Bandakadabra – Entomology (Felmay Records/Egea, 2015)

Nata all’inizio del 2005 a Torino dall’incontro tra alcuni musicisti provenienti da estrazioni artistiche e culturali differenti, la Bandakadabra, nell’arco di quasi dieci anni di attività, ha messo in fila una lunga serie di concerti e partecipazioni a festival importanti, e collezionato una lunga serie di collaborazioni con artisti del calibro di Carlo Actis Dato, Piero Ponzo, Gianluigi Carlone, Roy Paci. A caratterizzare il loro approccio stilistico è una originale quanto anarchica commistione di suoni che spaziano dal jazz al blues, passando per il folk e il rocksteady, fino a toccare le sonorità latin e balkan. Guidata dall’istrionico percussionista Gipo Di Napoli, la brass band piemontese è attualmente composto da Massimo Rossi (Sax soprano), Fabio Rista (Tromba), Stefano "Piri" Colosimo (Tromba), Giulio Piola (Tromba), Tolga Bilgin (tromba), Simone Garino (Sax alto), Luciano Cumino (Sax alto), Dario Terzuolo (Sax tenore), Cecio Grano (Sax baritono), Renato Vola (Sax baritono), Gabriele Dresdo (Tuba, Susafono), Giulio Rosa (Tuba, trombone a pistoni), Max Vienco (Tuba, Susafono), Andrea Berno (Bombardino), Elia Zortea (trombone), Renato Tarricone (Percussioni). Il loro nuovo album “Entomology”, raccoglie nove brani incisi con la produzione di Fabio Barovero e la produzione artistica di Giulio Piola, che nel loro insieme compongono uno straordinario affresco sonoro, nei cui tratti si riconoscono il regtime dei leggendari Harlem Hellfighters, soldati musicisti guidati da James Reese Europe, le sonorità d’oltreoceano degl’anni Quaranta e Cinquanta portate in Italia da Fred Buscaglione e i suoi Adternovas, le atmosfere dei film di Emir Kusturica sottolineati dalle travolgenti colonne sonore di Goran Bregovic con la sua Wedding and Funeral Orchestra, ma anche il brillante rocksteady di Giuliano Palma e The Bluebeaters, il tutto incorniciato da un approccio da big band jazz. Tra fiati, legni, ottoni e le cesellature melodiche della fisarmonica, il sound travolgente di Bandakadabra è un’onda di good vibrantions che rapisce sin dal primo ascolto. Si parte con la trascinante “Skaravan”, perfetto apripista per le atmosfere balkan di “Underground” di Goran Bregovic, a cui seguono una superba rilettura di “Limbo Jazz” di Duke Ellington, e quel gioiellino che è la versione di “Who walks in when I walk out” dal repertorio di Louis Armstrong. Si prosegue verso le atmosfere latin di “Perfidia” di Alberto Domìnguez per far ritorno ai suoni balkan di “Sanja Samba” di Boban Markovic. Le sorprese non finiscono qui perché a completare il disco arrivano “Quizás, quizás, quizás”, la bella resa di “Saint Louis Blues” di W.C. Hardy, e la scoppiettante “Nikol” della Kokani Orkestar. “Entomology” è, dunque, un disco da ascoltare dall’inizio alla fine per cogliere la freschezza e il fascino del sound della Bandakadabra. 


Salvatore Esposito