Bachar Mar-Khalifé – Ya Balad (infinè, 2015)

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Nato a Beirut nel Libano dilaniato dalla guerra, e trasferitosi in Francia a sei anni, Bachar Mar-Kalifé è cresciuto con la musica del padre, Marcel, leggendario suonatore di oud, ed è stato naturale scegliere di diventare un musicista. Dopo aver studiato pianoforte e percussioni al Conservatorio Boulogne, ha dato alle stampe il suo disco di debutto “Oil Slick” nel 2010, alle cui realizzazione hanno preso parte il fratello Rami Khalifè (pianoforte) già con gli Aufgang, Aymeric Westrich (batteria, synth) e Alexander Angelov (Basso, seconde voci), e successivamente ha seguito in tour il padre per alcuni anni. In parallelo il musicista franco-libanese ha avuto modo di lavorare al fianco del celebre direttore d’orchestra Lorin Maazel, con l’Orchestre National de France e l’Ensemble Intercontemporain, due tra le più importanti istituzioni mondiali nel mondo della musica classica, con il pianista Francesco Tristano, senza dimenticare le varie incursioni nei territori della world music, del jazz, e del rock con artisti del calibro di Bojan Z, Carl Craig, Murcof e Kery James. Più volte, inoltre, ha incrociato il suo percorso con il cinema scrivendo le colonne sonore per I film “Layla Fourie”, diretto da Pia Marais del 2013 Berlinale e “Fièvres” di Hicham Ayouch del 2015. Con i piedi ben piantati nelle proprie radici culturali, Bachar Mar-Khalifé, negl’anni si è segnalato per un approccio stilistico molto originale che lo vede muoversi con agilità attraverso world music, jazz, musica colta e sperimentale, dando vita a composizioni di grande spessore compositivo, impreziosite da testi cantati prevalentemente in arabo. A distanza di due anni dall’apprezzato “Who’s Gonna Get The Ball ...” del 2013, Bachar Mar-Khalifé torna con “Ya Balad” album, realizzato durante il lungo tour seguito al precedente lavoro e la lavorazione per la colonna sonora di “Fièvres”, nel quale ha raccolto undici brani che, come lascia intendere il titolo (in arabo vuol dire “Oh Patria) è dedicato alla sua terra natale, un tempo pacifica e ricca di bellezze naturali e sapori intensi ed oggi ancora stretta nella crisi Mediorientale. Se dal punto di vista prettamente musicale questo lavoro è quello che meglio compendia tutto l’immaginario sonoro del compositore franco-libanese, fondendo in modo superbo i suoi diversi background artistici, da quello prettamente lirico si connota per testi di grande profondità in cui riflette sul senso di appartenenza alle sue radici, sulla nostalgia per la sua terra lontana e sulla guerra che la dilania da molti anni. Ad aprire il disco è “Kyrie Eleison”, drammatico ritratto per piano, voce ed elettronica di un Dio che copre i suoi occhi di fronte al dramma della guerra che dilania il mondo; la successiva “Balcoon” è un oriental - reggae nella quale i melismi arabi incontrano ritmi in levare portandoci tra i giovani di Beiruit combattuti tra modernità, laicismo e i rigidi dettami della religione mussulmana. Se “Lemon” rilegge le sonorità arabe tradizionali attraverso l’intreccio tra percussioni ed elettronica, la successiva “Layla” è una perla di pura poesia per piano e voce che arriva direttamente dalla colonna sonora del già citato film “Layla Fourie” di Pia Maris. Lo splendido duetto con l’attrice iraniana Golshifteh Farahani nel tradizionale “Yalla Tnam”, ci introduce alla trascinante “Wolfpack”, nata da un’improvvisazione in studio durante le registrazioni. La poesia del pianoforte in primo piano incornicia la title track, scritta insieme al fratello Rami, e nella quale emerge tutto l’amore la nostalgia per il lontano Libano che lo vide nascere. La toccante preghiera laica “Madonna” composta dal padre Marcel su testo del poeta iracheno Saasi Yousef, ci conduce verso il finale in cui si tocca il vertice del disco con la rilettura del tradizionale “Laya Yabnaya” sospesa tra parti cantate con il solo ausilio delle percussioni e violenti rasoiate elettroniche. Completano il disco gli echi di tango dello strumentale “Ell3”, composta per lo spettacolo teatrale “Le Paradis de Helki” di Charif Gattas e la struggente ninna nanna per soli piano e voce “Dors Mon Gâs [E]” di Théodore Botrel. “Ya Balad” è, dunque, un disco di rara bellezza ed intensità, vibrante di amore per la propria terra e di rabbia per verso la storia e gli uomini che ne hanno segnato il destino, un elegia fatta di attraversamenti sonori e sperimentazioni, come raramente è capitato di ascoltare. 


Salvatore Esposito