Andrea Vettoretti – Rain (CNI Unite, 2015)

Metti una sera di novembre, fuori alle finestre la pioggia da ore non dà respiro alla città. Sei solo in casa, tua moglie è uscita lasciandoti la cena per un esercito. Accendi l’impianto stereo e metti su il nuovo disco di Andrea Vettoretti, “Rain”, questa è proprio la sera per lui! Ben presto, però, capisci che non cenerai solo, Vettoretti e tutti i suoi compagni di viaggio (Andrew York, Roberto Fabbri, Massimo Scattolin, Eduardo Martin, Sergio Lavia, Laurent Boutros, Simone Iannarelli, Renato Grandin) saranno con te per quasi 65 minuti. Mentre va il primo brano, “Yamour”, composto dallo statunitense Andrew York, lo sfregare rapido, in certi passaggi, delle dita sulle corde della chitarra e sul corpo ligneo richiama alla memoria uditiva lo scoppiettare dei ciocchi nel camino, rendendo l’atmosfera calda e accogliente. Il trevigiano Andrea Vettoretti, in questo suo 9° disco, oltre a impegnarsi per fini benefici – una parte dei ricavi saranno devoluti alla ONG Dokita per la costruzione di una scuola di musica per i bambini del Perù - persegue il progetto di sdoganare la chitarra classica dal suo repertorio tradizionale. Stop quindi ai consueti, seppur sublimi, Albeniz e Turina, ma anche affrancamento dalle riscritture (non sempre portatrici di brio creativo) per chitarra di brani concepiti per pianoforte o violino. Per costituire un nuovo repertorio chitarristico che sia non solo di altissimo livello, ma anche portatore di una molteplicità di visioni musicali e non ultimo che avvicini il grande pubblico, da sempre più attratto dalla sorella elettrificata, Vettoretti si affida alla propria vena creatrice e soprattutto a nove compositori di fama mondiale. Nasce così “Rain”, quindici tracce che attingono a diverse realtà musicali, oltre all’Italia (la presenza più marcata con ben quattro autori), risuonano echi di Cuba (Eduardo Martin), Argentina (Sergio Lavia) e Armenia (Laurent Boutros). Ballate esili e brumose fatte soltanto della chitarra e della riconosciuta maestria del maestro trevigiano. Forse è proprio questo il punto debole. Sulla riuscita dell’operazione di Vettoretti non sussistono dubbi. I brani, costruiti nella maggior parte dei casi (es. “Yamour”, “Ma Cherie Alis”) su una formula melodica ben riconoscibile e orecchiabile, che ritorna ciclicamente nel corso della composizione dopo divagazioni virtuosistiche e ritmiche, ripercorrono quello che hanno già fatto col pianoforte Ludovico Einaudi, il sudcoreano Yiruma e il turco Fazil Say. Quelli appena citati, sono solo alcuni esempi di artisti che hanno “rinfrescato” il repertorio pianistico riuscendo così ad incontrare e incantare il pubblico odierno sempre meno sensibile al puro strumento musicale. Ma le tracce di “Rain” potrebbero molto di più. Nel libretto, infatti, sono presenti in italiano e inglese brevi racconti poetici, dotati di forte impatto emotivo, opera di quindici scrittori che hanno messo sulla carta la loro personale reazione all’ascolto. Così alcuni brani come “Sensations” dello stesso Vettoretti o “Chanson Trilce” di Laurent Boutros, appaiono all’ascolto come afoni, svociati, si attende che da un momento all’altro il canto sgorghi. Non è un caso quindi che dal disco sia nato un recital poetico e multimediale, dove la voce di un celebre doppiatore fa da cornice all’esecuzione musicale. Non si vuole qui assolutamente sminuire la valenza poetica ed espressiva dei brani strumentali. La parola ad esempio risulterebbe fuori luogo o invadente in composizioni come “Crossing Europe” e “Croce del Sud”, entrambe di Roberto Fabbri; la prima nel suo virtuoso incedere fra rapidi fraseggi e frenate improvvise, la seconda nel suo malinconico intimismo arricchito da dolci “pianissimi” (perfetta come colonna sonora di film), lasciano l’ascoltatore affascinato e pienamente soddisfatto di questi irresistibili viaggi sonori. In fin dei conti sono “storie della pioggia” come ricorda il realistico scrosciare in chiusura del disco. «Io amo la pioggia, sciacqua le memorie dal marciapiede della vita», diceva sornione Woody Allen in “Provaci ancora, Sam”. Chissà che anche “Rain” non faccia innamorare qualche ascoltatore. 


Guido De Rosa