Vanni Miele – Glacés (No Music Records, 2015)

Contrabbassista e compositore beneventano dalla solida formazione accademica, Vanni Miele vanta una lunga carriera nella quale si intrecciano l’attività didattica (presso scuole secondarie, conservatori ed università) e quella artistica come strumentista (tra gli altri con Orchestra del Festival di Sanremo, Aldo Ciccolini, Louis Bacalov e Roberto De Simone) e compositore (sonorizzazioni, performance, e colonne sonore per prodotti multimediali). In questo articolato percorso musicale mancava però ancora un disco che in qualche modo compendiasse le diverse sfaccettature della sua febbrile attività compositiva, e complice un lungo soggiorno per motivi di lavoro, speso tra Nizza e la costa ligure, ha preso vita “Glacés”, album, e nel quale ha raccolto quattordici brani, per lo più originali che nel loro insieme compongono una sorta di diario di viaggio, nel quale si intrecciano elettronica, jazz, ed elementi di musica classica e contemporanea. “Come tutti i dischi anche questo è un contenitore”, scrive Miele nella presentazione del disco, ”Il mio contenitore, è un intreccio di tante storie, sentimenti, visioni, scenari, profumi, nuances. Emozioni che ho scelto di condividere senza parlare, spiegare, chiarire”. Co-prodotto insieme al raffinato musicista e producer Claudio Citarella (slide guitar e tastiera), l’album vede Miele farsi carico della maggior parte degli strumenti (piano elettrico, sintetizzatore, contrabbasso, loops, drum programming), tuttavia non mancano diversi ospiti, ma sarebbe più giusto dire amici, con i quali ha condiviso gran parte della sua attività artistica. Si va dallo scrittore Nazzareno Orlando, nella doppia veste di produttore esecutivo ed autore del volume “Il sapore del ghiacchio” del quale il disco rappresenta l’ideale colonna sonora (replicando in modo diverso la fortunata esperienza de “Il vento nel sacco”), a Famoudou Don Moye e Pino Presti, passando per alcuni eccellenti strumentisti come Enzo di Somma (violoncello), Max Fuschetto (sax soprano ed oboe), Antonio Arietano (clarinetto), Chaty Tornatore (accordeon), Sergio Fanelli (violino), Manu Carré (sax tenore) e le voci di Shirley Bunnie Foy, Brigitte Eisenkolb ed Antony Caligagan. Suddiviso in tre parti (“Dialogues”, “Histoire d'un poisson – Suite” e “Flussi mentali provvisori”), il disco si apre con il sax di Carré e i vocalizi di Shirley Bunnie Foy che si intrecciano in “Radio Bunnie Foy” che funge da perfetta introduzione per la contemplazione elettronica di “Agnus dei”, sospesa tra atmosfere rarefatte e le increspature della drum machine. Se la voce di Antony Caligagan pervade la sinuosa “Fearless”, la successiva “Parfois Je me perds” è un brano denso di lirismo nella quale dialogano il piano elettrico e il sax. Max Fuschetto è poi protagonista delle evocazioni tanguere de “Il sapore del ghiacchio” che rimanda direttamente al già citato libro di Nazzareno Orlando. Si prosegue con le bella ed originali riletture di “Invisible light” di Pino Presti, e “Sidi infni” di Famoudou Don Moye, ma è con la divagazione nei territori della world music “Fields Of Dahlia” che si tocca il vertice del disco. Le aperture quasi orchestrali della pianistica “Valse d’un poisson” aprono la seconda parte “Histoire d'un poisson – suite” che si snoda attraverso la suggestiva “Mémoires” impreziosita dal violincello di Di Somma, dal clarinetto di Arietano e dal sax di Fuschetto, l’eterea “Air” e quel gioiello che è “Dans le Temple”, brano dalla pregevole architettura sonora. Chiude il disco la terza parte “Les flux temporaires de l’esprit”, con due brani di impostazione ambient “Autoroute” e “Finale compiuto (merci beaucoup)” che suggellano un lavoro di grande spessore, dal quale emergono pienamente le diverse anime artistiche di Vanni Miele. 

Salvatore Esposito