Ilaria Graziano & Francesco Forni – From Bedlam to Lenane (Agualoca/Goodfellas, 2015)

Nel 2012, quando il disco di debutto della coppia ha visto la luce, i brani erano undici; sono diventati tredici in questa seconda edizione internazionale – nel frattempo Graziano e Forni hanno inciso “Come 2me” nel 2013 –, pubblicato dall’etichetta world partenopea Agualoca Records. Qui non ripercorriamo i trascorsi di questi due artisti napoletani di grande esperienza musicale che tre anni fa hanno messo insieme il proprio vissuto compositivo e interpretativo in un album che ha raccolto i consensi unanimi della stampa nostrana. La prima chicca che si aggiunge al programma edito in precedenza è “Flying to you”, cantata in francese, nata dalla collaborazione di Ilaria Graziano con la nipponica Yoko Kanno, il secondo inedito è la celebre “Folsom Prison Blues” di Johnny Cash. La cifra è la stessa: due voci che lasciano il segno, senza creare scompiglio con virtuosismi particolari, solo chitarra e ukulele a dare vita ad un repertorio che più che da interpretare come un errare senza fissa dimora sonora, è dichiarazione di affinità, è ricerca di storie da condividere, di tanti ascolti e di emozioni cercate e attinte al serbatoio delle culture. In maggioranza sono canzoni molto note: eppure, ci sono stoffa e gusto nel reinventarle. Tutto ha inizio con il tradizionale “Mad Tom O’Bedlam”, di cui - a dirla tutta - conosciamo versioni più avvincenti, ma che qui non sfigura per niente. Si prosegue con la delizia dagli accenti swing di “Love Sails”, poi si cambia umore, finendo dalle parti di Oaxaca, Messico, per farsi cullare da una quasi sussurrata “Cancion Mixteca”. La coppia firma “Lastrada”, che punta con convinzione la bussola verso il mondo manouche. Con “Rosaspina”, invece, Forni prende la via di un blues dalle risonanze metalliche suonato sulla slide, mentre è Ilaria a dominare con la sua notevole espressività canora nell’alt folk “Rosso che manca di sera”. Siparietto di gusto francese nella divertente “On y va”. Riscalda una notte invernale il duetto di “Crying”, mentre ci riporta oltreoceano “Be My Husband”: d’accordo c’è stata Nina Simone, c’è stato Jeff Buckley, ma il classico di Andy Stroud si ascolta sempre con piacere, e poi il duo ne fa una cover folk-blues che ti prende. Dopo le carezze ispaniche della ranchera “Volver Volver” arriviamo agli imperdibili chiaroscuri di “Lenane’s Blues” del Forni in versione troubadour. A distanza di tre anni le emozioni si rinnovano. 


Ciro De Rosa