici dell’Università del Wisconsin-Madison è pubblicato all’interno della collana “Languages and Folklore of the Upper Midwest” dell’università statunitense in collaborazione con l’etichetta Dust-to-Digital. La selezione, comprendente 186 brani, di cui 174 inclusi nei cinque CD e 12 presenti nel film, è rappresentativa di pratiche musicali vocali e strumentali (melodie da danza, ballate e canzoni liriche, inni, lamenti, canzoni politiche, recitativi, rime di scherno, grida di venditori e molto altro ancora), che testimoniano la presenza di esecutori non solo di lingua inglese, ma parlanti ben venticinque diverse lingue, appartenenti al mondo rurale e alla working-class. Difatti, siamo di fronte ad un’imponente diversità di solisti, di ensemble di strumenti: dalle bande di tamburitza croate ai violinisti franco-canadesi, dai fisarmonicisti provenienti dall’Europa Centrale ai mandolinisti nostrani, da suonatori di hardanger norvegese a quelli del “violoncello vichingo” (che poi non era altro che uno strumento monocorde con casa di risonanza costruita da una scatola di legno: insomma, un derivato del psalmodikon, il cordofono ad arco usato in aree rurali della Scandinavia come surrogato dell’organo o del violino), dal kantele finnico allo zither centroeuropeo. Canzoni e danze che hanno attraversato l’oceano, ballate già selezionate da Child, creazioni locali accanto a brani che confermano la circolazione dei prodotti delle culture tradizionali all’interno del Paese o che confermano l’influenza che i migranti nordeuropei avranno sulla formazione di generi popular come il bluegrass, melodie dei nativi amerindi (ascoltiamo una canzone con flauto e una danza di guerra ho-chunk, un inno religioso oneida, un violino chippewa). Naturalmente, Leary ha selezionato il corposo compendio dall’ancor più nutrita messe di documenti a disposizione. 
È una fotografia sonora di uno scorcio importante della storia musicale degli Stati Uniti. Qui non daremo dare conto di tutto ciò che si ascolta, né dei tanti valenti esecutori, alcuni dei quali ascoltati in altre storiche collane come la Folkways (per esempio, penso ai cantanti Warde Ford e Robert Walker). Il primo CD, “Pigtown Fling, raccoglie le registrazioni del 1937 di Sidney Robertson, relative a taglialegna e musicisti di origine finlandese, gaelico-scozzese e serba. “The River in the Pines” è il secondo disco, che fissa la rinomata Wisconsin Lumberjacks Band di Rice Lake, registrata da Sidney Robertson e Alan Lomax nel corso dei National Folk Festivals di Chicago e Washington, D.C. nel 1937 e nel 1938. Il titolo del terzo CD è “Harps and Accordions”: qui è Alan Lomax a documentare (il fieldwork è del 1938) nel Michigan interpreti finlandesi, franco-canadesi, tedeschi, irlandesi, lituani, ojibwe (nativi di lingua chippewa), polacchi e svedesi. Nel quarto e il quinto album (“When the Dance Is Over” e “My Father Was a Dutchman”), Helene Stratman-Thomas ci porta nel Wisconsin (siamo nel 1940, 1941, e 1946) dove è ancora più vario il numero di esecutori: finlandesi, franco-canadesi, tedeschi, lituani, irlandesi, ojibwe, polacchi, scozzesi, serbi, svedesi, afro-americani, anglo-americani, austriaci, belgi, cornici, croati, cechi, danesi, gallesi olandesi, ho-chunk, islandesi, italiani, lussemburghesi, norvegesi, oneida e svizzeri. Il volume che accompagna questo certosino lavoro di catalogazione e riproposta per un pubblico non solo di studiosi, ma di chiunque abbia tra i suoi interessi le musiche tradizionali, fornisce un’introduzione, i testi dei canti nelle lingue originali e nella traduzione inglese, note biografiche di molti degli esecutori e dei musicisti – parliamo di oltre 200 interpreti – foto (94 b/n ), illustrazioni e approfondimenti sui ricercatori. Nel DVD, anch’esso restaurato, ascoltiamo musica, note di campo e estratti della corrispondenza di Lomax, nel corso del sua campagna del 1938. Un giacimento sonoro inestimabile, esperienza di un’America ‘altra’. 


Ciro De Rosa